il libro che sto leggendo

 

tratto da Il più dolce delitto

di gianCarlo Onorato 

Geli, un bagno freddo, immersa a forza in quell’acqua sporca da troppe mani, hai morso chiunque hai potuto, hai rigato braccia e strappato capelli, li hai fatto bestemmiare, ti sei difesa, molto meglio di una volta, quando la paura non ti lasciava neppure respirare. Finché ti hanno schiacciata al muro con la pompa d’acqua gelata, troppo potente per te come per chiunque, inchiodata in quell’angolo dalle piastrelle di colore celeste, col dolore ghiacciato del getto violento che fa cadere, tossire, lascia lividi, fa battere la testa contro il muro e ci si deve per forza accovacciare, trattenere il respiro e sperare che lo spengano presto. Geli, hai le anche sporgenti, gli occhi diversi uno con l’altro ed è bello persino vederti la striscia di cicactrice sul fianco destro, dove hanno infiorato quel tuo ventre piatto di un sentiero chiaro solo per accenno d’appendice. Ti hanno salvato, dicono, hanno la faccia buona, loro, e tutti sono agitati perché il solo compito che hanno è far sì che tu arrivi finalmente a essere calma, soltanto questo desiderano e si dicono sicuri che così, da ferma, immobilizzata dal terrore d’annegare, irrigidita di freddo anche in mezzo all’estate tutto va meglio quando, le labbra viola e i denti che battono, la testa gira e non si riesce a fermare un solo pensiero, loro arrivano, ti fanno un’iniezione e ripetono che così va davvero meglio.

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