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Alessanra Amitrano su “Citofonare Interno 7″: Corriere della Sera

Pubblicato da vertigine su Luglio 5, 2008

Tendenze. In casa Astremo il primo incontro di “Citofonare interno 7″

POESIA, VIDEO, PITTURA E MUSICA, LA CULTURA TORNA NEI SALOTTI PRIVATI

di Alessandra Amitrano

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“Citofonare Interno 7” è il nome di un’iniziativa inaugurata sabato 24 maggio in un appartamento di via della Maranella. Francesco Pacifico, Veronica Raimo, Nino D’Attis e Rossano Astremo, scrittori, e la cantautrice bresciana Alessandra Pasi, si sono incontrati nella casa di Rossano Astremo per leggere, davanti a un pubblico inaspettatamente vasto di invitati, brani tratti da libri inediti ma di prossima pubblicazione. A ideare e organizzare l’evento è stato lo stesso Astremo, attraverso il suo lit-blog Vertigine, insieme a Podoff (www.podoff.it), contenitore di notizie e informazioni, podcast su teatro, arte, musica e spettacolo.

Qualche sabato fa, “Citofonare Interno 7” si è svolto in un appartamento di piazza dei Condottieri. A differenza della prima, questa volta a leggere c’erano soltanto poeti: Girolamo Grammatico, il padrone di casa, Nino D’Attis, Anna Laura Longo, Rossano Astremo, Francesco Dimitri, Andrea Capanna, Mauro Pettorruso.

La casa era letteralmente stipata di invitati, tutti rigorosamente seduti per terra ad ascoltare e a bere vino, abbondante, come anche durante il pomeriggio di via della Maranella.

Ad aprire la serata di Piazza dei Condottieri non è mancata, neanche questa volta, della buona musica: il gruppo ram_Era, chitarra e voce, ha suonato sulle immagini di Polistilene, un documentario di Anna Franceschini.

Mentre Cristiano Peluso dipingeva in diretta un quadro che avrebbe regalato al padrone di casa, le letture si succedevano una dietro l’altra.

Rossano Astremo, barba, baffi e capelli attentamente scompigliati, scandiva le parole delle sue poesie come fossero perle rare, suoni preziosi che catapultano in spazi sconosciuti: “Mia madre dice che le sue mani perdono vigore, afferrano gli oggetti per poi lasciarli crollare. È il tempo che scorre, che morde, che brucia, è l’incubo sottile a cui non dare nome”, sono gli ultimi versi di una sua poesia, letta, assieme ad altre, sabato scorso.

Assieme a Rossano a leggere, o meglio a “performare”, c’è stata Anna Laura Longo, magra, pelle diafana, occhi chiarissimi, una lunga gonna plissettata, una maglia che lasciava scoperto il decollette e una cinturone da uomo messo a mo’ di collana, ma anche di collare-guinzaglio: si incrociava intorno al collo per terminare con la fibbia chiusa appena sopra il fondoschiena. Incantevole e vampiresca, Annalaura ha steso un tappeto tra lei e gli ascoltatori; sopra ci ha messo delle ciliegie, del pane, un quaderno ricoperto da una stoffa che sembrava pelle umana, dei cerotti, del tulle rosso, delle maglie di lana color pelle su cui aveva cucino pezzi di lana color carne. Gli oggetti, insieme a lei che recitava a memoria versi suoi, si chiamavano “Color carne per deposizione rossa”.

Nino D’Attis aveva letto anche a casa di Astremo, l’appartamento di via della Maranella, e già là aveva commosso. L’autore salentino fa parte di quella rara razza di scrittori che non fanno finta di mettere il cuore in quello che scrivono ma ce lo mettono veramente, spesso senza volerlo, senza farlo apposta, con tutti i rischi che una cosa del genere comporta.“L’idea sta prendendo piede”, dichiara Astremo a proposito dell’iniziativa, “molta la gente che ha dato la disponibilità della propria dimora per organizzare i prossimi appuntamenti. L’idea è forte. Bisogna ottimizzarla, senza perdere di vista il motivo ispiratore, ovvero fare della letteratura un momento di condivisione e convivialità che esula dalle logiche commerciali di diffusione e vendita di libri”.Il prossimo appuntamento è già fissato: stasera l’incontro sarà dedicato ai romanzi italiani dimenticati. Anche questa volta, sarà protagonista un appartamento del Pigneto.

Articolo apparso oggi sul Corriere della Sera - Roma

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Alessandra Amitrano e Luca Buoncristiano: Mary e Joe

Pubblicato da vertigine su Settembre 23, 2007

Tutto il male che c’è
di Rossano Astremo

Dopo “Broken Barbie”, nuovo lavoro per Alessandra Amitrano, da qualche giorno nelle librerie con “Mary e Joe”, come il precedente edito da Fazi, piccolo romanzo dark illustrato dall’ottimo Luca Buoncristiano. Al centro della storia Mary, madre di tre figli, sposata con un uomo che racchiude in sé tutti gli elementi peggiori che contraddistinguono il maschio italico, porco, lurido, violento, sessista (“la bestia”) e, come si scoprirà nel corso della storia, anche peggio (“Un marito che non riesce a guardarsi il pisello per la pancia che ha e che per questo non c’entra mai la tazza del gabinetto, ma sarebbe lo stesso perché non torna mai acasa sobrio. Vecchio maiale che non sa nulla di sé, della moglie e nemmeno dei suoi figli”).
Mary vive in questo incubo familiare che pare assediarla, una sorta di “casalinga disperata”, perdonatemi il termine, il cui fascino s’annida proprio in questa sua rappresentazione di donna franta (“Sei bellissima e non lo sai. Nessuno te lo ha mai detto perché non vivi negli occhi della gente. Ti muovi spinta da cose terribilmente tue, nulla di quello che fai proviene da vezzi o futilità. Agisci per sopravvivere e questo ti fa rassomigliare a un animale. Sembri una creatura del cielo Mary”).
Buoncristiano non disegna la sola Mary, ma accanto a lei scorrono le immagini di uno strano personaggio, Joe Rotto, giovane dall’aspetto malvagio, in giro con l’inseparabile cagnetto Sid, il quale si aggira ai margini della città svolgendo le poco rassicuranti mansioni di becchino, spacciatore e assassino.
La storia scritta della Amitrano sfiora soltanto quella disegnata da Buoncristiano. L’incontro tra Mary e Joe avviene in un sordido luogo di perdizione. Joe sembra incarnare simbolicamente il male che soffia granitico sulla vita di Mary. Perché tutto all’improvviso precipita e il male si fa assoluto.
Mary non può più controllarsi: “Tutto il fuoco del mondo sale dalla terra, entra nei piedi di Mary, percorre le sue gambe ed esce prepotente dalla bocca che emette un profondo infinito no”. La vendetta si rivela necessaria. Per risplendere e ritornare a vivere assieme ai suo figli l’aprirsi delle fiamme diviene necessario.

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