Manituana: il sito

Wu Ming, sul web si gioca con la storia

di Tommaso De Lorenzis
Un movimento del mouse e il viaggio comincia. È un salto nello spazio-tempo. Dall’altra parte dell’Atlantico. Nel cuore delle Sei Nazioni Irochesi, quando il sangue degli inglesi ancora si mescolava a quello dei nativi e la convivenza tra genti diverse intrecciava costumi, culture e sapienza.
È da qui, da Irochirlanda, che si dipana l’intreccio di Manituana, il nuovo romanzo del collettivo Wu Ming (in uscita nelle librerie tra un mese esatto) ambientato durante la rivoluzione americana, dopo il 1770. Ma il passaggio verso questa “terra di mezzo”, sospesa tra storia e leggenda, archetipi classici e magia sciamanica, è già aperto. E se i pixel emanassero profumi, ciò che si trova all’indirizzo http://www.manituana.com restituirebbe l’odore di un’antica pergamena, misto alle fragranze delle foreste. Più che a un sito, viene da pensare a un collegamento dimensionale con un mondo remoto, collocato dalla «parte sbagliata della Storia», in bilico sul baratro dell’infernale mattanza che taluni chiamano «indipendenza americana». Talvolta, le livide luci del tramonto possono assomigliare ai bagliori di un’alba.
Manituana è molto più d’un semplice titolo e il luogo del web che ne anticipa la pubblicazione non si risolve in una tattica alternativa di marketing. Al di là delle ben note capacità di diffusione connesse alla rete, emerge un altro intento. La scommessa riguarda il progressivo accorciamento della distanza tra produttori e fruitori di contenuti. Manituana è ideato come un organismo capace di crepare la superficie delle pagine, per svilupparsi lungo sinuose sottotrame, attraverso piani narrativi obliqui, nelle infinite azioni di personaggi minori e perfino su supporti differenti dalla parola scritta, secondo le pratiche del cosiddetto transmedia storytelling. Motore di questo potenziale processo partecipativo è una piattaforma virtuale concepita per garantire, fin dal primo impatto, la coerenza e l’unità dell’immaginario. Realizzato dal laboratorio di comunicazione chia lab, con uno stile elegantemente minimal, che associa fondo bianco a fantasmagoriche silhouette, il sito richiama le procedure di un videogame. Ed è proprio a un tavolo da gioco che, con vecchia verve blissettiana, Wu Ming invita la sua comunità, chiedendo – come avviene in ogni dimensione ludica – il rispetto di alcune regole. Non a caso, la stessa interattività prevede una selezione redazionale dei contenuti, sulla base di un metodo applicato, con successo, nella gestione della newsletter «Giap». Tutti possono visitare la Lunga Casa degli Irochesi, ma per creare una “porzione di mondo” è necessaria la condivisione d’un bagaglio di conoscenze. Per questa ragione l’architettura delle pagine web è di tipo verticale. A un livello aperto, utile per acquisire i dati generali (il “codice sorgente” di quest’universo open source), segue un secondo livello, il cui accesso è regolato da una password che presuppone la conoscenza del testo. In tal modo, si evita di fornire indicazioni che guasterebbero il piacere della lettura, mettendo al contempo i “giocatori” alla pari. Ovviamente, l’assetto in questione non prevede alcuna limitazione alla circolazione “copyleft”, cioè libera e non protetta da copyright. La connessione tra i due piani è garantita da un rapporto analogico. Così, ai «racconti ammutinati e ribelli», che nel livello iniziale fungono da prolegomeni, corrisponderanno – nel livello advanced – traiettorie narrative espansive, nuove linee di svolgimento o micro-storie disseppellite dai recessi della trama.
È interagendo con google earth, nell’esplorazione dei luoghi della narrazione, tra immagini satellitari e mappe d’epoca, che il divertimento è garantito. Fermandosi su un vecchio fortino immune al passaggio del tempo, rimbalzando da Oswego a New York, viene da pensare alla bugia secondo la quale i bei giochi durerebbero poco. Durano finché c’è da giocare.

tratto da “La Repubblica”- Bologna del 20/02/2007

da Manituana vi consiglio la lettura dei racconti ammutinati

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