Giorgio Fontana, Novalis (Marsilio 2008): recensione su Il Riformista

Novalis insegna sul palco: di teatro si può morire

di Rossano Astremo

Può il suicidio essere un atto generato non da stati depressivi individuali, ma autodistruzione indotta, frutto di scelte puramente artistiche? Per Fontana la risposta è sì. Il “Novalis” del titolo è il poeta romantico degli “Inni alla notte” che dà il nome al Gruppo, misteriosa ensamble teatrale che determina un mutamento radicale nell’esistenza del protagonista del libro, Alex. Ambientato in una periferia del Nord, il romanzo narra le vicende del giovane musicista. Dopo lo scioglimento della sua band e con i genitori alla deriva, Alex è travolto dal peso degli eventi, dalle giornate che scorrono monotone e senza sussulti, scandite da incontri notturni con gli amici, tra alcol e droghe. L’elemento che muta l’onda statica della narrazione è l’incontro di Alex con Sara, una ragazza che sopravvive prostituendosi online e che trova amanti scrivendo il proprio numero di telefono sulle pareti dei bagni pubblici. È lei ad introdurlo nel mondo del Gruppo, i cui spettacoli avvengono in zone nascoste e con inviti strettamente riservati. Un teatro perverso e pericoloso che sciocca chi vi assiste, Alex compreso. Vecchie ferite del passato verranno riaperte e il Gruppo diverrà per lui un’ossessione dalla quale doversi salvare. Intreccio originale e ben scritto, attraverso l’utilizzo di una prima persona che rende possibile l’immersione nel gorgo sotterraneo della storia, “Novalis” conferma le qualità del narratore.

Articolo apparso oggi su Il Riformista

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