Flavia Piccinni, Adesso tienimi: intervista

 

Amori spezzati: Martina, l’altra faccia dell’adolescenza
di Rossano Astremo

Martina ha diciassette anni, vive a Taranto, la città con “500 milioni di debiti e 30,6% di diossina che uccide l’Italia”, e frequenta il liceo classico. La sua esistenza viene sconvolta dalla notizia della morte di Vianello, il suo amore segreto. Questa in sintesi la storia di Adesso tienimi, romanzo pubblicato da Fazi, esordio letterario della ventenne Flavia Piccinni, scrittrice nata e cresciuta a Taranto, da qualche anno trasferitasi assieme alla famiglia a Lucca. Un romanzo tragico, una sorta di lettera d’amore scritta per l’uomo della sua vita, svanito nel nulla, sparatosi con un colpo di pistola senza una ragione plausibile. Il primo libro di una scrittrice di grande talento, già Premio Campiello Giovani nel 2005 e presente nell’antologia “Voi siete qui”, pubblicata quest’anno dalla Minimum Fax, dedicata alle giovani promesse della narrativa italiana.
La vicenda personale di Martina, raccontata nel libro, snatura totalmente la rappresentazione edulcorata e consolatoria dell’adolescenza che emerge a chiare lettere leggendo i libri di Federico Moccia. Gli adolescenti di oggi, e il tuo romanzo lo dimostra ampiamente, non sono solo quelli che si giurano amore eterno attaccando lucchetti sui lampioni…
«No, assolutamente. Gli adolescenti soffrono. Non sono tutti lucchetti, gadget sui giornali di Step e Babi, deliri per Riccardo Scamarcio e fun club di Moccia. Anzi, direi che questi sono la minoranza, quelli che l’Italia vuole guardare e quelli che l’Italia non teme. Questi ragazzi possono essere accusati al massimo di superficialità. La mia storia, la mia Martina, è completamente diversa dai protagonisti melensi dei romanzi di Moccia o di chi, prima e dopo di lui, parla di adolescenti come di ragazzi paciocconi sempre innamorati e sempre felici. Martina soffre e il mondo intorno a lei non ha niente di ridente. Non ci sono corse in moto, ma sbronze in bar di quarta categoria. Non c’è spazio per quello che non è la vita, ma sogno. Martina è in carne ed ossa e vive a Taranto, non a Roma. La sua realtà è sofferenza e il suo amore è spezzato. Il suo uomo si è suicidato».
Oltre a Martina e alla sua storia di dolore, intimamente vissuto, c’è un’altra protagonista indiscussa del romanzo, ovvero la città di Taranto, mai come in quest’ultimo anno sotto ai riflettori per le note vicende politiche. Perché la scelta di ambientare la storia a Taranto, visto che sono molti anni che non vivi più in Puglia?
«Anche se non vivo fisicamente a Taranto e come se non avessi mai smesso di abitare questa città. A Taranto ho vissuto l’infanzia e il ricordo che ne avrò sarà per sempre quello degli affetti, della crescita. Quello più importante. Raccontare la città è stato un passo dovuto, necessario, naturale. Non sarei riuscita a scrivere di niente altro, specie in un momento così difficile che ridimensiona chi a Taranto ci vive e chi a questa splendida città è molto legato».
Come hai vissuto dall’esterno questi mesi difficili per la tua città?
«Ho sofferto molto, come credo tutti i cittadini, per questo dissesto economico che va ad affiancarsi alla già precaria situazione ambientale. Il libro racconta anche questo, soprattutto questo. C’è poi la melanconia che affligge chi ha cambiato città e si è trovato in un mondo diverso, continuando a guardare con devozione ai riti di Taranto e dei tarantini».
Hai iniziato a scrivere da giovanissima. Hai 20 anni, ma le tue pubblicazioni su riviste a antologie sono sterminate. Qualche suggerimento per gli scrittori in erba?
«Dare consigli è sempre molto difficile. Certo, l’attenzione delle case editrici nei confronti di giovani autori negli ultimi anni è cresciuta molto, ma spesso si viene pubblicati più perché giovani e potenziali casi editoriali che per reale talento. Credo che sia fondamentale credere in quello che si scrive, sentirlo proprio e poi il parere di amici e conoscenti è pur sempre un primo confronto per abituarsi a critiche e apprezzamenti. Posso poi raccontare la mia esperienza personale che è legata a doppia mandata al mondo dei concorsi. Proprio grazie ai concorsi vinti del 2005 ho avuto il coraggio di proporre i miei scritti a quella che sarebbe diventata la mia casa editrice, la Fazi. È fondamentale quindi leggere molto, cercare di migliorarsi e raccontare delle cose che si conoscono bene».
Tre libri che consigli ai nostri lettori da portare sotto l’ombrellone quest’estate?
«Senza dubbio il martinese Giancarlo Liviano D’Arcangelo che con “Andai, nella notte illuminata” (PeQuod) ridicolizza il mondo dei reality e aiuta a riflettere sulla contemporaneità, televisiva e non. Una bellissima lettura è poi “Confine di Stato” di Simone Sarasso (Marsilio) che ha raccontato in modo sorprendentemente avvincente l’Italia degli intrighi degli anni ’50-‘70. Per chi invece vuole rilassarsi senza troppi pensieri l’ultimo libro di Federica Bosco “L’amore non fa per me” (Newton&Compton) credo sia perfetto. Una storia romantica e leggera da consumare davanti ad un gelato».

Articolo apparso oggi sul Nuovo Quotidiano di Puglia

Annunci

1 Comment

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...