Philip K. Dick

 

CONSACRAZIONE POSTUMA PER PKD

di Charles McGrath
da www.nytimes.com (06 maggio 07)
Traduzione a cura di Massimo Gardella

Per tutta la vita ha lottato per essere consacrato nel mainstream, come lo chiamava lui. Voleva essere considerato uno scrittore serio, non uno sconclusionato autore di libri di fantascienza letti solo da – parole sue – «troll e schizzati». Ma il signor Dick, che arrivava a calarsi fino a 1,000 pasticche di amfetamina alla settimana, andava un po’ oltre la definizione di paranoico. Nei primi anni Settanta, quando finalmente ricevette qualche attenzione dai critici accademici e dagli studiosi di letteratura – tra cui soprattutto l’autore polacco Stanislaw Lem (il cui Solaris divenne un film diretto da Andrei Tarkovsky nel 1972, prima dell’orrido remake di Soderbergh del 2002, ndr) – Dick scrisse una lettera all’FBI in cui sosteneva che in realtà essi fossero agenti del KGB con l’intenzione di dominare la scena della fantascienza americana.
Dunque non è facile immaginarsi ciò che avrebbe pensato Dick, che morì nel 1982 a 53 anni, sapendo di essere arrivato questo mese all’apice della rispettabilità letteraria. Quattro suoi romanzi degli anni ’60 – La svastica sul sole, Le tre stimmate di Palmer Eldritch, Anche gli androidi sognano pecore elettriche? e Ubik – stanno per essere ripubblicati dalla Library of America nel formato Hall of Fame che spetta di diritto ai classici: rilegato in brossura, con segnalibro rigido e carta sottile e delicata come quella della Bibbia. Chissà, potrebbe esserne felice, oppure chiedere perché nessun altro degli oltre 40 romanzi che ha scritto non sono stati inclusi nella lista. Cosa dire, per esempio, della sua Esegesi, un diario di 8,000 pagine di teologia gnostica ispirato da una serie di visioni religiose di cui fece esperienza per qualche mese nel 1974, il cui primo episodio fu «il raggio rosa» che lo colpì nel soggiorno di casa sua? Lo zoccolo duro dei suoi lettori potrebbe sostenere che l’iniziativa della Library of America sia solo un diversivo, un tentativo di tramutare un autore profondamente sovversivo in un fenomeno di massa.
Un altro particolare che probabilmente avrebbe divertito e scocciato Dick in egual misura è l’incredibile quantità di film che si sono ispirati alle sue opere, iniziando con Blade Runner (tratto da Anche gli androidi sognano pecore elettriche?), che quest’anno compie il 25mo anniversario e in autunno sarà pubblicata una speciale edizione in dvd con il “final cut” definitivo. Il più recente tra i film basati su lavori dickiani è Next del neozelandese Lee Tamahori (Once Were Warriors), ispirato al racconto L’uomo dorato, che vede Nicolas Cage nei panni di un mago in grado di vedere due minuti nel futuro e coinvolto con l’agente dell’FBI Julianne Moore in un complotto terroristico. È anche in fase di produzione una pellicola biografica sullo scrittore, che dovrebbe essere interpretato da Paul Giamatti (Sideways, American Splendor e Lady in the Water).
La caratteristica nei suoi libri che più attira la gente di Hollywood è probabilmente la sua sensibilità pulp. Dick crebbe in California, avido lettore di riviste fantastiche e del mistero come «Startling Stories», «Thrilling Wonder Stories» e «Fantastic Universe». In seguito, dopo avere abbandonato gli studi alla University of California di Berkeley, iniziò a scrivere storie di quel genere, spesso in sessioni da 20 ore filate alimentandosi con alcol e droghe. Era in grado di battere 120 parole al minuto, e disse alla sua terza moglie (terza di cinque, per non parlare delle innumerevoli compagne: Dick ha amato molte donne, ma vivere con lui era un vero inferno): «Le parole mi escono dalle mani, non dalla testa».
I suoi primi romanzi, scritti anche in meno di due settimane, furono pubblicati in edizione doppia e in formato tascabile dalla Ace, e avevano una copertina terrificante. Una volta un editor affermò che «se la Ace avesse pubblicato un’edizione doppia della Bibbia l’avrebbero tagliata in due parti da 20,000 parole: il Vecchio Testamento si sarebbe chiamato “Il Signore del Caos”, il Nuovo invece “La Cosa con tre anime”».
Dick non era particolarmente interessato all’aspetto futuristico e premonitore della fantascienza, ma il genere gli permetteva di sfruttare a pieno regime e in assoluta libertà la sua fervida immaginazione. A eccezione di macchine volanti o dell’eventuale razzo stellare nei suoi libri non si fa un gran parlare di accessori avveniristici, anzi, spesso i dettagli che offre la sua scrittura hanno un carattere satirico, come gli utensili domestici di Ubik che chiedono al protagonista Runciter di essere alimentati a monetine per funzionare (la porta di casa non lo fa uscire perché ha esaurito il suo credito, e quando Runciter la scardina con il cacciavite minaccia di denunciarlo, ndr).
Per molte cose il futuro immaginato da Dick è davvero simile al nostro presente. Tutto va in sfacelo, oppure si trasforma in ciò che i protagonisti di Anche gli androidi sognano pecore elettriche? definiscono “palta” (kipple, in originale, ndr): immondizia e detriti che nottetempo si moltiplicano, occludendo entropicamente le strade e riempiendo gli appartamenti della San Francisco immaginata da Dick nel libro (il film Blade Runner era invece ambientato a Los Angeles nel 2019, ndr).
Nei libri di Dick è senza dubbio presente un elemento autobiografico; si leggono come il lavoro di qualcuno che sa per esperienza personale cosa significa essere in stato di allucinazione. Lawrence Sutin, che ha scritto la biografia definitiva su Philip K. Dick, dice che assunse l’LSD solo un paio di volte, e che non gli piacque particolarmente. In ogni caso, la sua dose regolare di sostanze chimiche, che si sparava a manciate, gli era sufficiente perché il suo cervello giocasse qualche scherzo, tanto che Dick si preoccupò in varie occasioni di poter diventare schizofrenico.
Ma i suoi libri non sono solo un viaggio mentale. I migliori della sua produzione sono visionari e surreali come poche volte capita di trovare nella letteratura americana, che in genere affonda profondamente le radici nel realismo e nell’osservazione. Spesso la critica ha paragonato le opere di Dick ad autori della levatura di Borges, Kafka e Calvino. Per trovare un equivalente americano bisognerebbe pensare a qualcuno come Emerson, ma nessuno si sognerebbe di trarre un film dai suoi scritti. Emerson era tutto cervello e niente pulp.

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Un pensiero riguardo “Philip K. Dick

  1. molto bello questo post. dick è stato un precursore, e molte altra cose.
    tutt’oggi non è considerato abbastanza, se non “quello di blade runner”, mentre per me andrebbe visto esattamente allo stesso piano dei più grandi scrittori degli ultimi due secoli.
    a volte ho l’impressione che sia semplicemente paragonato ad uno “stephen king” della fantascienza, dove già “fantascienza” è di per se l’etichetta della letteratura minore, di genere, e dove stephen king, con tutta la referenza possibile, non ha e non avrà mai lo stesso talento visionario e realistico ma solo una fantastica e vividissima fantasia. certo, ha venduto di più.

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