Donald Barthelme: un maestro: un assaggio

 

un estratto da Ritorna, Dottor Caligari

incipit di MARIE, MARIE, TIENITI STRETTA

di Donald Barthelme

Mercoledì 26 aprile Henry Mackie, Edward Asher e Howard Ettle sfidarono un temporale per dimostrare contro la condizione umana (e, Marie, avresti dovuto usare vernice impermeabile; dopo mezz’ora le scritte dei cartelli
erano un guazzabuglio). Cominciarono a San Giovanni il Precursore sulla Sessantanovesima Strada all’una e trenta del pomeriggio formando picchetti con cartelli che recavano gli slogan L’UOMO MUORE! IL CORPO E’ DISGUSTOSO! COGITO ERGO NIENTE! ABBANDONATE L’AMORE! e distribuendo inviti per la conferenza di Henry Mackie ai Playmor Lanes la sera dopo. Ci fu molto interesse tra gli astanti nei paraggi della chiesa. Un uomo che disse di chiamarsi William Rochester venne a incoraggiarli: “È così che si fa!”, disse. All’una e cinquanta circa un sacrestano grasso e ben vestito venne fuori dalla chiesa per discutere il nostro diritto di picchettaggio. Aveva un doppio mento che si agitava sgradevolmente e, mi duole dirlo, non sembrava un brav’uomo.
“Va bene”, disse, “ora sgombrate, dovete sgombrare,non potete picchettarci!” Disse che non c’erano mai stati picchetti attorno alla chiesa, che non si potevano fare senza il loro permesso, che il marciapiede era di proprietà della chiesa, e che avrebbe chiamato la polizia. Henry Mackie, Edward Asher e Howard Ettle avevano già ottenuto il permesso della polizia per la dimostrazione grazie a un fortunato senso di previdenza, e lo confermammo mostrandogli il foglio che avevamo ottenuto al comando di polizia. La cosa irritò vivamente il sacrestano, che rientrò
brontolando in chiesa per riferire a qualche superiore. Henry Mackie disse: “Be’, preparate il parafulmine!”, e Edward Asher e Howard Ettle risero.
Fra i passanti della Sessantanovesima crebbe l’interesse per la dimostrazione e parecchia gente accettò i nostri volantini e cominciò a fare ai picchettatori domande come “Che volete dire?”, e “Voi giovanotti siete stati educati in seno alla chiesa?” I picchettatori rispondevano a queste domande con tranquillità ma con fermezza e fornivano
tutti i particolari che si poteva immaginare interessassero a chi si trovava a passare di lì per caso. Alcuni dei passanti facevano osservazioni sarcastiche – una che ricordo è “cogito ergo andatevelo a prendere in culo” – ma il contegno dei picchettatori fu esemplare in ogni momento, anche più tardi quando la situazione cominciò, secondo l’espressione di Henry Mackie, “a farsi un po’ tesa”. (Marie, tu saresti stata fiera di noi.) La gente cui stanno a cuore i diritti di chi fa picchetti dovrebbe rendersi conto che questi diritti vengono minacciati per lo più non dalla polizia, che generalmente non vi molesta se seguite l’opportuna trafila burocratica vale a dire vi procurate il permesso, ma da individui che vi si avvicinano e tentano di strapparvi il cartello dalle mani o, in un singolo caso, vi sputacchiano.
L’individuo che fece questo era, per strano che possa sembrare, molto ben vestito. Che cosa mai poteva avere in mente un tipo simile? Non ci fece neppure domande riguardo alla natura o allo scopo della dimostrazione, sputò soltanto e se ne andò. Non disse una parola. Ci domandammo chi diavolo fosse.
Alle due circa un dignitario assai importante in abito talare nero venne fuori dalla chiesa e ci chiese se avevamo mai sentito parlare di Kierkegaard. Gli pioveva addosso proprio come stava piovendo sui picchettatori ma sembrava non farci caso. “Questa dimostrazione rivela uno spirito kierkegaardiano che io capisco”, disse, e poi ci chiese di trasferire le nostre operazioni in qualche altro posto. Henry Mackie ebbe con questo dignitario una discussione
molto interessante di una decina di minuti durante la quale vennero scattate fotografie dal New York Post, da Newsweek e dalla CBS, che Henry Mackie aveva avvisato prima della dimostrazione. I fotografi resero un po’ nervoso
l’ecclesiastico ma, bisogna dargliene atto, egli mantenne il suo ipocrita atteggiamento di cortese interesse fino all’ultimo. Disse parecchie cose banalissime tipo “La condizione umana è qualcosa di dato, quello che conta è cosa ne facciamo” e “Il corpo è semplicemente il tempio nel quale dimora l’anima”, che Henry Mackie controbatté con la
sua famosa domanda: “Perché deve essere così?”, che ha fatto ammutolire tanti bigotti e pensatori ortodossi e con la quale egli ci aveva conquistati (noi dei picchetti) alla sua causa prima di ogni altra cosa.
Perché?”, esclamò l’ecclesiastico. Era chiaro che era stato colto alla sprovvista. “Perché è così. Dovete affrontare le cose come sono. Affrontare la realtà”.
“Ma perché deve essere così?”, ripeté Henry Mackie, che è poi la tecnica della domanda alla quale se usata in questo modo non si riesce a rispondere. Una vampata d’ira e di frustrazione percorse il viso dell’ecclesiastico (probabilmente non si è vista sullo schermo del tuo televisore, Marie, ma io c’ero e la vidi, e fu bellissimo).
“La condizione umana è un dato fondamentale”, dichiarò l’ecclesiastico. “È immutabile, fissa e permanente. Sostenere qualcosa di diverso…”
“È precisamente questo”, disse Henry Mackie, “il motivo per cui va messa in discussione”.
“Ma”, disse l’ecclesiastico, “è la volontà di Dio”. “Sì”, disse Henry Mackie in tono eloquente.
Allora l’ecclesiastico si ritirò in chiesa, borbottando e scuotendo il capo. La pioggia aveva un poco danneggiato i nostri cartelli, ma gli slogan erano ancora leggibili e comunque ne avevamo degli altri nascosti nell’auto di Edward
Asher. Un certo numero di innocenti attraversarono la linea del picchetto per prendere parte a qualche funzione nella chiesa, compresi parecchi che dall’aspetto avrebbero potuto appartenere all’FBI. I membri del picchetto, all’atto di preparare i loro piani, si erano resi conto del pericolo di essere presi per comunisti. Alla fine si era provveduto per mezzo di volantini ciclostilati che spiegavano accuratamente che i picchettatori non erano comunisti e citavano il passato militare di Edward Asher e di Howard Ettle, compreso il Nastrino al Merito di Asher. “Noi, come voi, siamo cittadini americani rispettosi della legge, che sostengono la Costituzione e pagano le tasse”, diceva il volantino. “Noi ci opponiamo semplicemente al modo spietato in cui la condizione umana è stata imposta a organismi che non hanno fatto nulla di male per meritarla e che non sono in grado di sottrarvisi. “Perché dev’essere così?”. Il volantino prosegue discutendo, con linguaggio semplice, i vari infelici aspetti della condizione umana compresa la morte, le indecenti e degradanti funzioni corporali, le limitazioni dell’intelletto umano e la chimera dell’amore. Il volantino conclude con la parte intitolata “Che fare?”, che Henry Mackie dice essere una famosa parola d’ordine rivoluzionaria e che delinea, in linguaggio chiaro e semplice, il programma di Henry Mackie per la reificazione della condizione umana fin dalle radici.
Una signora negra si avvicinò, prese uno dei manifestini, lo lesse attentamente e poi disse: “A me sembrano comunisti!”. Edward Asher osservò che per quanto chiaramente si spieghino le cose alla gente, la gente si ostina a
credere che siete comunisti. Disse che quando una volta a Miami dimostrò contro la vivisezione di animali inermi fu accusato di essere nazicomunista, il che era, spiegò, una contraddizione in termini. Disse che le donne erano in genere
le peggiori.
Intanto la grande folla che si era radunata all’arrivo della troupe televisiva si era diradata a poco a poco. Allora i picchettatori spostarono la sede della dimostrazione alla Rockefeller Plaza nel Rockefeller Center servendosi
dell’auto di Edward Asher. Qui c’era molta gente che bighellonava, digeriva il pranzo, ecc., e noi usammo i cartelli di riserva che recavano nuovi messaggi fra cui:

PERCHE’ STATE FERMI
DOVE STATE?
L’ANIMA NON ESISTE!
BASTA CON
L’ARTE
LA CULTURA
L’AMORE
RICORDATE CHE SIETE POLVERE!

Era cessato di piovere e i fiori mandavano un profumo meraviglioso. I picchettatori presero posizione vicino a un ristorante (vorrei che ci fossi stata anche tu, Marie, perché mi rammentava qualcosa, qualcosa che tu dicesti la sera che andammo da Bloomingdale’s e comprammo un costume da bagno nuovo color ciliegia: “Il colore di un neonato”, tu dicesti, e i fiori erano così, almeno alcuni). Gente con la macchina fotografica a tracolla ci faceva fotografie come se non avesse mai visto una dimostrazione. I componenti del picchetto osservarono tra sé che era divertente pensare ai turisti con le foto della nostra dimostrazione raccolte nel loro album in California, nello Iowa, nel Michigan, gente che non conoscevamo e non ci conosceva e a cui non importava niente della dimostrazione o, se è per quello, della condizione umana vera e propria, nella quale erano così immersi da non potersi sollevare per guardarla e conoscerla quale realmente era. “È una situazione paradigmatica”, disse Henry Mackie, “che esemplifica la distanza tra i conoscitori potenziali che hanno una visione ordinaria del mondo, e la vera conoscenza, che a costoro sfugge mentre perseguono la loro esistenza mondana”.

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