Un esordio che brucia: dal 12 luglio nelle librerie

 

Flavia Piccinni: Adesso tienimi 

di Nunzio Festa

A luglio, la collana Le vele di Fazi s’arricchirà d’una nuova opera prima potenzialmente in grado creare attenzione. Adesso tienimi, romanzo d’esordio della giovane Flavia Piccinni (davvero giovane perché nata nel ‘86), nata in questa e quella Taranto ambientazione e luogo centrale dell’opera, ha le qualità per diventare il prossimo giusto libro per critica e pubblico; se la distinzione ha ancora davvero un senso. Taranto, che è la città intrisa ormai di debiti e diossina. E non basta vivere in una villetta di via Cagliari, un eremo quasi felice come punto fisico, per esser difesi da quello che vola intorno. Flavia Piccinni, già nota per i suoi racconti brevi che danno grazie e dolori alla gola, nonché vincitrice del Campiello Giovani edizione 2005, racconta di Martina e del suo Amore presente e passato, della città pugliese della “tradizione” religiosa e del rosso inquinamento che condiziona vita e paesaggi, del golfo e di vite messe fra il fumo delle sigarette e il volto d’un porto parte di queste. La trama dice che la diciassettenne protagonista delle vicende, piccola donna che frequenta il lice classico e il nervosismo di sua madre, vede partire per sempre e senza possibilità di ritorno il suo amore ‘segreto’, Vianello. Martina convive con lui nonostante la sua morte – fisica e non definitiva a quanto pare nell’animo di lei – e dal giorno del suicidio dell’uomo gira per le vie cittadine e per quella di eBay, dove osserva e cerca gli anelli simili a quello che Martino le aveva donato. Questo esordio è composto da una lingua colata nella fluidità della scrittura facile, da tocchi di dialetto e battute fatte pure dal cosiddetto dialetto/italianizzato, scambi di sorrisi e delusioni immense riportate con le lagrime agli occhi e un filo d’emozione, dialoghi spesso secchi e pensieri scabrosi e di bellezza scandalosa. Il romanzo vive a pieno la propria ambientazione. Adesso tienimi è legato alle persone e all’aria respirata dai protagonisti, al loro passato e a quello che avranno ancora davanti ai loro corpi. Al netto delle fughe e delle dissipazioni. In questa prova letteraria si potranno scorgere le morti degli operai tralasciate dalla norma, che invece nel buco del mondo chiamato Ilva e non solo sono cosa più che normale. E qui gli operai a volte sono schiaffeggiati da parole e menefreghismo, cosa che Flavia Piccinni disegna in maniera perfetta, precisa. Martina e Vianello, Iolanda e la sua metà portata via dall’esigenza, sono personaggi belli da non riuscire a crederci. Il finale, e quello che arriva poco prima, forse lo si può immaginare prima d’entrare nella pagina, ma il tratto a flussi essenziale è come un passaggio utile a consolare questa piccola perdita. Quest’opera prima, dalla quale non è facile staccarsi per la gioia e le ferite che sa infliggere, è lettura che costruisce commozione e riflessioni da conficcare sotto la cute della grama e glaciale indifferenza.

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