un assaggio

 


da L’incanto delle macerie

di Rossano Astremo

Chiudimi gli occhi, negami la luce,
premi ancora, scuoti le dita sulle palpebre,
svuotami le orbite (la sorda
sirena lambisce il suono della fine).
Il ricordo retroverso dell’ombra
scolpita m’agita. Arti a coprire
tutto lo spazio del letto. Mani, braccia,
gambe, piedi: casuali, frammentati.
La nostra vita è incerta. Amiamo con calma.
Lo schermo è sepolto dalla limpida
nebbia della mente. Chiudimi gli occhi,
negami la luce, tutta la luce, sfondami
le orbite, rendimi cieco. Non ho paura.
Non ho tremori. Evacuazione?

È qui che stiamo. È qui che resteremo.

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