Matrioska del nulla: una mia poesia

 

Matrioska del nulla

Questa è la storia: Dario e Simona invitano
Giorgio e Carla a casa loro a guardare
la tv, e sullo schermo vedono Dario e Simona,
Giorgio e Carla che guardano se stessi guardare
se stessi su schermi televisivi sempre più piccoli.
Nella non motivata ragione di ciò (telecamere
nascoste che riprendono il domestico poltrire? –
non è a questo, però, che pensano: ipnontizzati),
i loro occhi subiscono il fascino dell’inscatolamento,
pixel monitorizzati, matrioska del nulla,
osservano i loro corpi sul divano proiettati
verso un centro finale, verso il decrescere di linee
ridotte a puro centro, buco nero che attira la visione,
come un paradiso agognato da scorgere,
anche solo per un pizzico di minuti,
quel tanto che basta per una celebrità domestica,
ad uso e consumo dei presenti,
ora non più presenti a se stessi perché deviati,
proiettati in questa bolla fittizia dormiente,
programmi loro stessi di un palinsesto moribondo,
che replica l’immagine come atto ultimo del visibile.
Vorrebbero questo momento non finisse mai:
catturare l’istante della percezione paradisiaca
e custodirla nell’eterno, ma l’interruzione è necessaria:
per il bene dello share si mandi lo spot.

r.a.

09/08/2007

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