WELSH

 

Segreti erotici, 16 dicembre 2003

tratto da I segreti erotici dei grandi chef

di Irvine Welsh


Danny Skinner fu il primo ad alzarsi: ma era molto agitato perché non aveva dormito. Cosa preoccupante, visto che in genere dopo che avevano fatto l’amore cadeva in un sonno profondo. Fatto l’amore, riflette… sorrise, e poi ebbe un ripensamento. Fatto sesso. Guardò Kay Ballantyne che sonnecchiava beata, i capelli neri lunghi e lucenti sparpagliati sul cuscino, sulle labbra gli avanzi della soddisfazione che lui le aveva dato. Un’onda di tenerezza gli salì dal profondo dell’anima. «Fatto l’amore» sussurrò, baciandola in fronte con cautela, per non graffiarla con i peli ispidi del suo lungo mento appuntito.
Indossando una vestaglia di tartan verde, Skinner sfiorò con le dita lo stemma d’oro ricamato sul taschino. Era il simbolo della birra Harp, con la scritta « 1875 ». GlieFaveva regalata Kay per il Natale dell’anno scorso. Allora uscivano insieme da poco e gli era sembrato un regalo importante, significativo. Ma lui, cosa le aveva regalato? Non ricordava: forse una tuta da ballerina.
Skinner andò in cucina e tirò fuori dal frigo una lattina di Stella Artois. Mentre l’apriva passò nel soggiorno, dove ripescò il telecomando dalle viscere del grande divano e si fermò sul programma I segreti dei grandi chef. La popolare trasmissione, attualmente alla seconda serie, era condotta da un famoso chef che andava in giro per la Gran Bretagna chiedendo ai cuochi locali di somministrare le loro ricette segrete a una tavolata di commensali celebri e critici culinari, che infine esprimevano il loro voto.
Ma il verdetto finale spettava al re dei cuochi Alan De Fretais. Recentemente, l’illustre cuciniere era andato a caccia di polemiche, pubblicando un libro dal titolo I segreti erotici dei grandi chef. Un ricettario afrodisiaco, in sostanza, cui avevano contribuito gastronomi di fama internazionale, ciascuno con una ricetta: spiegando come fossero riusciti a utilizzarla per sedurre, o a complemento di un congresso carnale. In breve il libro era diventato un caso editoriale, restando in testa alla classifica dei più venduti per varie settimane.
Quel giorno De Fretais e la sua troupe di tecnici si trovavano in un grande albergo nel Royal Deeside. Lo chef televisivo era un gigante dai modi pomposi e prepotenti; e il cuoco del posto, un tipo giovane e serio, appariva in palese soggezione nella propria cucina.
Sorseggiando la birra, Danny Skinner osservò il guizzare inquieto degli occhi dello chef novizio pensando con orgoglio che lui, Skinner, non si era fatto metter sotto da quel despota intimidatorio; anzi, gli aveva tenuto testa, nel paio di occasioni in cui avevano avuto a che fare. Ora doveva solo attendere e vedere che ne avrebbero fatto del suo rapporto.
«Una cucina deve essere immacolata, immacolata, immacolata» ammonì De Fretais, intervallando le parole con finti scapaccioni sulla collottola del giovane chef.
Skinner guardò quest’ultimo abbozzare impotente, schiacciato dalla situazione, dalle telecamere e dalla mole del cuoco manesco che lo strapazzava facendolo passare per un miserabile zimbello. Con me non proverebbe a far queste stronzate, pensò, portandosi alle labbra la lattina di Stella. Era vuota, ma nel frigo ce n’erano delle altre.

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