Tabula Rasa: la rivista


La carta non è tutto, ma aiuta

di Rossano Astremo

Ha ancora senso oggi pubblicare riviste letterarie? Nell’epoca dominata da Internet e dalle svariate potenzialità comunicative offerte da questo mezzo, non escluse quelle relative ad un uso letterario di strumenti ad esso connesso, si sente ancora la necessità di affidare alla carta il compito di formare le giovani menti creative? Perché, basti considerare il secolo appena trascorso, è innegabile che la rivista letteraria ha avuto, tra i suoi compiti costitutivi, quello di lanciare nel minato mondo della letteratura scrittori di talento. La rivista ha sempre rappresentato una palestra all’interno della quale allenarsi prima del grande salto, prima della pubblicazione che conta. Ma oggi che la pubblicazione di un testo è a portata di clic?
Una soluzione a questo enigma è data dalla rivista letteraria “Tabula Rasa”, edita dalla Besa, della quale è appena uscito il quinto volume. Da un anno a questa parte la rivista, redatta da Luciano Pagano e Mauro Marino, collabora con i Quindici, il collettivo di lettori nato come appendice dell’esperienza creativa dei Wu Ming, e con Musicaos, la rivista telematica nata agli inizi del 2004, realizzata grazie alla partecipazione di molti dei più talentuosi e attivi scrittori pugliesi e non solo. In questo nuovo numero di “Tabula rasa” i racconti di Euro Carello, Lino Giuliani, Stefano Antonelli, Mauro Daltin, Giorgio D’Amato sono già stati pubblicati in Rete, sul periodico curato dai Quindici, chiamato Inciquid. A questi si aggiungono quattro racconti inediti di scrittori pugliesi, “Molfetta Outlet” di Francesco Dezio, “Agosto” di Massimiliano Zambetta, “La fabbrica dei libri”, di Flavia Piccinni “Mon petit Charlotte” di Manila Benedetto. Anche la sezione critica della stessa è costituita da interventi apparsi in rete, e precisamente sugli ultimi numeri di Musicaos. Abbiamo interviste a giovani scrittori, recensioni di libri fondamentali della scorsa stagione editoriale, da “Troppi paradisi” di Walter Siti a “Dies Irae” di Giuseppe Genna, da “Sorvegliato dai fantasmi” di Gabriele Dadati a “Questa storia” di Alessandro Baricco. Perché, e qui può trovarsi la chiave di lettura in grado di dare un senso ad una simile operazione, la Rete da un lato rappresenta un mezzo democratico di espressione, a tutti accessibile facilmente, ma dall’altro penalizza la fruizione di testi d’alta qualità perché dispersi nel mare magnum dei segni.
È come se si desse una seconda possibilità di vita agli stessi testi, una sorta di rinascita del proprio significato. In questa scommessa di ibridazione tra virtuale e cartaceo sta la forza di “Tabula Rasa”, che, nonostante tutte le difficoltà avute negli anni, legate all’ardua impresa di mettere sul mercato un prodotto considerato così desueto come quello di una rivista, continua a resistere e sembra non mostrare segni di cedimento.

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