Vittorino Curci, Era notte a Sud

 

Curci, un omaggio ai piccoli guasconi di provincia
di Rossano Astremo

Vittorino Curci, poeta, sassofonista, operatore culturale e, attualmente, Assessore alla Cultura della Provincia di Bari, ha da poco pubblicato “Era notte a Sud”, raccolta di racconti edita da Besa.
Una ventina di brevi testi racchiusi in meno di cento pagine per parlare di una terra, il sud est barese, ricca di storie e personaggi bizzarri, quest’ultimi definiti da Curci, facendo sua una definizione dello scrittore ceco Bohumil Hrabal, pàbitelé, ovvero sbruffoni che “con le loro chiacchiere e i loro sogni mettono in scena, senza mai annoiarsi, un mondo meraviglioso che comincia nel punto in cui le persone normali si fermano”. Paradossali, grottesche e tragicomiche sono le vicende che strutturano la raccolta. Si va dalla storia del vecchio Schettini, che una notte trafugò il cadavere della moglie dal cimitero di Putignano e per lei costruì i monumenti più belli d’Italia in scala ridotta, a quella del commerciante di legna, in profonda crisi economica, che strappò dalle mani del suo creditore una cambiale che aveva firmato, mangiandola per far sì che se ne perdesse ogni traccia, o, proseguendo, dalla storia di Gesù, il barbiere che durante la guerra suonava la chitarra ai festini in casa, alle pagine che hanno come protagonista l’impiegato comunale che, fuori tempo massimo, si ostinava a tenere nel suo ufficio in bella mostra una foto di Mussolini.
In questo diorama variegato di racconti meritano una menzione Gemino, un anziano che, grazie a dei poteri inspiegabili, dava i numeri del lotto facendo arricchire l’intero paese, e Pupuccio, un bidello di scuola media, al quale capitò di uccidere con un pugno secco al mento un collega che si beffava sempre di lui, ma una volta commesso il delitto, pensando al dolore che stava per procurare alla moglie e ai figli del malcapitato, decise di farlo resuscitare praticando un massaggio cardiaco.
E l’elenco di questi guasconi di provincia sarebbe davvero sterminato.
Questi di Curci sono racconti minimi, che esauriscono il proprio percorso narrativo nel breve giro di un paio di pagine, piccoli bozzetti ai quali manca il colore della complessità rappresentativa, in cui si predilige la chiusa ironica e scanzonata. Non sono presenti, a differenza di quanto scritto in quarta di copertina, immagini di alta poesia. La poesia è altra cosa e Curci lo sa bene, visto che ha pubblicato, negli ultimi anni, libri di versi di rara bellezza. “Era notte a Sud” è un tributo di Curci alla sua terra, agli uomini che l’abitano e a quei personaggi che, anche se considerati da tutti mentecatti e scemi del villaggio, “hanno la capacità di reinventare continuamente la vita”.

Articolo apparso sul Nuovo Quotidiano di Puglia il 24 agosto

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