Maria Carrano, un racconto inedito

 

Ada
di Maria Carrano

Ada non sa più che farsene di quelle sue mani, le tiene appoggiate in grembo come qualcosa di inutile che non si ha il coraggio di gettare via.
La sera rossa e cupa si frantuma contro il frontale appuntito della casa d’accoglienza.
Avvolta dalle striature rosa del cielo, s’aggiusta una ciocca ricadutagli sul viso e guarda lontano…Silenzio.
Ha i capelli lunghi Ada.
Osserva quelle mani intrecciate sul tessuto ruvido della sua gonna e pensa che siano lì, perse, come un nido di serpi…e lei a proteggerle in un’alcova calda fitta di moscerini neri…
Le serpi si muovono, si contorcono continuamente…infittiscono i nodi e si rilasciano quasi come se stessero pulsando…lei li osserva madre ed estranea…e li custodisce in grembo amorevolmente.

Franca: “A che ora arriva?”
Ada: “Sette e un quarto” dice velandosi di un sorriso incerto.

Le braccia scoperte s’offrono alla prima umidità dolce della sera. Ada tende l’orecchio e ascolta docile il silenzio della campagna. Lo conosce bene quel silenzio, ed ora il risentirlo le riporta alla mente i giochi infantili, qualche schiamazzo, i colori troppo forti del sole…le sue serpi…
Non bisogna aver paura che soffrano, basta proteggerli, tenerli al caldo… Basta amarli un po’… Non, non farmi smettere, non ora, fammi giocare ancora …

Lina: “Viene con la macchina?”
Ada: “Non so, penso di si”
Lina: “A me piacciono tanto le macchine lucide, quelle che hanno una superficie…”
Franca: “Stai zitta Lina”
Lina: “…su cui ti puoi specchiare, senza un graffio, un’ammaccatura…lui ha una macchina, vero? Viene in macchina?”
Ada: “Non so, te l’ho detto che non so come viene”.
Franca: “Lina, perché non rifletti per un po’ in silenzio?”.

Ada distoglie lo sguardo dal suo nido solo per alcuni secondi, ma subito il richiamo è fortissimo, e si sente come obbligata a guardare se stessa e quel suo intreccio di carne e sangue…tace, e stende lo sguardo soddisfatta, sulle pieghe delle sue dita.
Insegue i filamenti della pelle, come un bimbo dietro un aquilone, giù fino alle ombre più scure…guarda, guarda, il nido è qui, dietro il cespuglio… lo so che non devo andar lì, ma giuro che non mi faccio male…ti prego mamma, fammi giocare ancora un po’…poi le lascio stare e faccio la buona…si, è quasi buio, ma faccio in fretta.

L’imbrunire s’appropria spavaldo di ogni cosa…l’inghiotte una ad una succhiando via per primo i colori, poi le forme…le sostanze.
Quanta polvere…c’è la siccità.
Ada: “Da quanto non piove?” chiede gettando lì una domanda della quale non le importa la risposta.
Claudia: “Una settimana” .Sfoglia una rivista con poca attenzione; non legge, la fissa pensando ad altro.
Poi riprende “Però è stato caldo”. Claudia tace, sta quasi sempre in silenzio.
Ha una regola: crede che si debba parlare solo quando è strettamente necessario. Claudia è molto severa con sé stessa e per nulla con gli altri, e questo la fa sembrare docile e debole, ma lei è semplicemente forte della sua legge.

E’ vero, è la siccità che crea tutta questa polvere…si alza in mulinelli fitti ad ogni alito della sera. Te la senti addosso sulla pelle umida…si appiccica ovunque come una colata vischiosa…mi sembra di non respirare…ma non ora, ora ho da fare: alle serpi serve un riparo per la notte… il cespuglio non è sicuro, può succedere di tutto, e poi c’è il vischio della notte…mamma, lasciami ancora un po’…non sto giocando, ti prometto che non mi stanco…soffocheranno…soffocheremo tutti.

Franca: “Ma poi perché venire proprio oggi?”
Lina: “Poverino, con questo caldo”.
Tutte fissarono Lina. Lei avvertita dal silenzio alzò lo sguardo sulle altre che scoppiarono a ridere senza contegno.
Franca: “Lina ti ho avvertita, taci e rifletti.
No, dico, perché ora dopo 4 mesi?”
Ada: “Non so, ha deciso così”
Franca: “E tu?”
Ada: “Ed io cosa?”
Franca: “Non gli hai chiesto niente? In fondo quando sei arrivata qui lui neppure ti ha accompagnata, e ora d’improvviso si ricorda di venire a trovarti?”
Ada: “Aveva da fare”
Franca: “Per 4 mesi?”.
Ada: “Sì, per 4 mesi” .
Franca: “Ho la sensazione d’essere un oggetto ingombrante da spostare secondo necessità”

Ecco! Sotto le colonne bianche del portico. Qui nell’angolo sarebbe perfetto per il nido. Però il muro è un po’ annerito, c’è puzza di calce e poi qui c’è quel marmo bianco…è dappertutto, capisci d’essere alla casa d’accoglienza perché ovunque cade lo sguardo c’è quel marmo, disteso come se stesse aspettando di sfidare l’immortalità, come se avesse una memoria storica infinita.
Si …l’odore della terra, quello ci vuole…

Franca:“Quando ti ha telefonato l’ultima volta?”
Ada: “Lo sai, 3 settimane fa. Era nervoso, ha dei problemi…si è come indurito. Ogni volta mi chiede come sto…me lo chiedo anch’io a volte, ma tanto lui non aspetta la risposta!”
Franca sorrise un po’ malinconica.
Ada: “Comunque non è cattivo, se è quello che pensi”
Franca: “ Non lo penso”
Ada continuò a guardarla aspettando che continuasse.
Franca: “Ci trascurano un po’ tutte qui”
Ada: “Ma lui non mi trascura, è la vita che è così”
Franca: “A volte non mi sento neppure una persona, se passano 2 o tre giorni senza guardarmi allo specchio mi pare d’essere una cassapanca o un comodino”

La brezza leggera fa sbattere la porta zanzariera dell’ingresso. Un battito costante che scandisce il tempo. Ada si guarda intorno. Gli alberi verdi nonostante la poca acqua, sono leggermente scossi dal vento. Sotto un tappeto d’aghi di pino secchi. E’ immersa nel silenzio della sera, e forse ha un po’ paura di sentire troppo intensamente quell’attimo…e ha paura di svegliarsi subito dopo…
Quindi cerca d’astrarsi riguardando i suoi cuccioli di serpente, protetti nel caldo grembo materno…e allora s’accorge in un istante di non riconoscerli più, d’odiare quelle bestie orrende, d’essere costretta a coccolarli e proteggerli pur trovandoli repellenti.
Lei stessa si sente odiosa e marcia per il solo averli lì…perciò ha voglia di disfarsene, gettarli via al più presto, e poi schiacciarli uno ad uno perché scompaiano…

Ada: “Claudia, hai voglia d’andare a prendermi una giacca, io non ce la faccio”
Claudia: “Certo cara”

Intanto i serpenti sibilano confusi

Franca: “E dove l’accoglierai? In camera tua?”
Ada: “Non credo faccia molta differenza”
Franca: “Ne fa invece, non vuoi che ti veda come un relitto abbandonato…anzi dovresti anche indossare qualcos’altro”

Ada getta via i rettili dal suo ventre e li spinge più in là col piede

Ada: “Tipo cosa?”
Lina: “L’abito blu ti sta benissimo”
Franca: “Infatti, metti l’abito blu e aggiustati i capelli che sei tutta scompigliata”

Spaesate le bestie iniziano ad aggrovigliarsi in nodi sempre più contorti

Ada: “Dimenticavo che la forma è sostanza. Comunque avete ragione voi, non voglio che pensi che sono un relitto abbandonato nel porto”
Lina: “Cara, non lo penserebbe comunque, sei così bella”
Franca: “Lina sei una sciocca se credi che la bellezza sia una grazia femminile, è una qualità da oggetto in vendita, un attributo richiesto per venderci meglio. Non abbiamo bisogno della bellezza ma dell’indipendenza e della forza di carattere… se non abbiamo necessità di nessuno, non possiamo neppure essere giudicate, allora siamo libere…
E’ la condanna di ogni donna quella di cedere all’ipocrisia del ruolo o di cadere nella scomunica….”
Lina: “Le ho fatto solo un complimento”
Franca: “Certo, un complimento da serva. Cresciamo da sole, dobbiamo scontrarci tutta la vita contro la superficialità d’infantili pusillanimi mentre cresciamo i nostri figli tra decine di rinunce e umiliazioni.
Vuoi dirmi che in tutto questo dovremmo anche sprecare energie per essere come qualcun altro vorrebbe…”

Il sibilo dei serpenti di Ada, si fa più violento, quasi un urlo stridente che sembra provenire direttamente dal suo grembo. Lei abbandona la testa a quell’urlo pulsante e si sente invadere le piccole pieghe scure del suo cervello dal quella cantilena sottile e costante…ha come l’impressione, per la prima volta, di star per cedere, di non aver più alcuna risorsa a cui attingere, di doversi dichiarare infine, esausta e vinta. Ma l’animo umano nasconde capacità di ripresa imprevedibili…

Franca: “…ADA? Ma che ti succede?”
Lina: “Ada, tesoro, ti senti bene?
Forse è un po’ nervosa per il suo arrivo”
Ada: “Cosa?”
Lina: “Dicevo che sei un po’ nerv…”
Ada: “Si, questo l’ho sentito. Non sono nervosa, mi sono distratta”
Franca: “Vatti a dare una sistemata, sta arrivando”
Ada: “Certo capitano.
OH, Claudia eccoti qua, scusa, ma la giacca non mi serve più, vado a cambiarmi”
Claudia: “Cambiarsi? Perché?”
Franca: “Va a farsi bella”
Lina: “Allora vedi che ci cadi anche tu?”
Franca: “Sta zitta Lina, non hai capito niente…al solito!”

I serpenti scivolano via lungo le scale del portico e s’attorcigliano veloci lungo la sedia di Ada.

Lina: “Eccola qua!”
Ada: “Abito blu, capelli a posto…ho preso il tuo foulard Claudia, non ti dispiace?”
Franca: “Perché non ti sposti sotto al portico con noi?”
Ada: “Sto bene qui, grazie, preferisco la terra al marmo”.

Le serpi s’intrecciavano vorticose intorno alla sedia fino a fluire tra le braccia di Ada, per ricongiungersi nel suo grembo come un cucciolo con molte teste.

Franca: “La donna custodisce un mistero, la sua sensualità è in ogni respiro, tutto ciò che tocca è attinente al sesso…e le sue gonne, per quanto molteplici, sono un velo sottile, un pretesto.
La donna è perversa perché desidera la schiavitù sentimentale, l’uomo è brutale…” s’arrestò un attimo “…e superficiale…non comprende la sensualità masochistica dell’essere femminile”.
Lina: “ A me è sempre piaciuto il termine Sadico, lo preferisco a Masochistico”
Franca: “Lo immaginavo, sei così sciocca…”
Ada: “Non essere cattiva con lei”
Franca: “Scusa, hai ragione tu, è che lei mi dimostra che il pregiudizio sull’inferiorità femminile è giustificato”
Lina: “Solo perché non sono un maschio con la gonna”
Franca: “Solo perché sei una stupida”

Guarda, guarda, le serpi hanno smesso di contorcersi. Certo mamma, farò come vuoi, non ci gioco più, solo non sgridarmi…

Ada: “Basta ragazze, non vorrete che vi veda litigare…”
Franca: “L’uomo è padrone, al suo arrivo ci sarà pace”
Lina: “Ma che stai dicendo?”
Franca: “Scherzavo Lina, davvero…ci fai su una risata e passiamo a parlare del tuo argomento a piacere, ne hai uno cara?”
Lina la guardò esterrefatta.
Ada: “Non dovresti dire certe cose”
Franca: “Ma è la verità…è nella coscienza di una donna la sottomissione e l’ubbidienza, non c’è scampo, possiamo bruciare tutti i reggiseni nella pubblica piazza, ma di fronte all’uomo siamo sempre schiave ubbidienti”
Claudia decise d’abbandonare il suo forzato silenzio “Ma hai capito bene quello che dici?”
Franca: “Ti piace illuderti che non sia vero, ti senti più indipendente, forte come un uomo…stai in silenzio per ore come un uomo, poi getti verità come un uomo e infine svanisci come un uomo e mi chiedi se so di cosa sto parlando? Ma sto parlando di te sciocca donnetta, di quello che ancora non hai capito…tu sei schiava del tuo desiderio irrefrenabile di essere proprietà di qualcuno…ti nascondi dietro un paravento ma nell’intimità sogni che qualcuno possa ordinarti cosa fare”.
Claudia: “L’abisso umano non ha fine…” rivolgendosi a Franca.
Franca: “L’ipocrisia di una razza che non ha voluto riconoscersi schiava pur desiderandolo”.
Ada: “Dai Franca, smettila, la stai turbando”
Franca: “Ne ha bisogno, altrimenti continuerà a sbandierare queste insulse credenze da giovinetta ingenua”.
Ada: “Non credo che tu abbia ragione, ognuno ha il diritto di credere quello che vuole”
Franca: “Infatti, l’illusione è l’unica libertà concessa. Un uomo possiede una donna con il sangue e con la carne, non c’è altra possessione, non c’è altro amore se non nell’umiliazione, nella prostrazione. L’essere femminile si può negare, ma l’essenza della femminilità è nella pudica sfrontatezza dell’essere votato all’ubbidienza…”, esitò un istante, “non ubbidiamo a qualcuno, ma alla stessa idea dell’ubbidienza”.
Claudia: “Mi pare del tutto folle quello che dici”.
Franca: “Non ti senti incapace di assaporare la vita in mancanza di un amante? Non ti senti viva solo nello sguardo del tuo amante? Non lo cerchi per assicurarti che sia ancora lì ad adorarti? E non trovi forse la sua cattiveria come un modo per interessarsi a te? La sua assenza come la sua presenza, non definiscono la linea tra la vita e la morte?”.
Ada: “Allora che facciamo qui? L’abbandono in questo posto è totale”.
Franca: “E’ vero, qui perdiamo tutte il nostro essere donne…non c’è spirito femminile, questo è il luogo della privazione, la gabbia con ganci sul nostro ventre”.
Lina: “Sei orribile Franca, mi fai odiare le donne”.
Franca: “Lo spero bene. Tu non centri nulla con loro, è giusto che le detesti”.
Lina rimase con lo sguardo fisso alle spalle di Franca, non osò guardarla più, ed il suo viso si rabbuiò.
Gli occhi di Ada invece fiammeggiarono di rabbia.
Ada: “E’ naturale per l’essere umano arrivare a sbranare come una fiera ciò che è più debole…Sei una bestia, violenta e senza misericordia come una bestia”.
Lina: “Non ti preoccupare mia cara, sto bene. Non mi fa alcun effetto quella iena”.
Ada: “Si, ma è crudele, non avresti dovuto dire quelle cose”.
Franca: “Se vuoi la fiaba t’accontento subito. Restiamo qui ad attendere la compagnia del tuo bel ragazzetto”.
Ada: “Credo che lo porterò subito via, e poi ho molte cose da dirgli”.
Lina: “No, no, ti prego…almeno facci parlare con lui…solo un po’”.
Franca: “Ma lascia che se lo porti dove vuole, che importa. Tanto non viene neppure per lei, è solo la sua coscienza che mette a posto. In 15 minuti si sarà già annoiato e conterà i secondi”.
Ada: “Bene Franca, credo che per oggi possa bastare”.
Franca: “Credi che non sia così? Pensi che venga davvero a vedere te? Pensi che abbia desiderato venire qui…ma intensamente dico…magari sognandolo anche ?”

I cuccioli dormono ora, ti prego mamma, fammeli guardare ancora un po’, poi me li porteranno via e te lo giuro, non li cercherò più. Lo so che non è bene giocare con loro…si mamma, lo so che sono una signorina ormai…certo, li abbandonerò dove hai detto tu…e non li vedrò più…no, scusa mamma, non sto piangendo, ormai sono grande, non piango più lo sai.

Claudia: “Non ascoltarla più Ada cara, vai a metterti un po’ di trucco, sono le sette e 10”
Franca: “Magari non verrà!”.
Ada: “Non dire sciocchezze”.
Franca: “Hai ragione, scusami”.
Ada: “Non preoccuparti. Vado a mettere un po’ di cipria”.

Franca: “Non t’importa nulla di lei?”
Claudia: “Che dici? Sei tu che non hai il diritto di farla stare male scaricandole addosso le tue frustrazioni”.
Franca: “Guardati intorno, di che frustrazioni parli” disse ironica “siamo qui, nel deposito carcasse umane…”.
Claudia: “Povera te, mi fai solo pena”.
Franca: “Anche a me faccio pena, questo è il problema, e non credo mi sia data un’altra possibilità per non finire qui ad aspettare da mesi una visita di qualcun altro”.

Le serpi discesero lungo i bordi della sedia e strisciarono fino ai piedi di Ada.

Ada: “Non l’ho trovata la cipria, ma in fondo va bene così. Su ragazze andiamo dentro, inizia ad essere umido”.

Si arrampicavano lungo le gambe di una donna una volta bella…sulle gambe ora ricoperte di rughe, sfiorarono quel ventre una volta inondato da sangue pulsante, coprirono il tessuto ormai vinto dei suoi seni e si arrotolarono fitti intorno al collo imbrunito ed arido coperti da una coltre di capelli bianchi.
Questo è il nido giusto per loro, qui, tra i miei capelli saranno protetti…e al caldo…si, si, è qui che devono giacere poveri cuccioli, qui, sulla mia carne…
Si mamma, hai ragione tu, ma non m’importa, ormai non ti sento più…scusa mamma, se non ho fatto esattamente come mi hai detto…scusa se mi sono addormentata troppo presto.

Lina: “Perché non prepariamo la cena anche per lui? Forse quando arriva avrà fame!”.
Franca: “Quanto sei ingenua Lina, il nipote di Ada non arriverà neppure questa settimana, vero piccola mia?”
Ada: “Avrà avuto un contrattempo, verrà la prossima”.
Franca la fissò tristemente.
Claudia: “Ma certo cara, di sicuro avrà avuto un contrattempo, quale giovanotto non vorrebbe vedere una nonna così bella?”.

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