una poesia di Rossella Valentino

 

FORBICE AGO E FILO – 5

di Rossella Valentino

Un seno è ricucito

i fili le mie stesse dita.

Mi avanza dal petto l’amarena, un uovo

e il cuore a guglia verso il cielo.

Un orologio teorico, perciò minuzioso,

alle spalle del chirurgo,

non ha mai giocato due volte con lo stesso tempo.

Il marmo è argento, il vento brezza.

Materno o sessuale,

la sala delle suture è un ventre di vacca.

Un ricovero residenziale

con cosce a croce e uteri a cassaforte.

La morte ha i peli bianchi, nell’ascensore

si schiacciava il sesso contro gli angoli.

I portantini con sottigliezza esprimevano

prosa terminale, acconsentire

li aumenta di piacere.

Ho una vigna nella gola,

un angelo tritura gli acini con ali nervose.

Il chirurgo mi beve il mosto dalla bocca

confonde grappoli con gelsi

poi mi castiga e dice

 “Sull’altro seno che si allevi il baco!”.

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