Antonio Moresco, Merda e luce

 

Ecco un estratto da Duetto, uno dei cinque testi teatrali che compongono Merda e luce, il nuovo libro di Antonio Moresco, pubblicato in questi giorni da Effigie. Al centro della scena la divina Maria Callas che dialoga con la sua tenia

da Duetto

di Antonio Moresco

LA CALLAS: Basta! Basta! Non sono io che canto! Io sto solo portando in giro nei più grandi teatri del mondo il sarcofago del mio corpo che permette a te di cantare. Ormai lo so, lo capisco, anche se adesso cerchi di farmi dimenticare la tua presenza. Te ne stai in silenzio, o al massimo ti limiti a cantare piano durante i vocalizzi, i solfeggi, certe volte anche in teatro. Ma io so che puoi uscire di nuovo in qualsiasi momento dalla tua tana, riprendere il sopravvento. Mi getterai da parte, attraverserai la mia voce come una ferita, una scheggia di diamanti che taglia in due la mia voce. Non mi resta che espellerti dal mio corpo, dalla mia voce. Io ti espellerò con la stessa determinazione con cui ti ho ospitato. Aspetterò che tu esca di nuovo dalla mia bocca e poi ti vomiterò contraendo l’esofago e tutti gli altri miei visceri. Ti renderò inospitale il mio corpo, trasformerò il mio corpo in un inferno per te e per la tua voce. Ingurgiterò quella medicina espulsiva che mi aveva dato il medico perogni evenienza, se non ce l’avessi fatta più a sopportare la tua presenza dentro il mio corpo. Aspetterò col cuore in gola che tu venga avvelenata, assalita, che ti corroda dentro il mio corpo, che la tua voce venga disattivata. E poi ti espellerò dalla bocca, dall’ano. E’ pericoloso vomitare dalla bocca una serpe di dieci metri, mi ha detto il medico, perché potrebbe uscire tutta la bile. E bisogna stare anche attenti perché basta che resti dentro un piccolo segmento staccato e pieno di uova perché tu possa poi riprodurti di nuovo dentro il mio corpo. Allora ti espellerò dall’ano, ti farò fare all’incontrario la stessa strada che hai percorso quando sei nata dentro di me. Morirai nela stessa materia da cui sei nata. Il tuo corpo comincerà ad uscire tramortito e senza difese, ti spingerò fuori dal mio corpo piegata in due sulla tazza del cesso, ti strapperò fuori dal buco del culo afferrandoti con la mia zampa piena di anelli. “Canta, canta, adesso!” ti dirò gettandoti in fondo al water “Fa’ sentire la tua grande voce là dentro! Vedrai che applausi saliranno dal fondo del cesso, mentre io invece canterò nei più grandi teatri del mondo!”

LA TENIA: Cosa sta succedendo? Perché non riesco più a cantare? Le luci si stanno spegnendo. In sala non ci sono più spettatori. Il teatro sta sbarrando le porte. Non mi ricordo più le arie. Cosa diceva Rigoletto prendendomi tra le braccia? (Sottofondo di voci liriche e di altri canti sempre più deformati e disattivati) Parla… parlami, figlia diletta, o qualcosa di simile. E io come gli rispondevo? Benedite alla figlia, o mio padre, lassù in cielo, vicino alla madre…No, forse non era così che gli rispondevo. Non mi ricordo più. E lui poi mi diceva di non morir… mio tesoro… pietate… mia colomba… e lasciarmi non dei… E quella nota? Cos’era poi quella nota? E la Lucia che cosa diceva? E la Vestale? E la Tosca? E il Macbeth, e la Fedora e la Manon e la Sonnambula e I puritani? E la Norma che cosa cantava allaluna? La luna: che cos’è la luna? Io sto morendo, la mia voce muore, sto scendendo verso una zona fetida, nera, con tutto il mio corpo musicale disattivato. La voce non c’è più. Sto ritornando là dove ero venuto.

Ultimi spaventosi boati della voce della tenia demolita dall’altra voce.

Silenzio.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...