Francesco Piccolo, L’Italia spensierata

 

Povero Piccolo, perso tra riti del divertimento italiano!

di Rossano Astremo

“Tutta la mia vita è stata un elastico tra la coscienza e l’abbandono. Tra la capacità di ragionare su quello che vedo e la volontà di perdermi nella partecipazione”. È, in sintesi, la motivazione che spinge Francesco Piccolo, a muoversi, in questo suo ultimo libro “L’Italia spensierata”, edito da Laterza nella collana Contromano, nei luoghi e nei riti del divertimento italiano. Può uno scrittore di libri di successo e sceneggiatore di film culto lasciarsi cullare dalle logiche che scandiscono gli svaghi collettivi dell’italiano medio?Cerca di rispondere a questo quesito, a suo modo, lo scrittore casertano. Ed eccolo partecipare come spettatore ad una puntata di Domenica in, condotta da Giletti e Baudo, e rimanere allibito per la durezza con la quale gli operatori e tecnici dello studio trattano il pubblico: “La dimostrazione inconfutabile sta in come siamo stati trattati. Nel disprezzo composto e costante che abbiamo sentito in tutti gli sguardi che abbiamo incrociato, da quando siamo entrati fino ad ora che usciamo da qui. In pratica, il fatto che siamo persone che hanno voglia di venire qui come spettatori di Domenica in ci rende automaticamente degli imbecilli, ai loro occhi”. O ancora, ecco il nostro protagonista intento a visitare, nella giornata che segna l’inizio dell’esodo per le vacanze di Pasqua, il peggiore e il migliore autogrill d’Italia, secondo un’inchiesta del “Sole 24 ore”, giungendo alla conclusione che “il migliore autogrill d’Italia è nettamente, nettamente, nettamente peggiore del peggiore autogrill d’Italia”. Si giunge, poi, al reportage più riuscito. Piccolo si reca, il 26 dicembre, a vedere Natala a Miami, il film-panettone, avente come protagonisti Boldi e De Sica, l’ultimo film girato assieme dai due, prima dell’amara conclusione del loro connubio. Ci sono pagine esilaranti, in cui Piccolo cerca di dare motivazione razionale al non senso che appare sullo schermo, caratterizzato da un frullatore di equivoci al servizio della risata: “Noi ormai abbiamo destinato la nostra intelligenza e la nostra capacità di concentrazione tutta agli equivoci, perché la quantità di equivoci che ci sono in questi film non è possibile calcolarla, si passa da equivoco a equivoco, tutto per scopare o per non farsi scopare o per scoprire con chi scopa questo o quello; ma per seguirli tutti non c’è spazio per altro: tutto il cervello è stato prenotato ed è riservato agli equivoci”. Tocca a Mirabilandia. Piccolo accompagna sua figlia Camilla e l’amica del cuore, Stella, nel regno del divertimento, un viaggio tra una miriade sterminata di intrattenimenti, svaghi, giochi e spettacoli nei quali denominatore comune sembra essere la paura: “Perché la gente ha così voglia di provare paura, di sentirsi male, di impallidire, di vomitare? Perché la gente si fa legare su una sedia, si fa tirare su a un’altezza di trenta piani e poi si fa buttare giù a velocità enorme?”. Sempre più allibito e sconcertato, non molto convinto della sua scelta di perdersi nella partecipazione collettiva, Piccolo conclude il suo viaggio immergendosi nella Notte Bianca romana, un evento mostruoso dove un numero incalcolabile di gente è alla ricerca di Cultura in tutte le sue possibili salse: “Chi se l’aspettava che, nella sostanza, la notte bianca diventasse subito eccessiva, sfinente, per molti versi insopportabile. Chi se l’aspettava una parabola così veloce per cui una concezione come la notte bianca fosse prima una cosa impensabile, poi una specie di sogno impossibile, poi una cosa realizzabile, dopo ancora realizzata e riuscitissima, e alla fine anche difficile da tollerare”. Chissà se Piccolo, al termine di questo suo viaggio, tornerà sul luoghi del delitto o preferirà starsene nella sua casetta a scrivere romanzi e sceneggiature senza l’incubo di un nuovo film di Natale da sorbirsi inerme. Io una risposta ce l’avrei.

 

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