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Vertigine nello scantinato

di Stefano Guglielmin

Due autori che hanno in comune la convinzione che il blog non sia una piazza dove lavare panni e alimentare fuochi, bensì un luogo in cui esporsi con intelligenza. Più battagliero e conosciuto il blog di Rossano Astremo, quello di Iole Toini sta emergendo piano piano, mettendo sempre più in luce la qualità delle sue proposte.

Vertigine

https://vertigine.wordpress.com

Rossano Astremo è un giovane poeta di Grottaglie (TA), militante sin da quando, con due amici, distribuiva gratuitamente una fanzine di poesia nelle biblioteche universitarie e nelle librerie leccesi. Vertigine, che ha più di tre anni, naviga sulla stessa onda, e prende il nome da «un piccolo progetto editoriale cartaceo», di cui sono usciti sei numeri autoprodotti dal 2003 al 2005 e un’antologia con inediti nel 2006.

«Sin dal principio – si legge nel link Vertigine: la storia – ho utilizzato il blog non con finalità diaristiche, ma propriamente letterarie. Col passare del tempo il blog Vertigine è divenuto altro. Oltre ai post informativi riguardanti i contenuti, le presentazioni, le modalità d’acquisto della rivista cartacea, il blog è divenuto contenitore di recensioni, poesie, racconti, mie e non solo, segnalazioni di libri da poco stampati e di eventi letterari degni di nota. Leggere il mio blog voleva dire (e vuol dire), quindi, entrare in contatto con i miei gusti letterari, con le mie passioni e le mie ossessioni». Poco interessato alla bagarre della blogsfera, Astremo vive appartato nel suo giardino virtuale, snobbando i commenti zuccherosi e proponendo poeti e narratori di tutto rispetto (non di rado legati all’esperienza beat), ogni tanto dilettandosi in sapide considerazioni sull’utenza notturna (vedi il post dell’11 maggio 2007) o inserendo articoli e interviste legate al suo ultimo libro, L’incanto delle macerie (Icaro 2007), una claustrofobica esperienza d’amore in un mondo in sfacelo osservato dal televisore. Riguardo alla funzione dei blog, ha un’idea chiara; rispondendo ad un’intervista di Christian Sinicco uscita su Absolutepoetry (blog del quale ci siamo occupati nel settembre 2006), Astremo risponde: «Mi sembra che i lit-blog svolgano, con le dovute gerarchie del caso, il ruolo nel passato svolto dalle terze pagine dei grandi quotidiani (riflessioni critiche su romanzi e testi poetici), e dalle riviste novecentesche (quello di proporre al grande pubblico autori di talento). Inutile ricordare che Saviano ha pubblicato i suoi primi reportage su Nazione Indiana». Non tutti condividono questa posizione (si veda per esempio un commento del 24/06/07 di Giuseppe Cornacchia – fondatore del «portalino» Nabanassar – in Blanc de ta nuque: «Per me i blog andrebbero chiusi tutti: sono fuffa che distoglie dal testo duraturo, buoni a menare il can per l’aia e a illudere disperati a vario titolo»), ma certo è quella che meglio favorisce le potenzialità comunicative del mezzo, specie quando l’utenza giornaliera sia aggira, come capita a Vertigine, sulle 600 unità.

Nello scantinato, l’alveare

http://alveare.splinder.com

Un blog vissuto come «un laboratorio che serve principalmente a me, per imparare. E per comunicare. Il web è diventato il sostituto dei vecchi club letterari, dove solo pochi privilegiati dell’ambiente potevano entrare a farne parte e godere delle cose che si muovevano all’interno. Ora per fortuna la cultura può essere di tutti, e a vari livelli»: si presenta così Iole Toini, bionda quarantenne delle prealpi bergamasche, che ama «Dostoevskji, la sua gente fradicia di vita; e Virginia Woolf, il suo snobismo conclamato, la bellezza aguzza, la prosa così densa di poesia; Sylvia Plath, feroce e diamantifera, e la Sexton, col rosso rivelato della bocca». Una lingua tagliente, la sua, lo si vede anche dalle belle poesie che scrive e che pubblica in questo blog dall’ottobre 2005. Con una media mensile di sei post e una cinquantina di passaggi giornalieri, Iole lascia spazio anche ai libri di poesia che le piacciono, senza però azzardare letture analitiche, forse per sfiducia nei propri strumenti critici: «mi mancano le basi per potermi dedicare con serietà a questa passione», dice con eccessiva modestia, ma credo che presto si cimenterà anche con questa esercizio terrestre, non facendole difetto né intelligenza né umiltà: doti entrambe necessarie, per un approccio ai testi che non sia prevaricante. La passione di Iole Toini per la poesia e per la vita è evidente anche nell’avatar che ha scelto: il mezzo volto angelico di Mildred Fish Harnack, l’americana traduttrice di Goethe, ghigliottinata in Germania nel 1943, dopo un’intensa attività nella Red Orchesta, il fronte interno antinazista.

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