Archivio per la categoria ‘antologia’
Due antologie targate Manni
Giada e Marta, un improvviso colpo di fulmine
Libro sui libri. 10 racconti sull’esperienza della lettura (Icaro Editore): in uscita a settembre

Libro sui libri
10 racconti sull’esperienza della lettura
a cura di Rossano Astremo
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interventi di:
Giuseppe Braga
Eva Clesis
Gabriele Dadati
Maura Gancitano
Tommaso Giagni
Elisabetta Liguori
Giancarlo Liviano D’Arcangelo
Teo Lorini
Flavia Piccinni
Nadia Terranova
Nel cristallo un vino astrale: un’antologia

NEL CRISTALLO UN VINO ASTRALE
di Alessandro Canzian
Sono figlia del cielo e della terra, / Pura ed impura come tutti, forse.
(M. L. Spaziani)
Sono questi i primi e bellissimi versi di un lungo percorso che prima d’essere costruito è stato amato, bevuto ed imbevuto nell’entusiasmo d’un brindisi, d’una ricerca della poesia oltre ogni facile etichetta. Nel cristallo un vino astrale è il primo progetto editoriale di Whipart onlus e conclude un ciclo di articoli che hanno avuto come oggetto d’interesse, appunto, il vino. Dal vino nell’antichità come strumento di conoscenza al vino nei tempi moderni come strumento religioso da una parte e mezzo per evadere la realtà dall’altra. Poi il vino come approfondimento di una particolare corrente artistica primonovecentesca italiana: il futurismo. Per concludere con uno sguardo all’oggi che si è rivelato, nel sodalizio tutto poetico che rappresenta questa antologia, un polisemico osservare la vita stessa.
Dallo sconforto benzoniano de roso / dallo sconforto, dall’ebbrezza di / un giorno rivederti alla dolcezza spirituale di Conte La mia anima è sulle mie labbra: / la cerchereste altrove invano. […] Inumiditela prima di vino, / e che sia libera di andare. Dalla malinconica verità di Piersanti ho pianto con la faccia dentro i vini / ché ogni cosa il tempo trascolora alla preghiera quotidiana di Buffoni Il vino bianco in cucina serve sempre / Sia lodato Gesù Cristo / Sempre sia lodato. Il vino acquisisce man mano colori e sfumature differenti, è il rosso / è il bianco / è bere un colore / come Van Gogh che si attaccava / ai pennelli afferma emblematicamente Cavalli nel suo testo. Il vino è Amico e nemico non so, / compagno del passato, / antico pensiero trasognato dice parimenti Cucchi.
Il vino come un simbolo del quotidiano, e della condivisione. Questa raccolta con la scusa di parlare del vino, vuole, a suo modo, raccontare la vita afferma il presidente Guido Roberto Saponaro nella sua prefazione. E leggendo questi versi è difficile non pensare al vino come a un leggero e inebriante strumento di navigazione attraverso la vita, una barca di Caronte, forse, attraverso il male e le aspirazioni umane. è ormai sfiorito il tempo delle rose: / la vita sa di tappo / e -come il vino- è solo da buttare afferma Mancini. Ma Le poesie vanno lette ubriachi […] solo così si colgono i respiri / gli affanni affacciati / dalle ampolle dei versi dice Cipriano quasi componendo un manifesto poetico. Vino, vita, e poesia, un trittico ed un unicum che ha come filo conduttore la voglia di bere e di brindare alla vita, osservandola, gustandola e rendendola sostanza umana calda e comprensibile, amicale. Perché la vita, come afferma Astremo nei versi scelti a conclusione di questo percorso, è forse questa poesia che serve o non serve, / ma è necessaria, come sangue che pulsa.
NEL CRISTALLO UN VINO ASTRALE
http://www.whipart.it/e-book/nelcristallounvinoastrale.pdf
Autori presenti nell’antologia Nel cristallo un vino astrale
Maria Luisa Spaziani, Maurizio Cucchi, Giuseppe Conte, Ferruccio Benzoni, Antonella Anedda, Umberto Piersanti, Paolo Ruffilli, Franco Buffoni, Silvio Ramat, Gian Mario Villalta, Giorgio Bàrberi Squarotti, Ennio Cavalli, Roberto Pazzi, Roberto Deidier, Rosaria Lo Russo, Erminia Passannanti, Maria Pia Quintavalla, Alessandro Agostinelli, Antonio Spagnuolo, Arnold de Vos, Claudio Mancini, Tita Paternostro, Giuseppina Tundo Carrozzi, Feliciano Paoli, Maria Luisa Bigai, Domenico Cipriano, Claudia Ruggeri, Rossano Astremo.
Si sta come a Natale:ventuno storie di Natale scritte da vibrisselibraie e vibrisselibrai
SI STA COME A NATALE
ventuno storie di Natale scritte da vibrisselibraie e vibrisselibrai
Quella del Racconto di Natale è una tradizione pericolosa. Ci si sono cimentati, e magari divertiti, molti Grandi Scrittori: da Christian Andersen, Charles Dickens e Lev Tolstoj fino a – tanto per stare a casa nostra – Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Dino Buzzati, Italo Calvino. Senza contare le Poesie di Natale: ci hanno provato, tanto per dire, Guido Gozzano (la famigerata «Il campanile scocca / lentamente le sei», e le sette, le otto, le nove, eccetera), Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti.
Peraltro, è difficile immunizzarsi dal Natale. Perfino chi cerca di ignorarlo snobisticamente (ad esempio incontrandoti per la strada e dicendoti gaio: «Buon solstizio!») o chi, per le sue ragioni che non discutiamo, arriva addirittura a detestarlo, finisce con il confermarne la centralità nel nostro sistema cronologico, familiare, economico, affettivo, gastronomico, religioso («È la dialettica, baby»). Non sarà un caso se i Pronto Soccorso degli ospedali e i centralini di Telefono Amico sono intasati, il giorno di Natale, dalle richieste di conforto di persone sole e depresse. Perché col Natale bisogna farci i conti: non si può semplicemente decidere di farne a meno.
Non si può semplicemente decidere di fare a meno del Natale: del suo immaginario infantile (pecorelle, stelline, angioletti, puccipucci), della sua mostruosità commerciale (ricordare sempre: il Babbo Natale che tutti conosciamo, quello grasso e rubicondo con braghe e giubba rosse bordate di pelliccia bianca, è un’invenzione della Coca-Cola – e non ha niente più che fare con l’austero – e turco – San Nicola), della sua potenza religiosa (un dio che s’incarna: roba che ai credenti di altre religioni fa semplicemente orrore e schifo).
Ogni anno i giornali calcolano quanto spende ogni famiglia tra Natale e Capodanno: noi, che ci occupiamo di libri, ci limitiamo a ricordare che (tenendo fuori dal conto l’editoria scolastica, che è un’altra cosa) il sistema del libro, in Italia, fa in dicembre da un quarto a un terzo del suo fatturato (vedi). In altre parole: se non ci fosse questa follia del regalo natalizio, e se il libro non fosse per molti versi il regalo ideale, il sistema del libro italiano rischierebbe di non campare.
E quindi: se il Natale è tutto questo, se tra Natale e Libro c’è una relazione così necessaria, potevamo noi vibrisselibraie e vibrisselibrai restare indifferenti?
No, non potevamo. Certo: non ci chiamiamo Pirandello o Buzzati, e tanto meno Andersen o Dickens, ma abbiamo che fare intensivamente con le parole – chi anche per professione, chi solo per diletto – e, soprattutto, crediamo di avere il senso della misura. Il gioco ci piace, il regalare ci piace (non per nulla tutti i nostri libri sono gratuiti), e così un po’ per gioco e un po’ per la voglia di regalare (di regalare ciò che abbiamo di più prezioso: un po’ di noi stessi) ci è venuto in mente di fabbricare questa strenna natalizia: un piccolo libro di Racconti di Natale.
Chi tra noi ha avuto tempo e voglia e modo ha scritto ex novo – altri hanno tirato fuori dal cassetto – un Racconto di Natale. Sono ventuno in tutto, e ve li presentiamo senza particolari pretese. Speriamo di riuscire a interessarvi, a divertirvi, a regalarvi un buon momento.
[Ramona Corrado e Giulio Mozzi]
* * *
Per questo libro, la raccolta dei testi e il primo lavoro di redazione sono stati curati da Ramona Corrado. La revisione del lavoro di redazione è stata curata da Gaja Cenciarelli. L’impaginazione è stata curata da Antonio Brancaccio, Alessandro Simonato, Gaja Cenciarelli, Margherita Trotta. La copertina (un collage di fotoritratti di vibrisselibraie e vibrisselibrai) è stata ideata e prodotta da Alessandro Simonato.
Sporco al sole: intervista a Michele Trecca
“Sporco al sole”. Quei ragazzi sconosciuti diventati scrittori
di Rossano Astremo
Nacque tutto da un appello lanciato ai giovani scrittori meridionali, stampato in migliaia di cartoline e affidato al buon cuore di redattori culturali e librai, introdotto da una domanda: “Ma ci siete o no narratori del sud estremo?”. Il prodotto di quell’appello fu l’antologia “Sporco al sole”, pubblicata da Besa nel 1998 e curata da Michele Trecca, Gaetano Cappelli ed Enzo Verrengia, all’interno della quale erano presenti i racconti di sette scrittori, Luigi Bamonte, Ottavio Cappellani, Francesco Dezio, Giovanni Di Iacovo, Francesca Forleo, Annalucia Lomunno, Livio Romano. Annalucia Lomunno e Livio Romano, dopo la loro presenza in “Sporco al sole” hanno poi esordito a marzo 2001 rispettivamente con Piemme e Einaudi. Francesco Dezio con Feltrinelli nel 2004, “Nicola Rubino è entrato in fabbrica” . Ottavio Cappellani ha pubblicato nel 2004 con Neri Pozza (“Chi è Lou Sciortino”) e quest’anno con Mondadori, “Sicilian tragedi”. Ora l’antologia è nuovamente nelle librerie. Ne parliamo con Michele Trecca, che da anni, grazie anche alla sua associazione BooksBrothers, svolge un ottimo lavoro di scoperta di narratori pieni di talento.
Perché ripubblicare “Sporco al sole” a quasi dieci anni di distanza dalla sua uscita?
«È stata un’idea di Livio Muci che ho prontamente condiviso. Mi fa piacere che il libro sia di nuovo in circolazione perché troppo spesso “Sporco al sole” è stato cancellato dalle note biografiche degli autori in esso pubblicati quando questi sono approdati a case editrici maggiori. Vedi, per esempio, le quarte di copertina degli ultimi romanzi di Livio Romano e Ottavio Cappellani, rispettivamente con Marsilio e Mondadori. Io credo, invece, che “Sporco al sole” sia stata un’esperienza letterariamente significativa per tutti. Credo anche che abbia ancora una sua dirompente attualità».
Cosa spinse te, Cappelli e Verrengia a lavorare su un’antologia di giovani scrittori meridionali?
«Ci interessava solo fare un libro cha avesse il sapore della novità rispetto ai luoghi comuni della rappresentazione del Sud, alle immagini oleografiche e cose del genere. Volevamo fare un libro in qualche modo vicino alla sensibilità giovanile di quel momento anche simbolicamente forte della imminente fine del millennio. A giochi fatti si può dire che è prevalso un criterio linguistico ma per la semplice ragione che i testi che spiccavano per la loro freschezza avevano in comune questo denominatore di una lingua meticcia, fatta di contaminazioni dialettali, gergali, musicali, fumettistiche…»
A distanza di dieci anni come è cambiata, a tuo parere, la rappresentazione del Sud che oggi viene messa in atto dai nostri narratori?
«Mi sembra intanto che oggi il Sud esprima una ricchezza letteraria, di nomi e talenti, molto maggiore che dieci anni fa. Questa vivacità traboccante non consente di racchiudere in una sintesi il panorama narrativo e poetico, assolutamente variegato. C’è una pluralità di percorsi che è impossibile tratteggiare velocemente. Se penso a Taranto, per esempio, mi vengono in mente almeno dieci nomi e altrettante modi diversi di calarsi in certa realtà sociale incandescente di quella città e del nostro Paese in generale. Oggi, forse, tra gli scrittori meridionali c’è più facilità o voglia di ieri di fare i conti col proprio tempo, di venire ai ferri corti e misurarsi con esso. Questo slancio qui io lo chiamo “trazione anteriore”: tra gli scrittori meridionali oggi, secondo me, c’è più
“trazione anteriore” di ieri. C’è un gioco letterario più offensivo, più spregiudicato. C’è, però, forse, meno voglia di sperimentare nuove modalità linguistiche e questo alla lunga può pesare negativamente».
Quasi tutti gli autori presenti in “Sporco al sole” hanno poi pubblicato per grandi editori. L’antologia, quindi, ha svolto il suo compito di promozione e lancio di nuovi talenti. Se oggi tu avessi l’opportunità di dare vita ad un nuovo “Sporco al sole”, quali nomi di giovani autori faresti?
«Io “Sporco al sole” lo rifarei come allora, e cioè partirei senza rete, lanciando un appello alla cieca e, quindi, pubblicherei il meglio di quello che arriva. Ripeto: così facemmo allora. Non conoscevamo nessuno dei sette autori poi pubblicati, di ciascuno di loro abbiamo conosciuto prima la pagina scritta poi il nome e, quindi, il volto, che di qualcuno ho anche dimenticato, come quello dell’allora diciassettenne Bamonte che ho visto una volta sola per mezzora e che non so ora dove sia e cosa faccia. Anzi, spero che questa nuova uscita del libro sia l’occasione per rivederlo. In realtà, gli autori da me pubblicati nella collana “Cromosoma Y” curata dal 2003 al 2006 per la casa editrice Palomar sono alcuni degli esordienti che avrei inserito nell’antologia virtuale di cui stiamo parlando. Faccio i nomi, in ordine di pubblicazione: Andrea Di Consoli, Dino Mimmo, Roberta Iarussi, Francesco Lanzo, Mauro Fabi, Vincenzo Corraro, Maurizio Cotrona, Giovanni Di Iacovo, Isabella Marchiolo. E, naturalmente, Andrea Simeone di cui ho curato con la sigla BooksBrothers il romanzo “Recinto di porci” appena pubblicato da peQuod».
Articolo apparso oggi sul “Nuovo Quotidiano di Puglia”
Pronti per Einaudi, a cura di Maria Sole Abate

Pronti per Einaudi
antologia di narrativa di tendenza
a cura di Maria Sole Abate
Le pagelle
di Rossano Astremo
Non ne potete più delle antologie, vero? Come darvi torto. Eppure l’antologia che ho tra le mani contiene racconti di alcuni scrittori davvero interessanti, ma ci sono due elementi che la rendono ai miei occhi insopportabile: 1) Il titolo: Pronti per Einaudi, con sottotitolo ancora più paraculo, antologia di narrativa di tendenza; 2) Il fatto che sia una raccolta di racconti a tema libero, poiché, come sottolinea la curatrice Maria Sole Abate, “non è un’antologia di Stile Libero, quindi lo stile è libero davvero”. Siamo nel solco della provocazione vera e propria, una smaccata trovata mediatica nel tentativo di creare un oggetto quanto più trendy possibile: “è una raccolta trendy in quanto non alla moda, è una raccolta che lancia la moda del non conformismo”. Al di là di ogni strillo e di ogni escamotage necessario per rendere il libro quanto appetibile e vendibile, la mia sensazione è, a lettura terminata, di smarrimento. Quindi non parlerò del libro, non nei canoni consueti, ma sarò paraculo anche io come la curatrice e Coniglio, l’editore che ha pubblicato la raccolta, e darò i voti ai racconti, come si fa dopo una partita di calcio, utilizzando un po’ lo stile del giornalista Paolo Ziliani. Chi mastica un po’ di cultura pallonara sa a chi mi riferisco.
Luigi Mascheroni, Manca solo il titolo: voto 6
Siamo nel bel mezzo di una riunione editoriale nella quale si decidono gli ultimi dettagli per un’antologia di prossima uscita. Tra gli scrittori presenti anche Massimiliano Parente che, non a caso, sembra aver messo il suo zampino sulla scelta di alcuni autori presenti in Pronti per Einaudi. Introduttivo.
Davide Brullo, Rettilario: voto 7 ½
“Quando comprendi cos’è l’uomo e quale scopo ha la vita, allora è lecito scappare terrorizzati, con un cappotto che ha l’apertura alare di un condor e la barba simile a una grondaia di rame, come fece Tolstòj”. Trama complessa, scrittura raffinata. Niente da dire. Sontuoso.
Marco Missiroli, Per favore: voto 6
Le doppie abitudine di un uomo in villeggiatura osservate da un giovane edicolante. Immediato.
Barbara Di Gregorio, L’eroe dal lungo cappello: voto 8
Se avessi dei soldi da puntare scommetterei su di lei. Già apprezzata nell’antologia Voi siete qui, la Di Gregorio mostra di avere fantasia da vendere, costruendo una storia frizzante in cui giovinezza, militanza politica e paranoia s’intrecciano alla grande. Tondelliana.
Marco Candida, Tu leggi nel pensiero: voto 6-
Cinque pagine, un solo punto. L’io narrante racconta al suo interlocutore di averlo sognato mentre legge nel pensiero. Non la prova migliore di Candida. Cerebrale.
Flavia Piccinni, bob: voto 6 ½
Parodia della società dello spettacolo, dove per apparire si fa di tutto. Le selezioni per Amici vanno male? Non c’è problema, se sei bella c’è sempre un posto come corteggiatrice a Uomini e donne. Talento puro.
Paolo Sortino, Il compleanno della scimmia: voto 7
“Perché di immagini è fatta la vita, qui, di quadri chiusi, tra due muri, uno scorcio su due pozzanghere – un vestito bianco, forse fradicio, che tanto vorrei sporgesse da un angolo. La realtà si ritira ai mie passi e attorno resta l’idea che ne ho solida e schiva”. Racconto di sensazioni e ricordi. Bella sorpresa.
Toni Fachini, Fawzi guarda le luci: voto 6 ½
Il dramma dell’emigrazione narrato con stile aggraziato e sognante. Gradevole.
Andrea Caterini, Una pagina di diario: voto 6
Un uomo medita attorno all’idea di suicidio. Compito ben svolto. Non morde.
Massimo Gardella, Verde cambogiano: voto 7
Il viaggio di un italiano tra gli spazi di una Cambogia ancora invasa da mine. Frizzante.
Francesco Borgonovo, Undici settembre: voto 7
“L’undici settembre è la più grande sega mai fatta nella storia dell’umanità”. Rileggere episodi della storia contemporanea in chiave onanistica. Originale.
Davide Bregola, L’uomo: voto 6 ½
L’io narrante riflette sullo stato di crisi della civiltà contemporanea. Prosa impeccabile. La classe non è acqua.
Laura Sergio, Tutto: voto 6 –
Laura Sergio è una poetessa di grande talento. In questo racconto lavora su stereotipi presenti in molta letteratura erotica. Già letto.
Matteo De Simone, Una sera a teatro: voto 6
Uno spettacolo musicale, una giovane coppia, un avvenimento che rovina la serata, il terrorismo nostrano ombra che continua a riecheggiare. Lineare.
Yuri Leoncini, Al sapore di mandorla: voto 6 ½
Ci si può togliere la vita in molti modi. La protagonista del racconto sceglie la via più dolce: “Ho scelto di morire al sapore dolcissimo e pur amaro della mandorla”. Bizzarro.
Guido Genovesi, La diagnosi: voto 6
Ricordate, nell’edizione del 2004 del Grande Fratello, il concorrente cacciato a causa della bestemmia? È proprio Guido Genovesi, che, in questo racconto, crea un simpatico cortocircuito narrativo tra l’esigue speranze di vita del protagonista e le superofferte che ti propinano i centri commerciali. Ironico.
Lucia Burello, Porta a porta: voto 6 ½
Il protagonista del racconto si chiama Devoto. La sua professione è convincere la gente a cremarsi. A ciò si aggiunge un suo lato oscuro, svelato dal finale. Macabro.
Annalisa Casagrande, Giorni e notti: voto 6 ½
Tra passato e presente, tra memoria e insicurezze, si snodano le parole della protagonista. Nostalgico.
Enrico Piscitelli, Se solo anche tu riuscissi a non stare seduta: voto 7 –
Stazione. Il fratello del narratore soffre d’aerofagia, è innamorato e pensieroso. Funambolico.
Michele Vaccari, Papà ha cambiato televisore perché in quello vecchio c’era troppa pubblicità: voto 7
La violenza domestica resa attraverso un racconto scintillante. Nome da memorizzare.
Mauro Tuttora, Un’americana a Roma: voto 7
Resoconto di una giornata all’inseguimento della coppia Tom Cruisce e Katie Holmes. “Abbacinante”.
Claudio Marrucci, Le quattro parole dell’amore: voto 6
La famiglia, gorgo di gioie e dolori. Il rapporto malato di una coppia di anziani analizzato dal nipote. Dolente.
Stefania Bergamini, Storiella di un nulla scritto: voto 5
Il titolo dice tutto. Non aggiungo altro. Così non va.
Maria Sole Abate (la curatrice): voto 6
Compito ben svolto. A lei rimprovero, in tono benevolo, naturalmente, il contorno dell’antologia, l’aura di provocazione, ripeto, costruita a tavolino per far parlare del libro. Immagino si parlerà più del perché compaia Einaudi nel titolo che dei racconti, alcuni, come visto, eccellenti. Sufficit.
Mordi & Fuggi

Oltre la taranta. Sedici racconti per “non” sfuggire al ragno
di Rossano Astremo
Partire da “La terra del rimorso” di Ernesto De Martino per produrre nuova mitopoiesi attorno al fenomeno del tarantismo. Questa l’idea che fa da sfondo a Mordi & Fuggi, l’antologia di racconti “per evadere dalla taranta”, come recita il sottotitolo, pubblicato da Manni in questi giorni, primo titolo di Punto G, la nuova collana interamente dedicata alle scritture contemporanee. Sedici gli autori presenti, Cosimo Argentina, Andrea Bajani, Giovanna Bandini, Giosuè Calaciura, Antonella Cilento, Carlo D’Amicis, Teresa De Sio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Carlo Lucarelli, Gianluca Morozzi, Antonio Pascale, Aurelio Picca, Laura Pugno, Livio Romano e Grazia Verasani, introdotti dall’antropologo Marino Niola. A tutti gli scrittori inclusi nel volume, l’editore ha donato, prima di cimentarsi con la stesura del racconto, una copia del fondamentale lavoro di De Martino. Una sorta di comune denominatore dal quale partire che all’arrivo ha dato, come facilmente prevedibile, risultati diversi e contrastanti. Una prima annotazione riguarda la qualità dei racconti. Come molto spesso accade in lavori antologici, a peccare sono sempre gli scrittori più noti, quelli dai quali ti aspetteresti il racconto che vale da solo il prezzo di copertina. Accade anche in “Mordi & Fuggi”, ma, nonostante ciò, molte sono le storie brillanti, ciascuna delle quali declina con dosi diverse di stile e creatività il mito del ragno dal morso che avvelena. Ci sono racconti d’ambientazione storica, racconti costruiti sottolineando il legame tra la pizzica e altre danze, racconti che utilizzano il mito della taranta come metafora per dire altro, racconti che si soffermano su la Notte della Taranta, quello che oggi è l’evento mediatico più importante attorno al quale ruota l’attuale rinascita del fenomeno, e racconti nei quali pizzicati, suonatori di violini, organetti e tamburelli appaiono flebilmente nell’intreccio, piccoli motivi narrativamente non significativi.
Tra i più riusciti “La melodia dei nastri di Ghisa” di Cosimo Argentina, nel quale lo scrittore di “Cuore di cuoio” racconta la torbida passione consumatasi in una stanza d’albergo tra un tarantino e una salentina, a poche ore dall’inizio della Notte della Taranta. Lei, abile danzatrice, correrà a Melpignano, lui, lontano anni luce da quel mondo di folklore e lustrini, preferirà tornare a casa, dai suoi amici: “Ognuno corre verso il suo inferno, pensai tenendo le mani sul volante e registrando nella mia mente i contorni ormai sbiaditi della ragazza. C’è chi cerca la notte stellata e il ritmo aracnoide e chi il ruvido sferragliare dei nastri trasportatori. Sapevo che nessuno avrebbe tifato per me, ma non me ne fregava nulla. È così che funziona. A voi la Taranta e a me Taranto: e questo è quanto”. Sempre la Notte della Taranta è il leitmotiv di “Calypso mon amour”, racconto di Livio Romano, il quale ripesca dal cilindro Gregorio Parigino, già protagonista di “Niente da ridere”, suo ultimo romanzo. Parigino è alle prese con la diretta televisiva della Notte della Taranta. Il suo compito è quello di intervistare, assieme ad un’altra giornalista, le star che si susseguiranno nel backstage, prima della loro entrata sul palco. Non tutto, come immaginabile, andrà per il verso giusto. Godibile e divertente. Altra chicca dell’antologia, a sorpresa, è “L’erba del diavolo” di Teresa De Sio, che narra la storia di due sorelle, Filomena e Archina, che, dopo la morte della madre, abbandonano l’isola di Procida per approdare a Cutrofiano. Sarà Archina, la più piccola, ad essere morsa dalla tarantola e a mettere in subbuglio per tre giorni l’intero paese.
Merita un’ultima segnalazione, per l’originalità dell’idea e per la resa stilistica, “Poison” di Laura Pugno, storia di una performer perseguitata dalla visione di ragni: “In piedi sulla piattaforma, immobile nell’occhio della telecamera di Fabio, attende il momento esatto in cui i ragni verranno a circondarla. In cui sarà perfettamente sola”. “Mordi & Fuggi” invaderà, ne siamo certi, le piazze dei tanti paesi del Salento nei quali i concerti di pizzica scandiscono il trascorrere dell’estate. Oltre ai tamburelli, alle t-shirt, ai prodotti tipici della nostra terra, anche un libro di racconti per i tanti turisti. Avvicinarsi al mito della taranta, secondo i puristi bistrattato da logiche di marketing galoppanti, attraverso l’occhio della letteratura sembra essere, oggi, il peggiore dei mali.
Articolo apparso su oggi su “Nuovo Quotidiano di Puglia”
gay everyday

Gay everyday: racconti dalla quotidianità omosessuale
Dall’estremismo del Pasolini di “Petrolio” al romanticismo di “Un mondo senza di me” di Marco Mancassola, passando per “Seminario sulla gioventù” di Aldo Busi, “Altri libertini” di Pier Vittorio Tondelli, “Generations of love” di Matteo Bianchi e “Troppi paradisi” di Walter Siti, la narrativa di argomento omosessuale ha raggiunto, negli ultimi decenni, esiti di alto valore letterario. Da poco nelle librerie una nuova antologia tematica, Gay Everyday, pubblicata dalla casa editrice Manni.
Giò Staiano, nato a Sannicola, poi trasferitosi nella capitale, autore nel lontano 1959 di due libri “Roma capovolta” e “Meglio l’uovo oggi”, sequestrato dalle autorità con l’accusa di propagare idee contrarie alla pubblica morale e dannose per il costume, apre la serie delle sedici testimonianze dell’antologia. Il titolo del racconto “Flash Gordon ovvero la scoperta di essere diverso” è presto spiegato da queste poche righe: “Io non avevo voglia di dormire ; sdraiato sul mio letto, nella fresca penombra della camera da letto che dividevo con Achille, sfogliavo un album di fumetti di Flash Gordon. La figura maschia e atletica di quel personaggio mi affascinava , senza che sapessi spiegarmi il perché”.
Altro intervento degno di nota è quello di Nico Naldini, poeta e scrittore, cugino Pasolini, il quale ricorda: “Pasolini, molti anni prima che venissero divulgate le ipotesi genetiche, un giorno mi invitò a seguirlo nella perlustrazione di una città piemontese in cui era nata nostra nonna, alla ricerca delle origini della nostra “joy”. Così, con antica parola provenzale, rivendicava le energie dell’omosessualità”. A questi due interventi si aggiungono l’intervista di Willy Vaira a Francesco e Giovanni, compagni di vita da oltre quarant’anni, il testo di Angelo De Marco, “Like a virgin”, che affronta il tema delicato della diffusione dell’omosessualità in ambienti clericali, e, poi, molti racconti di donne e uomini anonimi. Intensi e ben scritti sono “Un anno d’amore” di Vanessa che scandisce, mese dopo mese, le tappe fondamentali di una storia d’amore giunta inaspettata e trasformatasi in qualcosa di profondo e ingestibile, e “28 marzo 1993” di Nico che racconta i tredici anni di unione con il suo M., dopo molte incomprensioni, accettata dalle rispettive famiglie.
I racconti sono accompagnati dalle divertenti e, a volte, ciniche vignette di Giuseppe Fadda. Dopo “Tu quando scadi?”, antologia dello scorso anno, che raccoglieva testimonianze della generazione dei trentenni, vittime di un precariato lavorativo senza precedenti, Manni, con “Gay Everyday”, compie una nuova operazione di matrice più politica che letteraria. Ciò che interessa non è la qualità dei racconti in questione, ma la sollevazione di discorsi e problematiche, presenti nei racconti, che uno strambo puritanesimo nostrano tende a seppellire. Non a caso l’antologia si chiude con il Cristina che, in “Primavera madrilena”, racconta la sua esperienza di studentessa Erasmus che trova l’amore nella capitale spagnola. Una strizzatina d’occhio che non guasta alle politiche del Governo Zapatero in materia di parità dei diritti civili. Altro che Dico!

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