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Best Off 2008, Tu sei lei: a cura di Giuseppe Genna
La narrativa italiana è donna
di Rossano Astremo
Giunge nelle librerie per il quarto anno consecutivo il Best Off della minimum fax, curato, nell’occasione, da Giuseppe Genna. Il titolo del volume è “Tu sei lei” e raccoglie i racconti inediti di otto scrittrici italiane. Per la prima volta, quindi, il Best Off muta prospettiva, poiché non contiene più il meglio di quanto pubblicato su riviste cartacee e on-line nell’anno precedente, ma diventa contenitore di storie scritte per l’occasione, come spiega Genna nell’introduzione: “è stata esplicita richiesta del curatore di questa edizione dell’antologia non raccogliere testi da internet e da pubblicazioni cartacee e commissionarne ex novo. È l’ex novo che aggredisce la carta e va anche ad aggredire la rete. L’ex novo, elemento editoriale antichissimo, è ciò che mette in luce una fenditura fondamentale: l’invito esplicito, da parte di ciò che è extraletterario, a creare liberamente testi di verità”. A ciò si aggiunga anche il fatto che rispetto al 2005, anno in cui nacque l’idea del Best Off, le riviste letterarie italiane stanno vivendo un periodo critico, di messa in discussione del proprio statuto esistenziale. Con le debite eccezioni, che non servono a migliorare il quadro complessivo.
La scelta da parte di Genna di ospitare solo scrittrici è fortemente condivisibile. Genna parla di atto politico. È nel ventre della scrittura femminile che si va alimentando una nuova percezione dell’immaginario che, una volta divenuto scrittura, produce mondi possibili a volte di grande impatto. Tra i racconti in questione spicca per bellezza dell’intreccio e per nitidezza del linguaggio “Come nessuna madre avrebbe mai fatto” di Veronica Raimo. Conferma di una scrittrice che con il suo esordio, “Il dolore secondo Matteo”, ha davvero impressionato in positivo gli addetti ai lavori per la sua maturità stilistica. Anche in questo racconto, come il romanzo citato, Raimo si sofferma su un triangolo amoroso malato, quello tra Rudi, geniale maestro di danza, Irene, la piccola danzatrice “fatta di movimento” e Carla, la moglie del maestro, incinta. Il racconto analizza la progressiva distruzione della passione tra Irene e Rudi, e la conseguente decisione di Rudi di interrompere questa relazione turbinosa per il bene della sua famiglia. Proseguendo nella lettura, però, con un salto temporale di qualche anno, la vendetta di Irene si consumerà nel più atipico dei modi. Altro racconto degno di nota è “Tirare alla cieca” di Federica Manzon, unico racconto all’interno dell’antologia che ha come protagonisti personaggi maschili, due fratelli, Goran e Mitja, che si trovano coinvolti in una spirale del male triviale e senza via d’uscita. Colpisce molto l’arditezza sperimentale di Donata Feroldi che in “La ragazza-cane” ci dona pagine dotate di grande spirito visionario. Scrive, infatti, Genna, sempre nell’introduzione: “Che cos’è questa scrittura che Feroldi lancia verso chi legge? È un romanzo? è psicologica? È racconto contemporaneo? È la scrittura come performance? È prosa poetica? È poesia? Crollano i generi a cui si appiglia disperatamente la critica, perché qui il nucleo veritativo della letteratura è la stessa superficie testuale”. Buoni anche i racconti di due scrittrici navigate quali Carola Susani e Helena Janeczek. Susani, in “Surf”, costruisce un toccante quadro di solidarietà tutta al femminile, con un finale fortemente tragico. La protagonista di “Lemuri”, racconto di Janeczeck, trascrive per il piccolo figlio, rimasto a casa, i dettagli di un viaggio compiuto da lei, assieme al marito, in Madagascar, tra risvolti passionali e vicende cronachistiche. Concludono l’antologia Alina Marazzi, regista di documentari, che in “Baby Blues” riporta il diario patologico di una donna prima e dopo la nascita del suo primo bambino, Babsi Jones, che in “In morte di Babsi J” propone una breve pièce teatrale in due atti, in cui a morire è proprio Babsi Jones, lo pseudonimo del troppo osannato e troppo contestato “Sappiano le mie parole di sangue”, ed Esther G., che in “La morte per mezzo di me” affronta, con una prosa strappata e magmatica, il tema della violazione del corpo di una donna.
“Tu sei lei” è obiettivamente una buona antologia, con racconti che da soli valgono il prezzo di copertina, ma con altri che non convincono appieno o perché deboli dal punto di vista della storia che narrano o perché stilisticamente criticabili.
incipit di “Reincarnazione”
(Ecco l’incipit di Reincarnazione, il racconto di Cristiano de Majo apparso su Vertigine e inserito in Voi siete qui, il Best Off del 2007 della minimum fax, curato da Mario Desiati. Qui nella versione apparsa sulla nostra rivista in Politicamente scorretto dell’ottobre 2005 e nel numero antologico del maggio 2006)
Reincarnazione
di Cristiano de Majo
«Ti metterò a parte di una delle mie
ambizioni. Una piccola. Forse ti interesserà.»
«Ne dubito» disse Barney.
«Diventerò un pianeta.»
Le tre stimmate di Palmer Eldritch
Stamattina ero da poco arrivato in ufficio quando ho ricevuto il messaggio di reincarnazione sul mio Nokia; c’era scritto: Reincarnazione ore 14.30 S. Maria Maggiore. La cosa mi ha preso un po’ alla sprovvista – non mi aspettavo che mi contattassero dopo appena due giorni dall’iscrizione – e mi è quasi passata la voglia di andarci, non sentivo di essere pronto. Poi, guardando i colleghi con gli occhi spenti e le teste immerse nei monitor, ci ho ripensato. Ho pensato che non potevo perdere l’occasione di farla finita con questa vita. Allora sono andato in direzione e ho chiesto un permesso. Il capo me lo ha concesso con una scrollata di spalle, mi ha detto “dobbiamo fare attenzione Monetty, gli ingranaggi della macchina sono molto delicati, possono rompersi da un momento all’altro”, una delle classiche frasi con cui cerca di impressionare noi dipendenti della Fingest. Ora sto raggiungendo piazza S. Maria Maggiore, sono in leggero ritardo. Esco dalla Stazione Termini e prendo per via Gioberti, che è tutto uno struscio di arabi, indiani e barboni. C’è un odore fastidioso nell’aria, come di qualcosa andato a male. Raggiungo la piazza e costeggio la chiesa. Mi apro un varco tra un nugolo di piccioni. Al mio passaggio i piccioni svolazzano e ricoprono i sampietrini con un tappeto di piume grigiastre. Provo un certo disgusto a camminare sulle piume dei piccioni, ma mi distraggo per cercare la persona con cui ho appuntamento. Non ne so niente, non mi hanno detto come si chiama, né se è uomo o donna. Ci sono tre barboni stravaccati sulla scalinata della chiesa che stanno zitti e si passano una bottiglia di vino rosso tutti sommersi nelle loro cianfrusaglie. Più in là c’è un gruppetto di turisti che hanno l’aria di essere polacchi o cechi, o comunque dell’est; stanno scattando foto comitiva. In mezzo al gruppo noto uno che non c’entra niente, è un tipo alto e segaligno, molto elegante, sembra italiano. Indossa un completo grigio, cappello con le falde e occhiali da sole. A un tratto mi fa dei cenni, come se volesse farsi riconoscere. Lo raggiungo, mentre i turisti si stanno avviando in fila indiana verso un pullman.
Book Party Voi siete qui
Considerazioni su “Voi siete qui”
Considerazioni su “Voi siete qui”
di Rossano Astremo
Ho da poco terminato la lettura di “Voi siete qui”, il Best Off 2007 della minimum fax curato quest’anno da Mario Desiati: 16 esordi narrativi pescati all’interno del meglio delle pubblicazioni in rivista della passata stagione editoriale. La presentazione ufficiale avverrà, come già anticipato nel precedente post, domenica 28 gennaio, con un Book Party, idea molto innovativa in perfetto “stile minimum”. Naturalmente il mio è un giudizio poco obiettivo, nel senso che ritengo il lavoro compiuto da Desiati davvero interessante, non solo perché uno dei racconti inclusi nel progetto, “Reincarnazione” di Cristiano de Majo, è stato prelevato dal calderone del numero antologico di Vertigine, ma anche perché oggettivamente mette in campo scritture di una grande forza stilistica e contenutistica. Dei sedici racconti inclusi non mi hanno convinto “Fantasilandia” di Axel Braun, regista porno col vizietto della scrittura, “La delegazione arrivò a Massa senza troppo casini” di Duccio Battistrada, racconto comparso all’interno della rivista Linus, che ripercorre il rapporto di profondo amore dell’io narrante per l’estro creativo di Andrea Pazienza. Questo secondo l’ho trovato meno potente di molte altre scritture. “Le suicide de Paris” di Giancarlo Liviano è scritto divinamente. Sembra davvero di leggere alcune pagine del DeLillo migliore. Rappresenta ottimamente l’esasperazione del divismo contemporaneo letto attraverso l’utilizzo di una scrittura nitida, precisa, chirurgica. La scena dell’uomo che al rallentatore si avvicina alla Rolls Royce nella quale è presente Paris masturbandosi vale davvero da sola il prezzo di copertina. A questo aggiungerei la bellezza delle pagine di “Manco un po’” di Flavia Piccinni, classe 1986, che racconta la malinconica storia di un fuori sede in preda ad una crisi depressiva che sembra non avere sbocchi (bella anche qui la scena dell’ultimo rapporto sessuale avuto dal protagonista, talmente freddo da indurlo ad un allontanamento volontario dall’altro sesso), o ancora l’intreccio perfetto di “Muovendoci come gechi” di Marco Di Marco, storia di un docente universitario omosessuale che adesca, a sua insaputa, un suo studente del primo anno. Al di là delle possibili classifiche dei racconti più belli, che sono soggettive e come tale lasciano il tempo che trovano, è certo che “Voi siete qui” rappresenta un’ottima sintesi delle linee di tendenza attuali della narrativa italiana contemporanea. Uno spettro davvero complesso che, nella costruzione di mondi possibili rispettosi dei dettami fondamentali della coerenza e coesione, topici in narrativa, include l’attenta analisi della realtà, con una predilezione per la forma reportage, presente nei racconti di Piero Sorrentino, Giacomo Giubilini e Babsi Jones, e, agli antipodi, il completo stravolgimento del diorama realistico, con predilezione di impalcature fantastiche, come dimostrano i racconti di Tiziana Battisti ed in particolar modo “Una notte qualunque all’Oca banana” di Barbara Di Gregorio, i cui protagonisti, giusto per capirci, sono Paperino, Gastone, Paperina e il vecchio Paperon de’Paperoni. In conclusione, il mio giudizio sul Best Off è sempre stato positivo, a partire dal primo volume curato da Pascale, da molti criticato perché risentiva troppo dei gusti personali del selezionatore, passando poi per il lavoro più razionale di Giulio Mozzi, che nel meglio dello scorso anno ha cercato di dare vita ad uno strumento quanto più utile possibile per comprendere i meccanismi, i misteri e le contraddizioni dell’industria culturale. E continua ad essere positivo. Perché ho un amore smisurato per le riviste letterarie e sono convinto che, tra qualche anno, molti di questi nomi li troveremo in collane importanti dell’editoria che conta. Se avessi soldi da buttare scommetterei su un paio di nomi. Per il resto, mi auguro che quest’antologia venga letta da quanta più gente possibile, affinché il progetto Best Off possa continuare ad infettarci. Buona serata.
