una mia poesia

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Il sesso odora di scorie industriali.
A questo penso, mentre, distesi,
aspettiamo il rallentare delle pulsazioni.
Guardare il soffitto è metafora
della nostra età: le tue labbra
sul mio petto leniscono le ferite.

È lì, in quello stato granuloso,
sfocato, come pixel celebrati
in uno schermo anamorfico,
è lì, penso, che tutto appare luminoso,
i contorni si mostrano meno sfocati,
la vita abbaglia, candida e spietata.

Restiamo fermi per attimi espansi:
le mani sprofondano nello spazio muto.

r.a.

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