una poesia di Elisabetta Liguori

 

Poesia del divano

di Elisabetta Liguori

Tra il cuscino e la cuffia cingolante del braccio molle
si è infilata la tua mano.
Di pongo
s’è plasmata ad altra forma
senza sufficiente sorpresa.
Curva cava d’ascella umida di giugno
s’è arresa
all’abitante clandestino dei divani spelati.
Quando è notte, le dita non servono i respiri,
li dirigono
così s’è fatta musica senza suono
a scontare la furia della tecnica nascosta in soffitta,
spingendo, soffiando, perquisendo.
Dimenticare il posto, come si fa con le chiavi di casa,
quando è già ben tardi,
è da poeti, non da fornai.
D’intonaco bianco ha contrastato ogni abuso,
la musica.
Ancora quella.
Tu che non hai viaggiato se non nel tempo
come gli araldi dipinti a mano,
dove la curva s’inclinava dentro al buio,
al riparo,
hai annidato quel bacio,
che si danno i tralci dei rampicanti prima del vento,
che non trovo.

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