Gli autori non muoiono mai completamente

Stamattina in autobus ho inziato a sfogliare un libro fresco di stampa, “Esperienze di lettura e proposte di interpretazione”, volume collettivo pubblicato da Giuseppe Laterza, curato da Carlo Alberto Augieri. Tutto ciò che riguarda la pratica, le dinamiche e l’ermeneutica della lettura mi affascina enormemente. Nell’introduzione del libro in questione Augieri cita più volte Le parole di Sartre. Vi riporto un breve passo che può sembrare scontato, ma, comunque denso e che condivido pienamente: “Per me gli autori non erano morti, via, non completamente: s’erano trasformati in libri. Corneille, un uomo robusto, rugoso, dorso di cuoio, che puzzava di colla. Questo personaggio scomodo e severo, dalle parole difficili, aveva gli angoli che mi ferivano le cosce quando lo trasportavo. Ma, appena aperto, mi offriva le sue incisioni, cupe e dolci come confidenze. Flaubert, un libricino rilegato in tela, inodore, picchiettato di macchioline come di lentiggini. Victo Hugo il molteplice, nidificava contemporaneamente su tutti i ripiani. Ciò per quanto riguarda i corpi; quanto alle anime, esse frequentavano le opere: le pagine erano finestre, un volto dal di fuori s’incollava sul vetro, qualcuno mi spiava; fingevo di non notare alcunché, continuavo la mia lettura, con gli occhi attaccati alle parole sotto lo sguardo fisso del fu Chateaubriand”.

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