gianCarlo Onorato, Il più dolce delitto

Il groviglio delle passioni

di Rossano Astremo

Era la fine degli anni ’90. Ero studente universitario ed un mio amico, nel nostro continuo scambiarci musica e libri da leggere, mi regalò una cassetta del cantautore Giancarlo Onorato: “Io sono l’angelo”. Ora ho tra le mani questo suo romanzo, Il più dolce delitto, pubblicato di recente da Sironi. L’ho letto in questi giorni di tregua pasquale. Ho ritrovato nelle pagine del libro la stessa intensa, estrema ed ossessiva vena lirica presente nell’unico suo album da me ascoltato. Il romanzo racconta la storia del Dottor Marlo, giovane medico inviato in una clinica psichiatrica situata nel cuore della Svizzera, per far luce su presunti abusi e violenze ai danni delle pazienti. Non solo gli abusi in questione sono presenti, ma lo stato di salute mentale di molte pazienti è davvero al limite del sopportabile. Tra queste c’è Geli, adolescente gracile ed inavvicinabile. Marlo s’innamorerà perdutamente di lei. E tutta la storia ruoterà attorno a questa indicibile, incontrollabile ed inspiegabile relazione che imprigionerà medico e paziente. C’è un elemento che più di ogni altro colpisce nella storia in questione: la densità emotiva della scrittura di Onorato. In questo gorgo violento nel quale normalità e pazzia sembrano essere non più agli antipodi, ma perdere rigidità di definizione, per scontrarsi con l’inesplicabilità della vita, Onorato riesce a mettere a nudo, con pagine di un lirismo straziante, la complessità dell’animo umano, la perfettibilità dell’uomo, il suo continuo azzerare convinzioni e verità, per mettersi continuamente in discussione, toccando anche i bassi gradini del lecito, lasciandosi trascinare in perversioni, a volte, inspiegabili, in questo dominio assoluto della passione che tutto obnubila e annulla: “Lei sembrava già oltre ogni cosa. Pensai che la sua bellezza fosse un dono dei morti. La neve che le faceva da sfondo il letto immacolato dal quale si fosse alzata”. Un altro assaggio: “Ancora le strisce morbide delle tue labbra sotto le mie dita incredule, ancora un fine scivolare sulle tue anche le natiche le ginocchia che reggono con tanta abilità il tuo terrore trasformandolo in desiderio. E questo in delitto”. Infine: “Così il furore di vederla appassire dal di dentro mi ha agitato in una disperazione sorda, l’appartamento mi è parso denso di un gas che volesse esplodere, e in quel boato interiore le mie vene davanti al suo dolcissimo sonno hanno vibrato. Le ho toccato le labbra socchiuse, le ho alitato sul petto, soffrivo troppo”. Nell’epoca dei libri prodotti e consumati con troppa furia, “Il più dolce delitto” si distingue poiché mette in scena una storia che va annusata lentamente. Si legge non con l’ansia di andare avanti per vedere come tutto va a finire, ma con la voglia di tornare indietro per soffermarsi su quella frase così piena di significati che non si può lasciarla andare via, senza riattraversarla nuovamente.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...