Come diventare se stessi, David Lipsky-David Foster Wallace (minimum fax, 2011)


Come diventare se stessi, Lipsky-Wallace (minimum fax, 2011)

È una serata di fine settembre al Pigneto. Nel locale in cui lavoro ho organizzato una serata per omaggiare il lavoro dello scrittore americano David Foster Wallace. Ci sono alcuni amici che leggono testi tratti da Infinite Jest, Considera l’aragosta, Tennis, tv, trigonometria, tornado…, Questa è l’acqua, e c’è qualcuno che, persino, legge delle pagine inedite del romanzo postumo, The Pale King, che Einaudi pubblicherà a fine anno.
Il locale è pieno. C’è anche la minimum fax, la prima casa editrice italiana che ha creduto nel lavoro di questo scrittore geniale, acuto, irrequieto, fragile e ossessivo, con un suo banchetto, nel quale vende tutti i libri di Wallace tradotti nel corso degli anni, tra cui anche il recente Come diventare se stessi, il libro-conversazione scritto dal giornalista del Rolling Stone e scrittore David Lipsky, che racconta i cinque giorni vissuti accanto a Wallace, nel lontano 1996, ai tempi del fortunato tour di presentazione di quel romanzo già divenuto classico e bibbia per milioni di fan di tutto il mondo che è Infinite Jest.
A fine serata, prima di salutare la gente presente tra i tavolini del locale, prendo il microfono e penso che sia giusto ad invitare a conclusione di serata, la principale traduttrice italiana di Wallace, presente tra il pubblico. Chiedo a Martina Testa se vuole raccontarci come è stato lavorare nella traduzione dei libri di Wallace, ed in particolar modo dell’ultimo libro-conversazione tra Lipsky e Wallace.
Martina prende la parola e, tra le altre cose, riferendosi al lavoro di traduzione di questo libro, dice di essersi posta un interrogativo etico prima di iniziare a mettere le mani tra le migliaia di parole di questa intervista che doveva uscire sul mensile musicale americano, cosa poi mai concretizzatasi. È giusto tradurre e, di conseguenza, pubblicare un materiale così intimo? Se Wallace fosse ancora in vita avrebbe consentito l’uscita di un libro del genere, in cui aspetti della sua vita intima, nell’ampia conversazione registrata ossessivamente da Lipsky, quali il rapporto dell’autore con droga, alcol, donne, psicofarmaci e altro vengono passate al setaccio senza mezzi termini?
Probabilmente se Wallace non si fosse impiccato Lipsky non avrebbe mai tirato fuori i nastri registrati in quei cinque giorni di viaggio, né mai avrebbe sbobinato l’enorme materiale raccolto, né, per ultimo, la traduttrice italiana di questo libro si sarebbe posta l’interrogativo circa la liceità di una simile operazione.
Per quello che può contare la mia opinione è giusto che il libro sia stato pubblicato e tradotto. Come diventare se stessi è un libro fondamentale non solo per gli amanti della prima ora dell’autore di La ragazza dai capelli strani e un’altra dozzina di libri che spaziano dalla fiction alla saggistica, passando per indimenticabili reportage, tra cui, su tutti, spicca Una cosa divertente che non farò mai più, ma anche per chi si avvicina al mondo di Wallace per la prima volta, perché nelle sue lunghe divagazioni sul senso della scrittura, sulla sua passione e disciplina, sulla sua idea del successo, in seguito alla clamorosa accoglienza di Infinite Jest, sulla sua vita fatta di tormenti, eccessi, paranoie e quant’altro, viene fuori un’umanità totale e contagiosa che i lettori non potranno ignorare.
Accedere per quattrocento pagine nella stanza buia e iperaccessoriata rappresentata dalla testa di Wallace, metterci a spiare dal buco della serratura della sua mente è un privilegio che Lipsky ci concede a dodici anni di distanza dal loro incontro e a poco più di tre anni dalla sua scomparsa.

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