Mordi & Fuggi

 

Oltre la taranta. Sedici racconti per “non” sfuggire al ragno
di Rossano Astremo

Partire da “La terra del rimorso” di Ernesto De Martino per produrre nuova mitopoiesi attorno al fenomeno del tarantismo. Questa l’idea che fa da sfondo a Mordi & Fuggi, l’antologia di racconti “per evadere dalla taranta”, come recita il sottotitolo, pubblicato da Manni in questi giorni, primo titolo di Punto G, la nuova collana interamente dedicata alle scritture contemporanee. Sedici gli autori presenti, Cosimo Argentina, Andrea Bajani, Giovanna Bandini, Giosuè Calaciura, Antonella Cilento, Carlo D’Amicis, Teresa De Sio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Carlo Lucarelli, Gianluca Morozzi, Antonio Pascale, Aurelio Picca, Laura Pugno, Livio Romano e Grazia Verasani, introdotti dall’antropologo Marino Niola. A tutti gli scrittori inclusi nel volume, l’editore ha donato, prima di cimentarsi con la stesura del racconto, una copia del fondamentale lavoro di De Martino. Una sorta di comune denominatore dal quale partire che all’arrivo ha dato, come facilmente prevedibile, risultati diversi e contrastanti. Una prima annotazione riguarda la qualità dei racconti. Come molto spesso accade in lavori antologici, a peccare sono sempre gli scrittori più noti, quelli dai quali ti aspetteresti il racconto che vale da solo il prezzo di copertina. Accade anche in “Mordi & Fuggi”, ma, nonostante ciò, molte sono le storie brillanti, ciascuna delle quali declina con dosi diverse di stile e creatività il mito del ragno dal morso che avvelena. Ci sono racconti d’ambientazione storica, racconti costruiti sottolineando il legame tra la pizzica e altre danze, racconti che utilizzano il mito della taranta come metafora per dire altro, racconti che si soffermano su la Notte della Taranta, quello che oggi è l’evento mediatico più importante attorno al quale ruota l’attuale rinascita del fenomeno, e racconti nei quali pizzicati, suonatori di violini, organetti e tamburelli appaiono flebilmente nell’intreccio, piccoli motivi narrativamente non significativi.
Tra i più riusciti “La melodia dei nastri di Ghisa” di Cosimo Argentina, nel quale lo scrittore di “Cuore di cuoio” racconta la torbida passione consumatasi in una stanza d’albergo tra un tarantino e una salentina, a poche ore dall’inizio della Notte della Taranta. Lei, abile danzatrice, correrà a Melpignano, lui, lontano anni luce da quel mondo di folklore e lustrini, preferirà tornare a casa, dai suoi amici: “Ognuno corre verso il suo inferno, pensai tenendo le mani sul volante e registrando nella mia mente i contorni ormai sbiaditi della ragazza. C’è chi cerca la notte stellata e il ritmo aracnoide e chi il ruvido sferragliare dei nastri trasportatori. Sapevo che nessuno avrebbe tifato per me, ma non me ne fregava nulla. È così che funziona. A voi la Taranta e a me Taranto: e questo è quanto”. Sempre la Notte della Taranta è il leitmotiv di “Calypso mon amour”, racconto di Livio Romano, il quale ripesca dal cilindro Gregorio Parigino, già protagonista di “Niente da ridere”, suo ultimo romanzo. Parigino è alle prese con la diretta televisiva della Notte della Taranta. Il suo compito è quello di intervistare, assieme ad un’altra giornalista, le star che si susseguiranno nel backstage, prima della loro entrata sul palco. Non tutto, come immaginabile, andrà per il verso giusto. Godibile e divertente. Altra chicca dell’antologia, a sorpresa, è “L’erba del diavolo” di Teresa De Sio, che narra la storia di due sorelle, Filomena e Archina, che, dopo la morte della madre, abbandonano l’isola di Procida per approdare a Cutrofiano. Sarà Archina, la più piccola, ad essere morsa dalla tarantola e a mettere in subbuglio per tre giorni l’intero paese.
Merita un’ultima segnalazione, per l’originalità dell’idea e per la resa stilistica, “Poison” di Laura Pugno, storia di una performer perseguitata dalla visione di ragni: “In piedi sulla piattaforma, immobile nell’occhio della telecamera di Fabio, attende il momento esatto in cui i ragni verranno a circondarla. In cui sarà perfettamente sola”. “Mordi & Fuggi” invaderà, ne siamo certi, le piazze dei tanti paesi del Salento nei quali i concerti di pizzica scandiscono il trascorrere dell’estate. Oltre ai tamburelli, alle t-shirt, ai prodotti tipici della nostra terra, anche un libro di racconti per i tanti turisti. Avvicinarsi al mito della taranta, secondo i puristi bistrattato da logiche di marketing galoppanti, attraverso l’occhio della letteratura sembra essere, oggi, il peggiore dei mali.

Articolo apparso su oggi su “Nuovo Quotidiano di Puglia”

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