Intervista ad Angela Scarparo


Angela Scarparo, nel 2011 un romanzo su ex settantasettini oggi genitori
di Rossano Astremo

Angela Scarparo, scrittrice brindisina, da anni residente a Roma, con un esordio alle spalle, “Shining Valentina” per Mondadori del 1992, e con un ultimo romanzo, “L’arte di comandare gli uomini” edito da Manni nel 2008, tornerà nelle librerie nei primi mesi del 2011 con un nuovo libro, dal titolo non certo, che sarà sempre pubblicato dalla casa editrice di San Cesario di Lecce.
Scarparo, può anticiparci qualcosa del suo prossimo libro?
L’idea del libro nasce dal fatto di avere, sia io che il mio compagno, figli grandi, più che ventenni. Nasce dall’osservazione che siamo noi, settantasettini, una generazione abbastanza particolare. Un po’ per tutto, ma nel fare i genitori abbiamo proprio qualcosa di specifico. Per esempio perché siamo cresciuti rifiutando quasi tutto dell’Italia nostra contemporanea. Ci siamo sempre ispirati a modelli di tradizioni o geograficamente lontani. Che ne so, io non sono mai stata a Cuba. Però Che Guevara è sempre vissuto con me. Come sono, come madre? Che genitore sono diventato, io che per fare la madre, non ho guardato alla mia, ma a Doris Lessing, e ai suoi personaggi? Che padre è il mio compagno? A volte complici, a volte autorevoli – perché disposti a raccontarti tutto – ma anche molto narcisisti e strafottenti.
E quali sono i risultati di una simile educazione?
Figli che non hanno limiti, come un cartone animato che è stato progettato per durare un’eternità. Oppure figli moralisti che Albertone Sordi dell’omonimo film in confronto è un dannato in eterno. È una storia d’amore. Un uomo e una donna, anzi, due uomini e una donna. No, anzi, due uomini e due donne. Insomma, in mezzo a questo “scambi” d’amore ci sono anche in mezzo i figli, molto più moralisti e paturniosi dei genitori.
Dopo il suo esordio per Mondadori, come è nato negli ultimi anni questo sodalizio con la casa editrice Manni?
Con la parola Manni io intendo tante cose. Per me questa parola equivale ad Agnese. Con cui ho un rapporto scherzoso, un po’ da zia a nipote. Equivale anche ad Anna Grazia, con cui faccio un po’ più la seria, non per ragioni anagrafiche, ma perché lei è un’intellettuale seria e raffinata e io cerco di starle dietro. Non che Agnese non lo sia seria e raffinata, ma abbiamo instaurato un rapporto così. Ci facciamo un sacco di battute. E poi c’è Piero. Che è, come tutti gli uomini che vivano e abbiano alle spalle donne sveglie e preparate, un “grande uomo” . Mi diverto e mi fido molto di loro. E poi siamo tutti comunisti, e questo ci tiene abbastanza assieme.
Quali sono gli altri autori pugliesi che stimi?
So di essere un po’ impopolare a dirlo. Il primo autore che sto per citare è considerato un po’, come si dice, di “cassetta”, da alcuni. Ma a me piace. Mi riferisco a Gianrico Carofiglio. Forse mi piace perché mi ritrovo spesso nelle sue descrizioni, soprattutto quelle che riguardano il paesaggio. Non lo so. Leggo sempre molto volentieri le sue storie. Ho molto amato “la prima” Pulsatilla, quella del blog. Molto simpatica e ironica, davvero brava. E poi Nicola Lagioia, Carlo D’Amicis, Cosimo Argentina, Annalucia Lomunno, Mario Desiati. Insomma, a me della pugliesità, la cosa che piace di più è una: l’ironia. E in molti degli autori che ho citato è elemento su cui si basa la narrazione.

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