
Ci si nutre con poco, un’insalata,
del vino rosso, lo scontro delle labbra,
l’incavo del collo su cui adagiarsi:
l’aderenza sottile di due corpi.
Ci si nutre per non divenire polvere,
eppure verso di essa tendiamo,
nei minuti, nelle ore, nei giorni
che scavalcano l’illusione del marmo
non eroso – intatto – della vita fatta a sbreghi,
dei tagli in cui sprofonda l’infetto verme
della retta via da seguire per non elidersi,
verso di essa tendiamo e ad essa ci consacreremo.
Ci si nutre nell’abbaglio del tutto a portata di mano,
ma la vita ci disossa e siamo noi
a dover aggiungere polpa alla polpa
o si resta partitura disarmonica di scheletro,
garbuglio di note fuori dal coro,
madido schermo da subodorare
per poi leccare con lingua capillare.
r.a.









