Omar Di Monopoli, Uomini e cani

 

tratto da Uomini e cani

di Omar Di Monopoli

Alternava senza quasi rendersene conto momenti di veglia a momenti di totale incoscienza. Come una sonnambula piangeva e parlava nel sonno per poi spalancare gli occhi di colpo, improvvisamente lucida d’adrenalina. Nel fetore buio di quella fossa angusta, lottava istante dopo istante con lo spettro concupiscente della pazzia. Si levò di scatto fustigata da un dolore pungolante, avvertendo il roteare di piccoli artigli tra i capelli. Inorridita, riconobbe le setole untuose e la coda fredda di un ratto agitarsi freneticamente nel viluppo della sua nuca. Afferrò quindi la bestia impazzita con un gesto rapido e schifato e la staccò da sé assieme a una ciocca di capelli. Mossa da un’energia che non immaginava di possedere ancora, cominciò a stringere con forza le dita fino a che non sopraggiunse un rumore leggero, come quello di una carota fresca d’orto quando viene addentata. Un liquido caldo e vischioso le colò tra le mani, poi scagliò violentemente la creatura inerte nell’oscurità ripetendo tra sé e sé come un mantra: vaffanculo. Vaffanculo. Vaffanculo. Vaffanculo. E al suono di quell’oscena litania si abbandonò nuovamente al torpore di un sonno simile alla morte.

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