Archivio per Luglio 2007|pagina archivio mensile

una mia poesia

 

Ora rivoglio bianche le mie lettere,
non un segno lasciato a macchiare,
un nulla di suoni, un vuoto di corpi,
io e te, gemelli sepolti, granelli
di sabbia in un mare di merde.

Spedisci tutto al solito indirizzo,
non ho ambizioni, spostarmi per dove?
Tu non esisti: lo implora il mio petto.

Oggi sarà luna piena. Domani
il mattino sorgerà luminoso.
Si sta bene al buio: buio : buio.

R.A.

31/07/2007

ancora su La poesia detta: 16-18 agosto

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Notte della Taranta – Festival, Agosto 2007
Associazione Presidi del Libro
A.C. Fondo Verri

La poesia detta
rassegna di poeti e di poesia

Martignano, 16-17-18  agosto

http://salentopoesia.blogspot.com

Una linea ricerca delle ultime edizioni de La Notte della Taranta è stata quella legata alla poesia e alla scrittura.
L’ edizione 2006 ha visto la publicazione de Il sibilo lungo, raccolta di versi – edita da Bigsur per l’Istituto Diego Carpitella, curata da Mauro Marino – che insieme accoglie gli esponenti della tradizione letteraria del Novecento salentino (Vittorio Bodini, Ercole Ugo D’Andrea, Salvatore Toma, Antonio Errico) e l’ultima leva di poeti e cercatori di parole che nell’edizione 2004 della Notte della Taranta si incontrarono guidati da Giovanni Lindo Ferretti per dar vita al laboratorio della parola.
Fu quella una significativa novità.
La musica e tutto il clamore intorno ad essa, si ‘ricordava’ che per sostanziare un canto, per dare senso e significato ad una melodia era necessaria la parola: la parola poetica.

Su questa linea di ricerca e di lavoro si vuole continuare ad operare con La poesia detta, rassegna di poeti e di poesia che avrà luogo   a   Martignano il 16, 17, 18 agosto.
Una sezione del Festival della Notte della Taranta dedicata all’oralità e alla poesia contemporanea che ospita concerti di poesia e recital.

Scrive il critico Emanuele Trevi:
“Letture pubbliche di poesia, più o meno seguite da un vasto pubblico, ci sono sempre state e sempre ci saranno; ma accade solo in determinati ed imprevedibili momenti storici che i poeti, servendosi del crogiolo dell’oralità, siano indotti a sperimentare nuove soluzioni espressive, a saggiare la resistenza del mezzo, a verificare limiti e possibilità ”.
“La Poesia detta” si costruisce di atti che mischiano la naturalezza del dire con i suoni e la tecnologia digitale. Un teatro, essenziale ed intenso che propone voci e sollecita ascolto.


Una linea di lavoro oggi in atto in Italia che vede interpreti eccellenti.Di questa ‘scena’ individuiamo per la nostra rassegna:
il regista Stefano Di Lauro, l’attore Rocco Capri e il gruppo vocale delle Faraualla con la loro ContrOdissea; le poetesse Annamaria Ferramosca, Giorgia Angiuli, Sara Ventroni, Ilaria Seclì con Adamo Toma, i poeti Elio Coriano, Rossano Astremo, Giuseppe Semeraro e Roberto Corradino, l’attrice Gabriella Rusticali e Patrizia Oliva, gli attori Piero Rapanà, Simone Giorgino e Renato Grilli per gli omaggi ai salentini Antonio Verri e Salvatore Toma; i videomaker Fernando Bevilacqua, Carlo Michele Schirinzi, Carlo Di Brina, Monica Petracci, Silvia Bianchi.

La cura dei suoni sarà di Claudio Prima, degli Adria, delle Anime bianche e di Giorgio Viva.

una poesia di Antonella Anedda

 

Coro
tratta da Dal balcone del corpo
di Antonella Anedda

Lascia che dicano: noi.
“Noi viviamo per schegge
che spostandosi frantumano l’io e il voi
e il più delle volte lasciano intatto solo il paesaggio”.
Lascia che la terza persona parli e che loro rispondano:
“Noi abbiamo i nostri giudici. Fitti come uccelli negli alberi.
Le loro voci si confondono.
Uno è più severo degli altri. Uno è più mite
(nostro padre era un giudice).”

Ora fai che il plurale si ritragga
indietreggi, dica di nuovo: io

Quindicilibri, la nuova collana di narrativa della Fandango

Le 10 regole della collana Quindicilibri

Janine Pommy Vega, Sulle tracce del serpente

 

Scritti di viaggio della beat Pommy Vega
di Rossano Astremo

Quella della Beat Generation è una storia tutta declinata al maschile. Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, il nucleo storico conosciutosi a New York nel 1944, a cui si aggiunse, nel 1950, Gregory Corso, sono gli scrittori cardine del beat pensiero, ai quali, negli anni, si sono aggiunti altri esponenti di grande carisma,Ferlinghetti, McClure, Snyder, e l’elenco potrebbe continuare. Il primo testo di una scrittrice donna della Beat Generation da me letto è stato un pezzo di Diane Di Prima apparso in un’antologia curata da Fernanda Pivano. In realtà era una pagina di diario della Di Prima, nella quale descriveva una notte di sesso passata con Kerouac e Ginsberg. Quest’alone di “maschilismo” attorno al movimento beat è maggiormente acuito in Italia dal fatto che poco o nulla è stato tradotto della stessa Di Prima, di Anne Waldman e di Janine Pommy Vega, che considero le tre voci femminili di maggior spessore della Beat Generation. A parziale rettifica di questa lacuna, è uscito da poco in Italia “Sulle tracce del serpente”, edito da Nutrimenti, una sorta di cronaca di alcuni viaggi compiuti da Janine Pommy Vega nel corso degli anni. A partire dall’incontro, negli anni ’60, col pittore e futuro marito Fernando Vega, col quale vivrà tra Israele, Parigi e Ibiza, prima della sua improvvisa e prematura scomparsa. Dopo la morte di Vega, la scrittrice continuerà a viaggiare da sola, prima in Europa, poi in Amazzonia, in Perù e in Nepal. A scandire questo taccuino di viaggio gli elementi topici di molta letteratura beat: consumo di droghe, sesso e spiritualità. Al macinare chilometri alla ricerca di nuovi spazi da ammirare, nei quali, tra montagne, boschi, fiumi, la natura domina incontrastata, si accosta parallelamente il personale viaggio interiore, l’intima storia di purificazione che scandisce la quotidianità di una poetessa ferita dalla vita, ma mai vinta, sempre sul punto di rilanciare, anche dopo le perdite più strazianti. Ottima idea scelta da parte di Nutrimenti di tradurre questo libro, uscito in America nel 1997, pubblicato dalla City Lights Books, la storica casa editrice di Lawrence Ferlinghetti. Sarebbe necessario continuare questo lavoro di pubblicazione in Italia della Pommy Vega, soprattutto dei suoi libri di versi, così come necessario sarebbe pubblicare la poesia di Diane Di Prima, Anne Waldman (tutte ancora viventi) e di altri beat minori. Del resto neanche tutta l’opera di Gregory Corso è stata tradotta da noi. Si rischia di avere una percezione mutilata di un movimento letterario complesso e stratificato, per idee, stili e contenuti come quello della Beat Generation.

Carmelo Bene legge “La chimera” di Dino Campana

Carmelo Bene

un racconto di Natasha Ceci

 

ECCHIMOSI
di Natasha Ceci

Basta poco per scatenarmi rigurgiti di ricordi. Un’ora fa mentre guardavo in tv “Blunotte” sono stata brutalmente rapita da alcune immagini nella sigla di apertura. Genova, tarda sera. La sopraelevata incombe su un brandello di strada gremito di autobus. Il cielo è cobalto, forse ha un po’ piovuto. Poi altro fotogramma. È quasi notte, e quel mezzo grattacielo appena fuori da Brignole si ricopre di piccole luci, mettendo in risalto ad una certa altezza il quadrante dell’ora e della temperatura. Non ricordo bene cosa possa essere, forse un hotel…
Appena due fotogrammi, il sax in sottofondo, e le viscere si contraggono. L’ansia si espande come tanti piccoli cerchi concentrici in una pozzanghera dopo il lancio di un sasso. Questa forza ansiogena mi risucchia da dentro, rilasciando altri accenni di rigurgiti. Sapevo che non dovevo far interagire il brie con il succo d’ananas e adesso, avvolta nella coperta, non mi resta che cercare una bustina di citrosodina, per tamponare l’acidità. Nel frattempo mi assediano fitte e vertigini: l’effetto è quello post prima sigaretta. Una serie consecutiva di rutti mi permettono di sgonfiare la pancia (desiderio onnipresente di ogni donna) ma il ricordo è ancora lì, vivo, intonso e mi fissa.
Quegli scorci genovesi nella sigla fanno riferimento, sono sicura, al caso della donna dalla doppia vita uccisa nei vicoli: Luigia e Antonella. Badante di giorno e puttana di notte.
La voce narrante di Lucarelli che descrive la città riecheggia nella testa. Città bellissima e strana. Città che, come diceva Fossati, puoi guardarla solo dal mare. Per me è semplicemente marcia e splendida; anfratti luridi e ardesia preziosissima. Il mio sentimento nei suoi confronti ricalca quello di una madre per il figlio storpio: passione incondizionata e livore rabbioso. Entrambe si fondono tragicamente di fronte a qualsiasi racconto mediale e non su Genova.
I versi di De Andrè, scene di film, reportage di viaggi, episodi di cronaca nera, tutto ha conseguenze sul mio corpo. Ascolto “ D’ä mæ riva” con il suo dialetto sinuoso ( ma quale burbero..) e la pelle si unge sulla cosiddetta zona T ( mento naso fronte) evidenziando grassi comedoni. Allora fugacemente li infilzo con le unghie e sprigiono la loro essenza. E non solo sul volto, anche sulle braccia e sulla schiena. Purtroppo ho il viziaccio di tormentare innocui e discreti foruncoli fino a tramutarli in infezioni terribili. Nessuno è perfetto. Comunque dopo prendo il fondotinta e ricopro
le malefatte.
……

u teu fatturisu amàu
‘nta mæ vitta

ti me perdunié u magún
ma te pensu cuntru su
…….

Da alcune ciocche di capelli precipitano sulle spalle grani di cuoio capelluto. Si, come lo spot: Cute Grassa e Punte Secche. È così.
Spesso cerco con fare maniacale qualsiasi pellicola girata nel capoluogo ligure. Tra tante ciofeche nella mia videoteca privata c’è “Figurine” di Giovanni Robbiano, anno di uscita 1996 ma ambientato negli anni sessanta. La sceneggiatura è deliziosa, nel cast c’è anche Jannacci , però tutti quei maledetti esterni mi rievocano un giugno di tre anni fa,quando inciampai inaspettatamente su Stefano, bellezza scura ,alla Tenco, e penosamente immatura.

…..Sassi che il mare ha consumato
sono le mie parole d’amore per te…
….Ogni parola che ci diciamo è stata detta mille volte….
……
La vespa cigolava giù per via Gropallo, cercavamo una pizzeria ancora aperta a mezzanotte e mezza. Non trovando nulla optammo per un’immersione nel cinema America: tanti cortometraggi di giovani registi si accodavano a reperti cinefili tipo: “L’invenzione di Morel” di Emidio Greco. Mentre la trama soporifera scorreva sotto il crepitio della pellicola, ci scambiavamo furiosi baci da adolescenti, incuranti di un famoso critico sedutoci accanto che ronfava placidamente.

Mi sento febbricitante. Probabilmente ho contratto uno di quei cattivissimi virus orientali di cui parlano i dottori al telegiornale. Ecco, mi ha posseduto iniziando dalla laringe. Palpeggio le ghiandole gonfie e allo specchio noto fosforescenti arrossamenti. O chiamo un esorcista oppure corro subito verso il cassetto degli antipiretici. La seconda possibilità mi sembra più efficace, si sa che le cavità orali infiammate stimolano la febbre, e poi un esorcista a quest’ora è difficile da trovare. Non so quanto possa riuscire a sconfiggere il virus, si dice che sia molto scaltro, tanto da tritarsi l’aspirina e inalarsela con 5 euro arrotolate. Bah, proviamo ugualmente.
Il medicamento non dovrebbe arrecare sonnolenza, non DEVE arrecare sonnolenza. Se mi addormento potrei inciampare di nuovo su Stefano, in tal caso il ricordo non sarebbe più selezionato da me ,cosciente, e automaticamente edulcorato. Il sogno malefico sarà preda di realismi poco onirici. Impotente mi sveglierò, sudatissima, con il rigurgito cucito sul polso e indelebile per tutta la giornata…. Ma come evitare di cedere alla fragranza del cuscino…
…………….

- Sono una perla rara?-
Annuì veloce.
- Si, però devi smussare quei pregiudizi da intellighenzia di sinistra. Vedrai, poi ti sentirai meglio..-

È l’alba di un silenzioso agosto. Lui sta fuori il cancello di casa mia e fuma per rilassarsi dopo quel lungo viaggio. Ai suoi piedi diversi bagagli affastellati; spunta dal finestrino della macchina una camicia appesa ( per le sere di gala, dice ironico).
Non sapevi che cazzo fare sto ferragosto eh?… Oppure? Oppure che??…….
……………………….

Il bagno!…Oh…conati a vuoto. Orribile sensazione: dalle spire di Morfeo al capezzale del water.
Vorrei esplodere in un pianto puerile e catartico ma tutte le mie energie sono occupate con i muscoli addominali. Gocce di succo gastrico scivolano lungo la ceramica. Fanculo all’antipiretico.
Provo a distrarmi in cucina lavando mazzi di forchette. Preparo un the analgesico e decongestionante, dopo bustine farmaceutiche sperimento ora rimedi naturali per stanare dolcemente residui di rigurgiti.

DOVESEI.DOVESEI.CHEFAI.
- Scusa, ho da fare ora. È un momento poco ispirato. Ti chiamo appena posso-

Mesi dopo sarei stata io a voler chiamare “Chi l’ha visto”.
Da una scatola ai piedi del letto ho riesumato vecchie agendine. Noo.. il suo recapito è ricoperto da una spessa coltre di nervoso pennarello nero. Aguzzo l’ingegno. Con un batuffolo imbevuto di acetone potrei raschiare la pagina. Si, tre.. quello è otto…Illusa!. Tutto si sbriciola sotto il solvente.
Briciole. Il rigurgito si è reincarnato in una cartaccia lisa.
Accanto al comodino, per terra, tengo pile di cd scarabocchiati, tra questi ce ne sono tre con la sua scrittura, sbilenca e leggera. Due sono incisi con canzoni di Guccini, il terzo è una compilation redatta appositamente per me, non è male, anche se ci sono alcune stupide hit del momento.
Ho ammorbidito le contrazioni spastiche allo stomaco riascoltando la traccia 4: “Cherry blossom girl” degli Air, ma mi sono tenuta alla larga dalla sesta traccia di uno degli altri due cd :“Cirano”.
Troppo.
Se mi ami come sono per sempre tuo Cirano… e un attimo dopo mi aggirerei per gli scaffali del supermercato reparto profumeria/casalinghi in cerca del suo deodorante. Una volta l’ho fatto. Ero lì, singhiozzante, china sul carrello, con il tester di breeze sotto il naso. No.No. La sua calligrafia è custodita anche su un vhs: “Io e Annie” di Allen , l’ho ritrovato per caso, nascosto sotto la tv.

- Tieni, te lo lascio, dai. A casa ne ho un’altra copia..-
Ma tu mi ami?
Amore è un termine troppo debole per…Ecco io ti straamo ti adamo,ti abramo.

Il nastro è fermo in quel preciso punto. Fu stoppato nel momento in cui il richiamo del divano si fece ghiotto e irresistibile. Le sue giunture assorbirono tutta la sabbia, il sudore e la nivea doposole dei nostri corpi acerbi.
Non ho nessun altro suo oggetto. Il resto, immateriale, circola indisturbato tra il pancreas e le falsificazioni della memoria. Anzi, i circuiti delle rimembranze si innestano fatalmente negli organi; mi disperdono nei labirinti dei carruggi scheggiati da spicchi di sole.
Dite a mia madre che non tornerò. Mi troveranno qui sul letto, dissanguata dai pensieri.
Bocca sporca di mirtilli e un coltello in mezzo ai seni.

Conversazioni in Bottega: 26 luglio-16 settembre

Conversazioni in Bottega - Quartiere delle Ceramiche – Grottaglie
da un’idea di Raffaele Nigro

Giorgio Montefoschi
La pittura e il romanzo
giovedì 26 luglio, ore 20,30
Piazzale Santa Sofia 25

Roberto Pazzi
Quando la parola si innamora dell’immagine
sabato 4 agosto, ore 20,30
Via Crispi 73-87 (piazzale antistante Bottega Bentivoglio)

Raffaele Nigro
Il popolare nell’arte
lunedì 13 agosto, ore 20,30
Via dei Figuli (piazzale antistante Bottega Annibale Trani)

Bjorn Larsson
Viaggio nella Bellezza
giovedì 23 agosto, ore 20,30
Via Caravaggio 6A (Piazzale antistante Botteghe Fasano)

Predrag Matvejevic
La rappresentazione del pane nell’arte
domenica 16 settembre, ore 20,30
Castello Episcopio, Giardino Giacomo d’Atri

“Presidio del libro”
Presentazione del Progetto a cura di Rossano Astremo
Elisabetta Liguori
Verità, tra legge e famiglia
lunedì 21 agosto, ore 20,30
Castello Episcopio, Giardino Giacomo d’Atri

Presentazione: regista Alfredo Traversa
Intrattenimento musicale: Gruppo musicale “ArmoniEnsemble”

Mordi & Fuggi

 

Oltre la taranta. Sedici racconti per “non” sfuggire al ragno
di Rossano Astremo

Partire da “La terra del rimorso” di Ernesto De Martino per produrre nuova mitopoiesi attorno al fenomeno del tarantismo. Questa l’idea che fa da sfondo a Mordi & Fuggi, l’antologia di racconti “per evadere dalla taranta”, come recita il sottotitolo, pubblicato da Manni in questi giorni, primo titolo di Punto G, la nuova collana interamente dedicata alle scritture contemporanee. Sedici gli autori presenti, Cosimo Argentina, Andrea Bajani, Giovanna Bandini, Giosuè Calaciura, Antonella Cilento, Carlo D’Amicis, Teresa De Sio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Carlo Lucarelli, Gianluca Morozzi, Antonio Pascale, Aurelio Picca, Laura Pugno, Livio Romano e Grazia Verasani, introdotti dall’antropologo Marino Niola. A tutti gli scrittori inclusi nel volume, l’editore ha donato, prima di cimentarsi con la stesura del racconto, una copia del fondamentale lavoro di De Martino. Una sorta di comune denominatore dal quale partire che all’arrivo ha dato, come facilmente prevedibile, risultati diversi e contrastanti. Una prima annotazione riguarda la qualità dei racconti. Come molto spesso accade in lavori antologici, a peccare sono sempre gli scrittori più noti, quelli dai quali ti aspetteresti il racconto che vale da solo il prezzo di copertina. Accade anche in “Mordi & Fuggi”, ma, nonostante ciò, molte sono le storie brillanti, ciascuna delle quali declina con dosi diverse di stile e creatività il mito del ragno dal morso che avvelena. Ci sono racconti d’ambientazione storica, racconti costruiti sottolineando il legame tra la pizzica e altre danze, racconti che utilizzano il mito della taranta come metafora per dire altro, racconti che si soffermano su la Notte della Taranta, quello che oggi è l’evento mediatico più importante attorno al quale ruota l’attuale rinascita del fenomeno, e racconti nei quali pizzicati, suonatori di violini, organetti e tamburelli appaiono flebilmente nell’intreccio, piccoli motivi narrativamente non significativi.
Tra i più riusciti “La melodia dei nastri di Ghisa” di Cosimo Argentina, nel quale lo scrittore di “Cuore di cuoio” racconta la torbida passione consumatasi in una stanza d’albergo tra un tarantino e una salentina, a poche ore dall’inizio della Notte della Taranta. Lei, abile danzatrice, correrà a Melpignano, lui, lontano anni luce da quel mondo di folklore e lustrini, preferirà tornare a casa, dai suoi amici: “Ognuno corre verso il suo inferno, pensai tenendo le mani sul volante e registrando nella mia mente i contorni ormai sbiaditi della ragazza. C’è chi cerca la notte stellata e il ritmo aracnoide e chi il ruvido sferragliare dei nastri trasportatori. Sapevo che nessuno avrebbe tifato per me, ma non me ne fregava nulla. È così che funziona. A voi la Taranta e a me Taranto: e questo è quanto”. Sempre la Notte della Taranta è il leitmotiv di “Calypso mon amour”, racconto di Livio Romano, il quale ripesca dal cilindro Gregorio Parigino, già protagonista di “Niente da ridere”, suo ultimo romanzo. Parigino è alle prese con la diretta televisiva della Notte della Taranta. Il suo compito è quello di intervistare, assieme ad un’altra giornalista, le star che si susseguiranno nel backstage, prima della loro entrata sul palco. Non tutto, come immaginabile, andrà per il verso giusto. Godibile e divertente. Altra chicca dell’antologia, a sorpresa, è “L’erba del diavolo” di Teresa De Sio, che narra la storia di due sorelle, Filomena e Archina, che, dopo la morte della madre, abbandonano l’isola di Procida per approdare a Cutrofiano. Sarà Archina, la più piccola, ad essere morsa dalla tarantola e a mettere in subbuglio per tre giorni l’intero paese.
Merita un’ultima segnalazione, per l’originalità dell’idea e per la resa stilistica, “Poison” di Laura Pugno, storia di una performer perseguitata dalla visione di ragni: “In piedi sulla piattaforma, immobile nell’occhio della telecamera di Fabio, attende il momento esatto in cui i ragni verranno a circondarla. In cui sarà perfettamente sola”. “Mordi & Fuggi” invaderà, ne siamo certi, le piazze dei tanti paesi del Salento nei quali i concerti di pizzica scandiscono il trascorrere dell’estate. Oltre ai tamburelli, alle t-shirt, ai prodotti tipici della nostra terra, anche un libro di racconti per i tanti turisti. Avvicinarsi al mito della taranta, secondo i puristi bistrattato da logiche di marketing galoppanti, attraverso l’occhio della letteratura sembra essere, oggi, il peggiore dei mali.

Articolo apparso su oggi su “Nuovo Quotidiano di Puglia”

La poesia detta, rassegna di poeti e poesia: Il programma

 

Notte della Taranta – Festival, Agosto 2007
Presidi del Libro
Fondo Verri

La poesia detta
rassegna di poeti e di poesia
a cura dell’ associazione culturale Fondo Verri – Presidio del Libro di Lecce

Martignano, 16-17-18 Agosto 2007

salentopoesia.blogspot.com

1° giorno: 16 agosto

Elio Coriano, H – letture pubbliche,
performance di presentazione con le Anime Bianche

contrOdissea, una produzione di Terrae e Faraualla

SudOdorando
a cura di Giorgia Angiuli (giocattoli, laptop, tastiera)
Patrizia Oliva (improvvisazione vocale)
Silvia Bianchi (Video)

La poesia dell’incontro di Annamaria Ferramosca

2° giorno: 17 agosto

Omaggio ad Antonio Verri
a cura di Piero Rapanà, Simone Giorgino, Claudio Prima

Nel gasometro di Sara Ventroni
immagini video di Carlo Di Brina

La sposa nera (tre incanti) di Ilaria Seclì
con Adamo Toma

3° giorno: 18 agosto

Omaggio a Salvatore Toma
a cura di Renato Grilli

L’incanto delle macerie di Rossano Astremo
suoni elettronici di Giorgio Viva

Al pomeriggio degli ulivi di Giuseppe Semeraro

Diario 2006 – 2007 di Roberto Corradino

Esse di Gabriella Rusticali,
frequenze video di Monica Petracci
testi da Carmelo Bene, Mariangela Gualtieri, Jeanette Winterson

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Suoni:
Claudio Prima – Adria

Visioni:
Fernando Bevilacqua
“I ciechi” (12,00 min)
con Agostino Casciaro e Carlo Bevilacqua
da Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese

Carlo Michele Schirinzi
“palpebra su pietra” (6,30min)
“l’ultima vhs di krapp” (3,35 min)

Frantoio Open

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a cura di: ass. culturale Fondo Verri Presidio del Libro di Lecce
in collaborazione con Musicaos

direzione artistica: Mauro Marino | comunicazione: Booksblog, vertigine, Musicaos | direzione tecnica e logistica: Piero Rapanà

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