Intervista al Premio Viareggio Nicola Lagioia

QUANDO LA PUGLIA DIVENTA LUOGO LETTERARIO
Intervista di Rossano Astremo allo scrittore Nicola Lagioia.

Nicola Lagioia racconta, con parole ricche di invenzione questa storia dolorosamente italiana riuscendo a riportare “a casa”, attraverso la scrittura, i frammenti dispersi della giovinezza di molti”. Questa è una parte della motivazione con la quale la giuria dell’ultima edizione del Premio ViareggioRèpaci ha premiato Nicola Lagioia, l’autore del romanzo “Riportando tutto a casa” (Einaudi), storia di tre adolescenti ambientata nella Bari degli anni ’80. Lo abbiamo intervistato per parlare del premio vinto, della sua Bari e dei suoi progetti futuri.

R. A.: Cosa cambia nella vita di uno scrittore, se cambia qualcosa – come credo, dopo la vittoria di un premio prestigioso quale il Viareggio?

N. L.: «A parte la grandissima soddisfazione per un premio così prestigioso (basta dire che tra i vincitori ci sono Bassani, Manganelli, Volponi, Gadda, Levi, Calvino, Scotellaro, più recentemente Jaeggy e Montesano), e a parte il bel ricordo della serata finale che mi è rimasto addosso per molte settimane, e ancora oggi mi viene in soccorso quando serve, il mio problema è il problema di sempre da molti anni a questa parte: il libro che sto scrivendo o sto cercando di scrivere oppure ho solo in mente. Di libro in libro, di pausa in pausa, è sempre questo il mio pensiero fisso».

R. A.: “Riportando tutto a casa” è ambientato nella tua Bari. Una città già raccontata da Carofiglio e Piva, negli ultimi anni, così come Taranto è stata raccontata da Desiati, Argentina, Piccinni, Pavone. Città-scenario per la scrittura di romanzi. Questo non è avvenuto per Lecce che resta per gli autori un luogo a forte connotazione poetica. C’è una spiegazione specifica al riguardo o è un puro caso, legato solamente al contesto di provenienza dei singoli scrittori?

N. L.: «Amo Lecce, che è bellissima, ma non la conosco così bene da poter dire che tipo di luogo letterario è o sarebbe, soprattutto in prosa. Ambientare un romanzo a Bari negli anni Ottanta mi sembrava interessante perché si trattava di una città piena di contrasti e differenze, un luogo in cui nel bene e nel male era molto facile “fare esperienza” e dunque si trattava. di un luogo che la forma-romanzo poteva rappresentare molto bene. Ma più di Bari e Lecce in particolare, è il racconto della provincia che mi sembra interessante. Una volta liberati dal complesso di inferiorità di vivere o essere nati in provincia, abbiamo iniziato a capire che si poteva scrivere di provincia senza fare letteratura provinciale, abbandonando la zavorra del folklore. Una parte per il tutto, insomma, com’è sempre stato: pensiamo a Pirandello, o a Garcia Marquez (Macondo non è forse una provincia?) o al Mississippi di Faulkner».

R. A.: Questo è un periodo nel quale le librerie vengono prese d’assalto dalle uscite di romanzi di molti narratori italiani di pregio. Solo per citare alcuni autori, Sandro Veronesi, Walter Siti, Alessandro Piperno, Chiara Gamberale, Ivan Cotroneo, Matteo B.Bianchi, Niccolò Ammaniti. Ti senti di consigliarne qualcuno ai nostri lettori? Magari anche di qualche autore non citato sopra?

N. L.: «Ho molto amato il Walter Siti di “Troppi paradisi” e del “Contagio”. Questo ultimo non l’ho ancora letto. E però sì, sembra una stagione molto interessante per la narrativa italiana. In realtà la stagione interessante dura già da qualche anno».

R. A.: E’ passato un anno dall’uscita di “Riportando tutto a casa”. Stai già lavorando a qualche altro progetto?

N. L.: «Ci provo. Ma non riesco ad anticipare mai niente prima che un romanzo sia finito. Se non è finito, per me ancora non esiste. Una volta che esiste, non è più mio».

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