Barry Miles, Il Beat Hotel

 

Non solo topi al Beat Hotel

di Rossano Astremo

Il Beat Hotel non esiste più. Ora al numero 9 di rue Git-le-Coeur di Parigi è situato lo sciccoso Relais-Hotel du Vieux Paris. Il Beat Hotel di chic aveva ben poco. Era gestito da un’anziana signora, Madame Rachou, ed era famoso per la presenza di topi che sgattaiolavano da un corridoio all’altro.
Il piccolo albergo parigino assunse questo nome dopo l’arrivo, nel 1957, di Gregory Corso, Allen Ginsberg e Peter Orlovsky. In quel periodo Ginsberg aveva da poco dato alle stampe “Urlo”, con il seguente ritiro del libro dal mercato, accusato di oscenità, e il processo, che lo vide vincente, seguito dallo stesso autore da Parigi. Kerouac, che fu l’unico grande esponente della Beat Generation, a non mettere piede in rue Git-le-Coeur, viveva, dopo anni di rifiuti editoriali, gli effetti del successo di critica e pubblico di “Sulla strada”, uscito il 5 settembre dello stesso anno.
Barry Miles, in Il Beat Hotel, libro da poco pubblicato da Guanda, ricostruisce gli anni parigini della Beat Generation, e lo fa attraverso un libro che, più che soffermarsi sulla forza letteraria di quel pugno di scrittori che diede un forte scossone alla cultura del Novecento, evidenzia curiosità e aneddoti. Burroughs arrivò al Beat Hotel nel 1958, poco dopo Ginsberg abbandonò l’albergo e il suo posto di “confidente” dell’uomo invisibile venne preso dall’artista Brion Gysin. Burroughs e Gysin furono gli ultimi ad abbandonare l’albergo, quando questo chiuse agli inizi del 1963. Parlavo di aneddoti, in precedenza. I beat, nei loro anni parigini, vollero incontrare grandi esponenti della cultura francese e molti li incontrarono, da Michaux a Céline, da Breton a Duchamp.
E fu proprio durante una di queste feste a base di alcol e droga che Corso, pensando di compiere un atto estremamente dadaista, tagliò la cravatta di un esterrefatto Duchamp. Gli anni parigini, però, furono importanti soprattutto dal punto di vista creativo. Al Beat Hotel Allen Ginsberg scrisse le sue poesie più famose, escluso “Urlo”, Corso compose “Bomb” e “The Happy Birthday of Death”, Brion Gysin inventò la teoria del cut-up, ovvero la letteratura nata dal taglio di altra letteratura, William Burroughs terminò “Pasto nudo” e la trilogia “La morbida macchina”, “Il biglietto che è esploso” e “Nova Express” , lì furono ideati e organizzati, grazie anche alla perizia tecnica di Ian Sommerville, i primi spettacoli di luci e proiezioni corporee multimediali, gli antesignani degli spettacoli rock con luci psichedeliche, lì fu costruita la Dreamachine, la macchina dei sogni che creava allucinazioni visive, lì venne girato, regia di Antony Balch, il film sperimentale inglese “The Cut-Ups”.
Tutto ciò contaminato con un uso assiduo di droghe, le più varie, tutte volte a far emergere zone nascoste della coscienza. Si può dire, senza ombra di dubbio, che gran parte della controcultura americana, che avrebbe dato vita da lì a poco al movimento hippy, prese forma all’interno del losco hotel gestito da un’ignara Madam Rachou.

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