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intervista ad Andrea Piva

Pubblicato da vertigine su Novembre 4, 2007

Dietro il film
Piva: il mio contributo a “I galantuomini”

di Rossano Astremo

Stanno per concludersi le riprese di “I galantuomini” quarto lungometraggio di Edoardo Winspeare, storia di un gruppo di giovani nel Salento, dagli anni settanta fino agli anni novanta, delle loro ambizioni borghesi o delle loro derive criminali, interpretato, tra gli altri,da Fabrizio Gifuni, Beppe Fiorello e Angela Finocchiaro. Tra gli autori della sceneggiatura anche Andrea Piva, scrittore dei film “Lacapagira” e “Mio cognato” del fratello Alessandro, e autore del romanzo “Apocalisse da camera”, edito da Einaudi nel 2006.
Andrea, come si è presentata l’occasione di lavorare alla sceneggiatura di “I galantuomini”?
«Avevo conosciuto Edoardo a Parigi in occasione di un evento legato al cinema e ci eravamo trovati in bella sintonia. Poi non ci eravamo sentiti per molto tempo, fino a quando un giorno di qualche anno dopo non ho ricevuto una sua telefonata…»
La sceneggiature è stata scritta da te, assieme a Winspeare ed Alessandro Valenti. Come si è svolto il lavoro?
«Edoardo e Alessandro avevano già scritto da soli un copione partendo da un’idea molto interessante. Poi, come quasi sempre succede in scrittura di sceneggiature, si erano trovati in una situazione in cui l’avere avuto per troppo tempo il testo sotto gli occhi aveva iniziato a minare la loro lucidità di giudizio, e allora hanno pensato di fare entrare nella squadra qualcuno dallo sguardo più “fresco”. Io non ci sono andato leggero e ho ricostruito la sceneggiatura dal suo nucleo originale, riscrivendola completamente, col mio approccio un po’ esageratamente “hard core” alle cose. Raggiunta una stesura che mi soddisfaceva, è iniziato un lavoro di mediazione che recuperasse il bello che della prima sceneggiatura mi ero fatto scappare integrandolo con il buono che avevo fatto io. Il risultato finale è una cosa non proprio mia, e proprio in questo per me molto interessante e nuova. Alessandro ed Edoardo sono due persone assolutamente squisite, con le quali io starei davvero molto volentieri anche a spaccare sassi tutto il giorno».
Anche Davide Barletti e Lorenzo Conte, con “Fine pena mai”, hanno lavorato nei mesi scorsi attorno ad un film ambientato durante gli anni in cui imperversava in Puglia la Sacra Corona Unita. È una coincidenza o, a oltre vent’anni di distanza, c’è il giusto distacco critico per affrontare anche “creativamente” quel periodo della nostra piccola storia?
«Credo sia una coincidenza “aiutata” da fatti contingenti. Mi pare naturale e necessario che passi un certo periodo di tempo prima che certe vicende siano affrontabili narrativamente con il dovuto distacco e con tutti gli elementi che, appunto, solo un congruo lasso di tempo può fare emergere, però insomma non credo che poi il grilletto della rivisitazione per immagini (o scritta che sia) scatti allo scoccare esatto di un’ora predeterminata».
Gifuni, Fiorello, la Finocchiaro… Sembrano gli attori giusti per questo affresco salentino.
«Sono nomi che parlano da soli. Personalmente, sono curiosissimo di vedere come faranno propri i personaggi, cosa daranno di proprio e come Edoardo (che con gli attori ci sa davvero fare) li guiderà. è una delle cose belle dello scrivere per il cinema. Potere un giorno andare a vedere da semplici spettatori una cosa che sulla carta avresti fatto tu. E che invece qualcuno ha totalmente reinventato, facendola sua».
Quali sono i tuoi prossimi progetti lavorativi?
«In questo momento sono in una bellissima crisi totale e nera, nerissima. Solo il pensiero di mettermi a scrivere mi fa venire voglia di farmi di crack o ascoltare un disco di musica leggera italiana. Se la mia storia personale è destinata a ripetersi, nel giro di qualche mese sarò morto oppure “barbonizzato” in casa coi telefoni spenti a lavorare a un altro inutile libro che piacerà solo a chi lo fraintende. Io in sincerità preferirei la prima ipotesi, ma sospetto che sia più probabile la seconda».

Articolo apparso oggi sul Nuovo Quotidiano di Puglia

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