Ernest Hemingway, Fiesta

 

estratto da Fiesta 

di Ernest Hemingway

“Io resterò qui” disse Brett.

“E io starò con te” disse Cohn.

“Oh, no!” disse Brett. “Per l’amor di Dio, vattene da qualche altra parte. Non lo capisci che Jake e io dobbiamo parlare?”

“Non l’avevo capito” disse Cohn. “Pensavo di restare qui perchè mi sentivo un po’ brillo.”

“Ti pare una buona ragione per restare con qualcuno? Se sei sbronzo, va’ a letto. Va’ subito a letto.”

“Sono stata abbastanza villana con lui?” domandò Brett. Cohn se n’era andato. “Dio mio! Sono così stufa di lui!”

“Non da certo un gran contributo all’allegria delle serate.”

“Mi deprime talmente.”

“Si è comportato molto male.”

“Maledettamente male. E aveva la possibilità di comportarsi bene.”

“Probabilmente starà aspettando fuori della porta.”

“Si. E’ probabile. Io lo so come si sente. Non riesce a credere che non significava nulla.”

“Lo so.”

“Nessun altro si sarebbe comportato tanto male. Oh, sono così stufa di tutto. E Michael. Carino anche Michael, eh?”

“E’ stato molto duro per Mike (Michael).”

“Si. Ma nn per questo doveva comportarsi come un porco.”

“Tutti si comportano male” dissi. “Basta dargli un’ occasione.”

“Tu non ti comporteresti male” Brett mi guardò.

“Io sarei ridicolo come Cohn” dissi.

“Tesoro, non parliamo più di queste stupidaggini.”

“D’accordo. Parliamo di quello che vuoi tu.”

“Non fare il permaloso. Sei la sola persona che io abbia e stasera mi sento orribile.

“Hai Mike.”

“Già,Mike. Simpatico,eh?”

“Be'” dissi, “è stato molto duro per Mike avere Cohn d’attorno e vederlo con te.”

“Credi che non lo sappia, tesoro? Ti prego, nn farmi sentir peggiore di come mi sento.”

Brett era nervosa come mai l’avevo vista. Continuava a distogliere gli occhi da me e a fissare la parete.

“Vuoi fare una passeggiata?”

“Sì. Andiamo.”

Tappai la bottiglia di Fundador e la diedi al barista.

“Beviamone ancora” disse Brett. “Ho i nervi a pezzi.”

Bevemmo ancora un bicchiere di quel gradevole brandy amontillado.

“Andiamo” disse Brett.

Uscendo, vedemmo Cohn allontanarsi sotto il portico.

“Era davvero lì” disse Brett

“Non sa stare lontano da te.”

“Poveraccio.”

“Non mi fa pena. Lo odio.”

“Anch’ io lo odio” rabbrividì. “Odio il suo maledetto soffrire.”

Scendemmo sottobraccio la strada laterale, allontanandoci dalla folla e dalle luci della piazza. La strada era buia e bagnata, e la percorremmo sino alle fortificazioni al limite della città. Passammo davanti a osterie  dalle cui porte usciva luce sulla strada nera e bagnata, nonché esplosioni improvvise di musica.

“Vuoi entrare?”

“No.”

Continuammo a camminare sull’erba bagnata e sul muro di pietra delle fortificazioni. Stesi un giornale sulla pietra e Brett si sedette. La piana era buia e potevamo vedere le montagne. In alto il vento faceva correre le nuvole davanti alla luna. Sotto di noi c’ erano i bui fossati delle fortificazioni. Dietro,gli alberi e la sagoma della cattedrale e la città stagliata contro la luna.

“Non essere così tesa” dissi.

“Lo sono in maniera spaventosa” disse Brett. “Non parliamo.”

Contemplammo la piana. I lunghi filari di alberi apparivano bui al chiaro di luna. C’erano sulla strada i fari di una macchina che s’arrampicava sulla montagna. Sulla vetta vedemmo le luci del forte. Sotto, sulla sinistra, c’era il fiume. Era gonfio di pioggia e nero e calmo. Gli alberi sugli argini erano scuri. Restammo seduti a guardare. Brett teneva gli occhi fissi davanti a sè. All’ improvviso rabbrividì.

“Fa freddo.”

“Vuoi che torniamo indietro?”

“Passando dal parco.”

Scendemmo. Si stava di nuovo rannuvolando. Nel parco sotto gli alberi faceva buio.

“Mi ami ancora, Jake?”

“Sì” dissi.

“Ma io sono un caso disperato” disse Brett.

“In che senso?”

“Sono un caso disperato. Sono pazza di quel Romero. Sono innamorata di lui, credo.”

“Io non lo sarei al tuo posto.”

“Non posso farci niente. Non sono mai stata capace di farci niente.”

“Dovresti fermare la cosa.”

“Fermarla come? Io non so fermare le cose. La senti?”

Le tremava la mano.

“Sono così dappertutto.”

“Non dovresti farlo.”

“Non posso farci niente. E comunque ormai sono un caso disperato. Non capisci la differenza?”

“No.”

“Devo fare qualcosa. Devo fare qualcosa che ho davvero voglia di fare. Ho perso il rispetto di me stessa.”

“Non devi farlo.”

“Oh, tesoro, nn essere così ombroso. Cosa credi che voglia dire avere sempre attorno quel maledetto ebreo (Cohn) e Mike per come si è comportato?”

“Capisco.”

“Non posso stare continuamente ubriaca.”

“No.”

“Oh, tesoro, ti prego, stammi vicino. Stammi vicino, ti prego, e aiutami a superare questo momento.”

“Certo.”

“Non dico che sia giusto. Ma per me è giusto. Dio sa che non mi sono mai sentita così bagascia.”

“Cosa vuoi che io faccia?”

“Vieni” disse Brett. “Andiamo a cercarlo.”

Scendemmo insieme al buio il sentiero di ghiaia nel parco, sotto gli alberi, poi uscimmo da sotto gli alberi e varcammo il cancello sulla strada che portava in città.

Pedro Romero era al caffè. Sedeva a un tavolo con altri toreri e critici di corride. Fumavano sigari. Al nostro ingresso, alzarono il capo. Romero sorrise e s’inchinò. Prendemmo un tavolo in mezzo alla sala.

“Chiedigli di venire a bere qualcosa.”

“Non ancora. Verrà lui.”

“Non riesco a guardarlo.”

“E’ carino da guardare” dissi.

“Ho sempre fatto quello che volevo.”

“Lo so.”

“Mi sento così bagascia.”

“Bè” dissi.

“Dio mio!” disse Brett. “Le cose per cui deve passare una donna.”

“Sì?”

“Oh, mi sento così bagascia.”

Guardai verso il loro tavolo. Pedro Romero sorrise. Disse qualcosa agli altri che sedevano con lui e si alzò. Venne al nostro tavolo. Mi alzai e ci stringemmo la mano.

“Vuol bere qualcosa?”

“Dovete bere con me” disse. Si sedette, chiedendo il permesso a Brett senza dir niente. Aveva i modi molto garbati. Ma continuava a fumare il suo sigaro. Donava alla sua faccia.

“Le piacciono i sigari?” domandai.

“Oh sì. Fumo sempre sigari.”

Faceva parte del suo sistema d’autorità. Lo faceva sembrare più vecchio. Osservai la sua pelle. Era luminosa e liscia e molto bruna. Aveva sullo zigomo una cicatrice triangolare. Vidi che stava guardando Brett. Sentiva che c’era qualcosa tra loro. Doveva averlo sentito quando Brett gli diede la mano. Andava molto cauto, penso che fosse sicuro, ma nn volesse fare sbagli.

“Combatte domani?”

“Sì” disse. “Oggi a Madrid è stato ferito Algabeno. Lo sapeva?”

“No” dissi. “Una cosa grave?”

Scosse il capo.

“Niente. Qui.” Mostrò la mano. Brett la prese e ne aprì le dita.

“Oh” disse lui in inglese. “Lei predice il futuro?”

“Qualche volta. Le da fastidio?”

“No. Mi piace.” Stese la mano sulla tavola. “Mi dica che vivrò in eterno e che diventerò milionario.”

Era ancora molto garbato, ma più sicuro di sè.

“Guardi” disse, “vede tori nella mia mano?”

Rise. La mano era molto bella e il polso piccolo.

“Ci sono migliaia di tori” disse Brett. Adesso nn era per niente nervosa. Era bellissima.

“Bene” rise Romero. “A mille duros l’uno” mi disse in spagnolo. “Mi dica ancora qualcosa.”

“E’ una buona mano” disse Brett. “Penso che Romero vivrà a lungo.”

“Lo dica a me. Non al suo amico.”

“Ho detto che lei vivrà a lungo.”

“Lo so” disse Romero. “Non morirò mai.”

Tamburellai sul tavolo con le punte delle dita. Romero se ne accorse. Scosse il capo.

“No. Non lo faccia. I tori sono i miei migliori amici.”

Tradussi per Brett.

“Lei uccide i suoi amici?” gli domandò.

“Sempre” disse lui in inglese, e rise. “Così nn uccidono me.” La guardò attraverso il tavolo.

“Conosce bene l’inglese.”

“Sì” disse lui. “Abbastanza bene, certe volte. Ma bisogna che nessuno lo sappia. Farebbe una brutta impressione un torero che parla inglese.”

“Perchè?” domandò Brett.

“Sarebbe brutto. Alla gente nn piascerebbe. Non ancora.”

“Perché no?”

“Non gli piascerebbe. I toreri non sono così.”

“Come sono i toreri?”

Rise e si calcò il cappello sugli occhi e cambiò la posizione del sigaro e l’espressione del viso.

“Come a quel tavolo” disse. Guardai. Aveva imitato perfettamente l’espressione di Nacional. Sorrise, e il suo viso tornò normale. “No. Devo dimenticare l’inglese.”

“Non lo dimentichi ancora” disse Brett.

“No?”

“No.”

“Va bene.”

Rise di nuovo.

“Mi piacerebbe un cappello come il suo” disse Brett.

“Bene. Gliene procurerò uno.”

“D’ accordo. Vedremo se lo farà.”

“Lo farò e come. Gliene procurerò uno stanotte.”

Mi alzai. Si alzò anche Romero.

“Stia pure seduto” dissi. “Io devo andare a cercare i nostri amici per portarli qui.”

Mi guardò. Era un’ultima occhiata per chiedere se ci eravamo capiti. Ci eravamo capiti benissimo.

“Si sieda” disse Brett. “Deve insegnarmi lo spagnolo.”

Si sedette e la guardò attraverso il tavolo. Io uscii. Dal tavolo dei toreri gli uomini dallo sguardo duro mi guardarono andar via. Non fu piacevole. Quando tornai a dare un’ occhiata al caffè, venti minuti dopo, Brett e Pedro Romero erano spariti. I bicchieri del caffè e i nostri tre bicchieri vuoti di cognac erano ancora sul tavolo. Arrivò un cameriere con un panno e prese i bicchieri e asciugò la tavola.

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