Marco Candida, La mania per l’alfabeto

 

Demoni e fantasmi

di Rossano Astremo

Al centro del romanzo d’esordio di Marco Candida, La mania per l’alfabeto, edito da Sironi, c’è un fantasma, che tutto ordina e muove, che determina le azioni e scandisce le relazioni tra i personaggi, s’insinua nello spazio e nel tempo della storia, invade ogni singola pagina, macina l’immaginario, lo polverizza, nel suo essere onnipresente.
Il fantasma altro non è che il libro che Michele, protagonista del romanzo, sta scrivendo: “Il problema di Michele è che deve scrivere il libro e contro il libro Savemi sa che può fare ben poco”. Savemi è la ragazza di Michele, è la prima vittima dell’atteggiamento di Michele, del suo essere schiavo del demone della scrittura, del suo pensare continuamente alle idee da inserire nel suo libro, a come renderle linguaggio, a come farne scrittura, a come disporlo per creare un mondo possibile quanto più coerente e coeso: “Del libro vedo soltanto tutti i possibili libri che potrebbe essere, vedo i capitoli, i paragrafi, le preposizioni, persino le singole parole da utilizzare… ma ancora non riesco a vederlo tutto intero davanti a me… l’acqua non ha ancora smesso di bollire”.
Michele altro non è che un prolungamento della sua stessa tastiera, la parte di un tutto dominato da post-it, appunti, racconti abbozzati, racconti finiti, esercizi necessari per affinare il suo rapporto con la parola scritta. Michele è un personaggio senza corpo. È fatto solo da una mente che produce idee, da idee che si trasformano in linguaggio, da un linguaggio che diviene scrittura. Michele non ha gambe, non ha mani, non ha naso, non ha bocca. O almeno la sua anatomia non interessa ai fini della storia. Perché ciò che interessa è la lotta malata del suo demone (la scrittura) contro il fantasma (il libro): “Adesso che ci pensa, seduta al tavolino 14, osservando la copertina blu del quaderno di Michele, Savemi non può che rappresentarsi Michele attraverso i suoi racconti e i suoi post-it, perché sono questi gli oggetti che riempiono tutto il suo spazio mentale, ma anche fisico”. Questo atteggiamento di Michele, questo suo muoversi come mutilato nel mondo reale, questo sua avere i piedi sospesi, questo suo galleggiare nel mare del linguaggio, avrà ripercussioni nella sua quotidianità. È inevitabile. E non solo Savemi andrà via, ma perderà il suo lavoro e avrà grossi problemi con la sua famiglia. “La mania per l’alfabeto”, però, non racconta la storia dell’autodistruzione di un uomo malato di scrittura, ma la sua guarigione. Rimasto solo, circondato dai suoi post-it, dal rumore vorticoso della colonnina del suo pc e dalle montagne di libri, Michele prende coscienza del suo stato: “Michele non può stare chiuso in stanza e non uscire più. Deve uscire. Non può essere che il suo universo sia solo una stanza o, al limite, una serie di stanze”. O ancora: “La scrittura non ha allargato, ma amputato il suo mondo, il mondo del fantasma. Come Savemi lo chiama, e il fantasma esce da tutti i cassetti, si allunga per tutta la casa, si è insidiato anche nell’ultimo cassetto della scrivania del suo ufficio: è il fantasma che gli ha fatto perdere il lavoro”. La salvezza di Michele avviene nel momento in cui capisce che il fantasma va combattuto, non ucciso, ma ammaestrato, fatto rientrare nei suo cassetti, tra i file del suo pc. In questo modo riuscirà a riappropriarsi della sua vita, dei suoi affetti, del suo lavoro e, persino, riuscirà a scrivere con continuità il suo libro. Un esordio atteso, originale e maturo che ci consegna un autore da seguire con attenzione.

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