Federico Mello: L’Italia spiegata a mio nonno

yatta03.jpg

Cari nonni, siamo nella merda fino al collo
di Rossano Astremo

È da ieri in tutte le librerie “L’Italia spiegata a mio nonno” (Mondadori) di Federico Mello, saggio che parla delle condizioni dei giovani italiani – dai 25 ai 35 anni –che si affacciano al lavoro, alla vita adulta e indipendente. Un saggio per nulla ortodosso, poiché siamo in presenza di una lunga lettera aperta indirizzata dall’autore al nonno. Il nonno come metafora della gerontocrazia del nostro Paese?
“Ho deciso che dovevo trovare un modo per far uscire il malessere che mi prende da dentro. Mi sono messo in testa di spiegare quanto l’Italia tutta ci ha apparecchiato. Un pranzetto dal sapore rivoltante dei cibi ammuffiti. E ho deciso di parlarne a te nonno. Tu che sarai mia sponda e sostegno. Che quanto me hai a cuore il futuro. Che ignori però quel mondo nel quale io vivo e mi muovo, mi divincolo come un ossesso per trovare una strada, la mia strada. Parlo a te perché tuoi coetanei sono quelli che a pieno titolo fanno parte del magnifico e esclusivo club della classe dirigente. Tu però hai più tempo da dedicarmi, più pazienza di loro”
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’autore.
Come è nata la necessità e l’urgenza di scrivere questo libro?
L’Italia è un Paese che ha trovato un bel modo per risolvere i suoi annosi problemi: scaricare ogni decisione dolorosa sulle spalle delle nuove generazioni. Era arrivato il momento, c’era urgenza, che qualcuno di coloro che è nato dagli anni settanta in poi, spiegasse le cose dal proprio punto di vista
Perché l’idea, a mio avviso geniale, di strutturale l’intero libro come lettera aperta scritta al proprio nonno?
L’intuizione della lettera aperta è stata effettivamente quella che ha dato una svolta alla stesura. avevo bisogno di scrivere un libro che avesse un impianto del saggio ma che riuscisse ad essere anche divulgativo, che riuscisse a parlare ai non addetti ai lavori e a chi non ha tempo per approfondire le questioni di cui si occupa la politica. Parlare a cuore aperto con il “nonno” mi ha permesso di dare al libro un impianto narrativo che si affiancasse a quello saggistico: un nipote che spiega qualcosa ad un nonno è di per sé, indipendentemente dall’argomento, qualcosa di insolito che incuriosisce
Il libro era scaricabile dal tuo blog, all’improvviso i download sono stati bloccati ed è apparsa la notizia che “L’Italia spiegata a mio nonno” sarebbe divenuto un testo pubblicato da Mondadori. Cosa è successo?
In realtà quando decisi di mettermi davvero a scrivere lo feci proprio perchè avevo trovato un editore: ovvero me stesso, il mio blog, e il piccolo pubblico che avevo raccolto online. Certo, però, non potevo pensare di mettere su Internet un vero e proprio libro, perchè ritenevo che fosse difficoltoso leggere sullo schermo qualcosa di troppo lungo. Ecco che allora scelsi una via di mezzo, pubblicai un pamphlet che era una versione “light” della mia idea originaria. Mondadori, però, mi chiamò il giorno dopo della pubblicazione online. Decidemmo di togliere dopo un mese (e 4000 download) il pamphlet dalla rete per non fare confusione tra le due versione. In realtà mi veniva data una grossa occasione: realizzare, partendo dal pamphlet, un libro vero e proprio e per giunta essere edito da un grosso gruppo editorale. Questo iter anomalo, mi ha permesso di avere molta libertà di scrittura e di arrivare ad un prodotto finale “molto originale”. Sono curioso, adesso,
di sapere se questo mio esperimento piacerà ai lettori.
Legge Treu, Legge Biagi, crollo dell’idea di posto fisso, avvento della flessibilità. Come uscire da questo vicolo cieco che sta falcidiando un’intera generazione (la nostra)?
Nella parte sul lavoro parto proprio da questo presupposto. Era secondo me importante ripercorrere la storia degli ultimi dieci anni e le misure che hanno portato alla precarietà. Affronto nel libro proprio la questione della disoccupazione e di come questi si intersechi con la precarietà sia oggi che dieci anni fa, nel 1997. La mia idea a proposito, però, non è quella di eliminare la flessibilità, anzi, penso che questa possa anche essere fonte di occasioni e di richezza. E però, nella mancanza di una riforma organica del welfare che affiancasse quella del lavoro, in questo ho trovato tutte le cause della pracarietà di vita che è ormai protagonista dei destini di un’intera generazione.
Il tuo punto di vista sul “fenomeno Grillo”? Ancora una volta, come accaduto per il tuo libro, è dalla Rete che tutto è partito…
Potrei dire, come fanno molti, che “non sono d’accordo con alcune cose che Grillo dice”. In realtà io penso che i fenomeni nuovi (come Grillo) nati con modalità nuovissime (dalla rete) vadano guardati con la giusta prospettiva, e non costringendoli in definizioni oggi inutili a raccontarci la realtà per quella che è. Io penso, insomma, che Grillo non possa essere giudicato come un politico, né tanto meno che coloro che lo seguono possano essere considerati suoi militanti nel senso classico del termine. Grillo è prima di tutto un emittente, un emittente dalla quale passano concetti (ambiente, legalità, democrazia digitale, partecipazione) che non hanno posto nell’agenda mediatica ma che in realtà interessano molti cittadini. In questo, nel “grillismo” ci vedo più fenomeni positivi che negativi.

Annunci