Alessandro Morgillo, Mucca tagli@ta cavallino

 

 tratto da Mucca tagli@ta cavallino

di Alessandro Morgillo

Centrando col Kebab il primo cestino sotto tiro, beve la Coca Cola light e si infradicia su una vecchia poltrona Sacco di Zanotta, accanto alla fermata della metropolitana, buttata lì nei pressi, con altre reliquie, in attesa che la portino via gli operatori dell’AMSA. Da un tavolo Tulipano di Knoll Elettra punta la telecamera ruotabile del vecchio cellulare sui passanti in fuga. Attraversa il dorso di una zebra un abbaa con la sua califfa tutta cicciarina. Una stoccona abbraccia serpentina il suo sparacacca, quando fissa bavoso una lumaga. Jelena, vent’anni, 90/60/90, ecumenica si è persa nella fossa comune del nuovo libero mercato. Nei suoi occhi azzurri e sadici si specchia un imprenditore di 48 anni. Sposato, ma senza figli, cerca un erede dal fisico possente e ben dotato, per rapporti sessuali appaganti. Passa caliente un efebico cubano di vent’anni. Jorge si appella all’amore incondizionato di una mamma italica di cinquant’anni. Gli guarda le natiche sode, da mulatto, il torvo Ahmed. A caccia clandestino, svolge un lavoro di fama internazionale. A fine mese, la madre gli spedirà in sposa la cugina Intifada, una zitella vergine di trentatré anni. La metterà in croce un pappa di nome Pietro. A cinquantaquattro anni è un manager di prestigio: quando non gioca al Monopoli, ha un tenore di vita molto elevato. Ogni mese versa tremila euro di alimenti a Letitia, una ragazzetta corsa che, prima di sposarlo, disegnava gioielli coi gusci del mare. Colta in flagranza di reato, a letto con la donna delle pulizie, da un anno non resiste ad una peruviana che le cera il parquet sculettando Baby I love you. La domenica, Jennifer, penitente, alla messa delle undici, canta Hombres nuevos, accompagnata con le maracas dal fratello Pablo, un ragazzo devoto al cuore immacolato di una vergine che fiero mostra in chiesa come vacca da latte, con al dito un piccolo cristallo di spermina. Lo benedice, profumando celestiale, Nostra Signora del Buon Consiglio: a trentuno anni è un sacerdote di classe. Con la sua voce calda e appassionata, ha una gola che orando abbaglia i devoti amanti pescati nelle dark rooms di qualche ghetto urbano. Nostra Signora del Buon Consiglio, col cuore in mano, ti supplico, fammi la grazia. Narcotizzami con i farmaci, quelli tutti colorati, da collezione. Flagellami come un cristo penitente. Folgorami col tuo serpente penetrale: frustami col sacro furore del tuo vaticinio. Sono di animo dolce, ma vivo nel peccato. Giovanni cerca un macellaio, che lo squarti e lo venda al mercato nero della carne, perché tutti possano purificarsi col corpo e il sangue del suo martirio. Lo beatificherà, nel ricordo, Pasquale, un vero becchino macho. Solo ATTIVO, palestrato ma non dopato, se sniffa polvere di albume liofilizzato, vive nello stato di grazia. Quando esce di casa, sfila solo su tappeti rossi di damasco. Illuminato dal fondotinta, lo ammira in estasi George, dj emergente dell’underground milanese. Di frequentazioni poco ortodosse, ma ben inquadrato, progetta da anni un rapporto trash con una femmina da riproduzione. Sì ai cloni di Britney Spears, no alle accattone vintage che vengono il sabato sera nella City da San Gliuliano, con l’accento affettato, come a dire: sono padana, non vengo dalla bassa.

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