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Torsten Krol, Callisto: recensione

Pubblicato da vertigine su Agosto 7, 2007

 

Come non affezionarsi ad Odell Deefus?
di Rossano Astremo

Come non affezionarsi ad un personaggio come Odell Deefus, ventunenne bianco col nome da nero, protagonista di Callisto, romanzo di Torsten Krol, edito da Isbn? Ci sarebbero molte cose da dire su Krol, scrittore australiano, al suo secondo romanzo, con un terzo in cantiere, che comunica solo via e-mail sia con il suo editore che con il suo agente, una sorta di Thomas Pynchon dell’era internettiana, anche se con Pynchon ha poco da spartire dal punto di vista narrativo. Fore un pizzico di paranoia? Sto prendendo una strada sbagliato, un giro troppo largo che mi allontana dal fulcro della narrazione, rappresentato da questo grosso spilungone americano, Odell, che, visto i suoi scarsi rendimenti scolastici, decide di arruolarsi nell’Esercito perché è l’unico posto dignitoso per un poco di buono come lui. Il suo obiettivo è quello di recarsi a Callisto, la città del Kansas dove ci si arruola, ma ha dei problemi con la sua auto, è costretto a fermarsi e a chiedere aiuto. Finisce nella casa di un certo Dean, col quale, complice l’alcol, finisce per diventare amico e per aiutarlo nel suo lavoro: tosare l’erba nelle case degli abitanti della città. Narrato in prima persona da un Odell con grossi problemi di espressione, scritto, quindi, in un americano strambo e sgrammaticato, ottimamente tradotto dallo scrittore Francesco Pacifico, il romanzo subisce un’accelerazione d’eventi improvvisa, con la scoperta di cadaveri in freezer sotterranei, il nascondimento di altri cadaveri colpiti con mazze da baseball, giri di spaccio di droga, fuga di notizie su presunti terroristi che vogliono far esplodere senatori candidati alle prossime presidenziali, esplosioni di furgoni dalle quali ci si salva per il rotto della cuffia. Tutti questi eventi travolgono il povero Odell, che dalla volontà di diventare soldato per difendere il suo Paese viene accusato di essere un pericoloso terrorista. Odell è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza e sottoposto alle torture più abiette al fine di confessare colpe che non ha. Si è solo trovato nel posto sbagliato. È vero, è stato troppo ingenuo, ha parlato troppo, esaltato dalle luci dei media, si è anche innamorato di Lorraine, la sorella di Dean, non avrebbe mai dovuto farlo, anche perché il suo ideale di donna è Condoleeza Rice, e a lei cerca aiuto per uscire indenne da tutti i casini che lo vedono protagonista. “Callisto” è un romanzo tragicomico che getta luce obliqua sulla paranoia contemporanea dell’America post 11/9. Il libro scorre alla grande e nei confronti di Odell, nonostante il suo essere un povero coglione senza arte né parte, non si può che provare affetto, voglia di spupazzarselo e di proteggerlo, nonostante i suoi 190 cm di altezza. In fondo, l’unico libro che ha letto per sedici volte nella sua vita ha come titolo “Il cucciolo”. Nulla nei libri è messo lì, per caso.

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Torsten Krol, Callisto

Pubblicato da vertigine su Agosto 4, 2007

callisto.jpg 

tratto da Callisto

di Torsten Krol 

“Allora” fece, “vuoi andare ad ammazzare i musulmani”.

“Voglio solo un lavoro fisso. Non te ne capitano molti se non hai la maturità”.

“Ma per entrare nell’Esercito il pezzo di carta ti serve”.

“No, hanno un bisogno disperato di reclute, ti siedi, così ho sentito, fai un test semplicissimo solo per far vedere che non sei un idiota”.

“Be’ a vederti sembri tagliato, ti prenderanno come reclutatore magari”.

“Mi starebbe benissimo”.

“Insomma non ti preoccupano i musulmani e tutto il casino che c’è laggiù?”.

“Abbiamo cominciato noi, e noi dobbiamo finire il lavoro, io la vedo così”.

“Però lo sai che non dovevamo proprio cominciare”.

“Questo lo sanno tutti”.

“Tranne Bush”.

“Scommetto che lo sa, solo non lo può dire troppo ad alta voce”.

“Qualcuno dovrebbe ammazzarlo quello” mi fa, e sono discorsi sediziosi di questi tempi, soprattutto se li fai a uno sconosciuto. “Ma in quel caso ci beccheremmo l’altro tizio, il vice-presidente che ha le mani in pasta nell’economia di guerra e nel petrolio. Fanculo a tutti loro dico io. Ogni volta che aprono bocca esce fuori un bello stornzo fumante. Non puoi fidarti di un accidente di quello che dicono, non più”.

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