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una poesia di Vittorio Reta

di Vittorio Reta
È l’afa dei lacrimogeni, a seconda di come li porta il vento,
accantoni l’infanzia quando occupi una città,
i cromosomi della violenza, come li porta il vento,
i piedi affondano nei tappeti, in un tappeto pelvico strappano
vedi, il tuo gesto alla finestra, che alza il braccio mima un gesto
compiuto prima a 500 m di distanza da quando una mano
[ha raccolto una pietra
perciò hai il volto ricoperto di mappe epiteliali
ti si sono stampate addosso le impronte digitali di una immensa
[circolarità
ecco, ora asciugati, senza male le radici
aspetta un poco
una scarica motoria
che faccia rifluire l’eccitazione
prima che venga toccato il punto zero
ecco, vedi abito questo episodio al punto di non poterlo
[descrivere
seguendo una curva, piano, di spalle prima che venga toccato
[il punto zero
molte volte si contrae la muscolatura liscia
l’afa dei lacrimogeni, la biologia di una lacrima,
quel movimento in cui si è trascinati via,
guarda sta per finire
per raddoppiare la parola che ha provocato
guarda, vedi, forse, sanguino.
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