una poesia di Sara Ventroni

 

Da dentro piazza Vittorio
di Sara Ventroni

Tuttavia la desolazione resta ferma come al tram
la signorina seria filippina con scarpe in cuoio,
il tappeto persiano in vetrina che liquidano.
Come è senza novità il cielo grigio-milano
un punto di colore che svapora. Poi guarda l’ora al polso
e sì che sale con calma, il phone center internazionale
più vicino, il tariffario esposto a via Mamiani
era meglio il color-berlino, ma quel pesce residuato – odor di cesso
e di giorno bidone spento di puttane economiche.

D’altronde non basta nemmeno a camminarla per intero
la raccolta e la distribuzione dei rifiuti solidi
di memoria e urbani, i cinesi hanno parecchio
quanto a scatolami, cartoni perloppiù
finta seta finto raso finto nàbuc il pigiama raffinato
il golfettino e sputano per terra spesso
i pasti sono surgelati, il riso pure -dicono-
che hanno preso il centro, certe insegne in lingua
addirittura.. Roba d’ingrosso quantità esponenziali
di merce scarsa spesso ridotta alla misura
di un pacco-cellophane.

E’ un fatto che si va per noia in tondo molto spesso
svoltando un poco prima del ritorno al punto di partenza,
la traversa a destra che si imbocca inganna
che sia diversa la misura, un altro il passo
ma stesse le unità, la caratura
in percentuale minima variabile
la vita urbana addosso come un’armatura.

Con questa poesia Sara Ventroni ha vinto il primo poetry slam italiano il 21 marzo del 2001

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