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Berardinelli vs Eco

Pubblicato da vertigine su Marzo 9, 2007

 

tratto da Alfonso Berardinelli, il critico come intruso

di Alfonso Berardinelli 

Da Pier Paolo Pasolini a Umberto Eco. Ridotta a due nomi propri, la Grande Trasformazione culturale italiana può essere così riassunta. Sono loro le due immagini alternative. I due veri inconciliabili. (…) Il problema Eco non riguarda tanto il successo o l’insuccesso, che rivelano le esigenze e i “complessi” culturali delle nuove masse scolarizzate e semi-scolarizzate. Riguarda anche la critica letteraria che una volta si sarebbe definita militante, d’élite o d’avanguardia. E’ questa che ha rivelato tutta la sua insipienza e viltà. Si è scoperto che gli esperti di letteratura non capiscono niente di letteratura (…). Eco ha prodotto un finto romanzo che tutti hanno preso per vero. Finto soprattutto come pastiche e parodia. E’ lui il nuovo esempio, il tipo esemplare dell’intellettuale italiota divenuto cosmpolita, il furbo di paese che se ne è andato in città e ha venduto agli americani e ai turisti di tutto il mondo la Torre di Pisa e il Colosseo. Eco è riuscito a mettere sapientemente in pratica le sue teorie. (…) Umberto Eco è il massimo promotore mondiale di questo superamento della distinzione fra buono e scadente, fra marmo e polistirolo. L’Italian Style, come stile che permette di vendere cose scadenti come se fossero buone, deve a lui quasi tutto.  L’altro risultato ottenuto dal romanziere Eco è ancora più profondo. Riguarda la psiche del pubblico, il rapporto tra gli acquirenti potenziali di carta stampata e le librerie. Eco ha tolto agli italiani il complesso della cultura, il senso di carenza culturale e di inferiorità nella cultura qualitativamente alta. Eco ha fatto una terapia psicanalitica agli italiani (…). A testa alta ognuno può entrare nella prima libreria e chiedere con voce chiara: Mi dia Il pendolo di Foucault mi dia Il nome della rosa.

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