Tony Sozzo, L’eterna cosa peggiore

 

L’eterna cosa peggiore: la solitudine del giovane scrittore

di Rossano Astremo

In “L’eterna cosa peggiore”, romanzo d’esordio di Tony Sozzo, edito dalla Lupo Editore, ciò che colpisce più di ogni altra cosa è l’abilità del protagonista di disfarsi progressivamente dei rapporti d’amore e d’amicizia che sino ad allora avevano ritmato la sua breve esistenza. Il suo è un percorso volto alla lenta dissoluzione di ogni possibilie stato di felicità. Un eroe negativo, un inetto contemporaneo, un giovane scrittore alle prese col suo primo romanzo che assiste al crollo di tutto. Un pessimismo radicale, quindi, che viene, però, alleviato dalla comparsa, tra le trame di una prosa delicata, di un’ironia spiazzante che dà linfa anche alle parti più statiche della narrazione.
L’io narrante, quindi, vessato da una madre cinica e spietata, che sottilinea di continuo la condizione di vinto del figlio, e stimolato da un padre vittima, a sua volta, dello strapotere dialettico della moglie, tra una pagina e l’altra del misterioso romanzo sul quale sta lavorando, dedica tutta la sua attenzione e i suoi pensieri all’amata Veronica: “Veronica ha preso la mia mano per tenersela stretta. L’avevo riempita di dolcezza come altre volte e alla fine aveva ceduto. Per rovinare un po’ il momento mi ha chiesto perché non avevo la macchina. Le ho detto che non era importante, che l’importante era stare insieme. Non mi è sembrata molto convinta. In effetti potevamo stare insieme anche seduti su un sedile ciascuno”.
Poi l’arrivo dell’estate. Veronica incontra Alberto, un giovane ricco, bello, non dotato di grande intelligenza, ma con un certo fascino. Il rapporto tra Veronica e il protagonista della storia frana lentamente. Veronica s’innamora di Alberto. Sara e Renzo, amici del protagonista, vengono attratti dal nuovo fidanzato di Veronica: “Alberto si portava via anche Sara, un’amica. Io non le avevo mai rivolto dei complimenti appena conosciuta, ed al massimo avrei potuto farlo solo una volta. Lui sembrava uno di quei tipi che avrebbero saputo farlo dopo mesi di conoscenza. Io non sarei mai riuscito ad essere tanto poco rispettoso della quantità di tempo che le cose si volevano prendere”. È proprio lo scontro con l’antagonista Alberto ad accelerare il processo ricerca della solitudine che sembra essere il nodo centrale del lavoro di Sozzo. Abbandonato dalla famiglia, dagli amici, dalla ragazza che tanto ha amato, al protagonista della storia non resta che affidarsi al dolce palliativo della scrittura.
Il romanzo di Sozzo non eccelle per originalità della trama, però ciò che colpisce positivamente è l’eleganza e la pulizia della sua prosa, mai eccessiva, mai eccedente, sempre pronta ad avvolgersi con curata semplicità attorno ai pensieri enigmatici e paranoici di questo giovane Zeno Cosini dei giorni nostri.

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