Gordiano Lupi: intervista di Rossano Astremo


Gordiano Lupi e l’invasione degli scrittori inutili
di Rossano Astremo

Non è una novità. Gordiano Lupi, lo scrittore cinquantenne di Piombino, aveva già preso di mira il sistema editoriale italiano in due precedenti libri usciti per Stampa Alternativa, “Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura” (2005) e “Nemici miei” (2007). Torna a rifarlo nel libro appena pubblicato per Historica Edizioni “Velina o calciatore, altro che scrittore!”.
Nel suo libro ha voluto togliersi qualche sassolino dalle scarpe e lo ha fatto sparando a zero sul mondo dell’editoria e facendo nomi e cognomi di parecchi “scrittori italiani inutili” che proliferano nei salotti televisivi. Se le fornissero una bacchetta magica con la quale far scomparire di tra questi scrittori italiani che lei definisce inutili chi sceglierebbe e perché?
Non ce l’ho con gli scrittori italiani ma con il sistema che sforna fenomeni un tanto al chilo. Per esempio adesso è uscito il nuovo libro di Piperno dal suggestivo titolo Persecuzione e lo vediamo sulle prime pagine di ogni quotidiano. Ecco, Piperno è una vera persecuzione con la lettera minuscola in tutti i sensi. Vi raccomando anche i premi Strega alla Tiziano Scarpa – niente a che vedere con la letteratura – ma pure gli scrittori panettone, i brunovespa di natale, i tuttologi alla bevilacqua (la minuscola è voluta)… e che dire dei gialli italiani tutti uguali con il commissario ciccione che mangia, beve e scopre delitti? Non leggo più italiani da almeno tre anni. Ho fatto un’eccezione per Silvia Avallone, incredibilmente brava.
Altra categoria presa di mira è quella degli editor, il quale è sempre meno orientato verso lo scrittore (che meno bravo è meglio è) e sempre più attento allo stile che va di moda e a cosa chiede il pubblico. C’è un editor che lei ritiene essere rappresentativo dell’idea appena espressa?
Non faccio nomi. Non conosco editor e non ambisco a conoscerne. So come lavorano e come creano dal niente gli scrittori del niente. Persino Baglioni diventa uno scrittore, tra le loro sapienti mani. Ma la letteratura è un’altra cosa. Per questo da un po’ di tempo a questa parte mi rifugio in Cabrera Infante, Milan Kundera, Vargas Llosa…
Perché la scelta di utilizzare, nella scrittura del presente libro, uno stile colloquiale, una sorta di toscano parlato dalla gente di strada?
Il toscano è il modo migliore per vomitare bile e sarcasmo. Il libro è satirico, ironico, scomodo, persino cattivo… ma penso vero, o meglio è la mia verità, senza finzioni nè costruzioni. E’ un libro sincero.
Il suo libro è anche un messaggio per i lettori di libri in Italia. Per la serie: aprite gli occhi, nelle librerie non ci sono solo volumi scritti da veline, calciatori, presentatori, tuttologi e quant’altro… C’è un modo, secondo lei, per invertire questa rotta che ha preso il sistema editoriale italiano?
Sì, perchè non parlo solo in negativo. Do consigli in positivo: Luigi Carletti (pubblicato da Baldini e Castoldi come Faletti, ma parecchio più scrittore), Silvia Avallone (mancato Premio Strega, una volta tanto che sarebbe stato ben dato), Luciano Bianciardi (non ha bisogno di presentazioni), Angelo Quattrocchi e la sua Malatempora (il libro è dedicato alla sua memoria), Marcello Baraghini e Stampa Alternativa… in libreria si può scegliere, certo! Non è facile – sommersi da pile di libri natalizi – ma si può fare.

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