Don DeLillo, Falling Man

  

DeLillo fra le Twin Towers

di Alessandro Cassin

articolo apparso su L’espresso

A sei anni e mezzo dagli attentati, arriva il primo grande romanzo sull’11 settembre 2001: ‘Falling Man’ di Don DeLillo, a giugno in libreria negli Usa, e che ‘L’espresso’ ha letto in bozze. “Non era più una strada, ma un mondo, uno spazio-tempo di cenere che cade e notte che si avvicina”. Così si apre questo capolavoro che descrive un mondo trasformato e reso irriconoscibile dalla collisione di due aerei e due torri. Solo qualche mese fa il critico Harold Bloom scriveva su ‘Slate’: “Non ho ancora visto un romanzo adeguato a quegli eventi: mi sembra un ennesimo segno che la cultura è ormai anestetizzata”. In realtà si trattava solo di attendere, DeLillo era al lavoro.

I teorici ricordano che l’impatto culturale di un evento è ciò che distingue una terribile tragedia da un evento epocale. Così, la presa della Bastiglia, ad esempio, fu un evento epocale anche per aver a perto la strada a un secolo di romanticismo. Ma per misurare l’impatto culturale di un fatto, servono tempi lunghi. Basti pensare che Remarque scrisse ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’ 11 anni dopo la grande guerra o che ‘Comma 22’ di Heller è uscito 16 anni dopo la Seconda guerra mondiale. Al suo quattordicesimo romanzo, DeLillo è l’autore giusto per questa impresa perché è un magnifico stilista dell’inglese-americano, e uno scrittore capace di raccontare con precisione oltre che l’American way of life, la particolare prospettiva degli americani sul mondo. Non poteva quindi tirarsi indietro dalla sfida di romanzare l’evento che ha definito il passaggio dal XX al XXI secolo. E lo ha fatto, come lo sa fare solo lui: descrivendo microstorie che tracciano il modo in cui le conseguenze di una tragica mattina hanno ridisegnato relazioni personali, paesaggi mentali, assetti politici e percezioni del mondo.

In ‘Giocatori’ scritto nel 1977, il protagonista lavorava nelle, allora nuove, Twin Towers. Ventiquattro anni dopo, l’eroe di ‘Falling Man’, Keith Neudecker lavora nelle stesse torri, e quella mattina di settembre riesce a uscirne vivo. È un miracolato, un Lazzaro post-moderno il cui sestante emotivo è andato in tilt. Mentre il World Trade Center è ridotto in macerie fumanti, Keith si trova per strada coperto di cenere, vetro e sangue. Per sapere come è uscito dal grattacielo, dobbiamo aspettare una sequenza memorabile che l’autore colloca a conclusione del romanzo. Con una mano stretta attorno a una ventiquattr’ore non sua, Keith comincia a camminare fino a che l’istinto lo porta all’appartamento dove vivono l’ex moglie Lianne e il figlio Justin. Non sappiamo perché sia tornato da Lianne, ne perché lei lo accolga, ma lo shock delle circostanze della sua riapparizione investe in ugual misura i tre personaggi.

Keith e Lianne non ricuciono niente, semplicemente riprendono a vivere uno accanto all’altro in uno stato di semi-incoscienza. Il cursore di DeLillo scivola veloce dalla solidarietà, all’amicizia fino al sesso e alla possibilità dell’amore. Progressivamente lei sviluppa una fobia per tutto ciò che sa di Medioriente, mentre lui abbandona la sicurezza del suo studio legale per diventare un professionista del poker. Justin, il figlio, apparentemente continua la sua vita di ragazzino, ma il suo gioco segreto, praticato con gli amici, diventa aspettare l’arrivo di aerei con un cannocchiale puntato verso il cielo sopra New York.

A ognuno dei personaggi minori è riservato un ritratto psicologico dalla precisione del laser, a partire da Nina, la madre di Lianne che ha sempre visto negativamente la sua unione con Keith. Nina è una elegante professoressa in pensione che vive in un appartamento sulla Upper East Side tappezzato di nature morte di Morandi e bronzi d’autore. “Era pallida e magra, sua madre, dopo l’operazione al ginocchio. Era vecchia in maniera risoluta e finale. A quanto pare questo è quel che voleva; essere vecchia e stanca, cingere la vecchiaia, accoglierla, circondarsi di essa”. E poi ancora, i malati di Alzheimer assistiti da Lianne, gli incalliti giocatori di poker, e il proprietario della ventiquattr’ore che Keith si è trovato tra le mani. Tutti personaggi i cui affanni, gioie e dolori aiutano DeLillo a stabilire la connessione tra eventi privati, contesto storico e metastorico.

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