Pronti per Einaudi, a cura di Maria Sole Abate

Pronti per Einaudi
antologia di narrativa di tendenza
a cura di Maria Sole Abate

Le pagelle
di Rossano Astremo

Non ne potete più delle antologie, vero? Come darvi torto. Eppure l’antologia che ho tra le mani contiene racconti di alcuni scrittori davvero interessanti, ma ci sono due elementi che la rendono ai miei occhi insopportabile: 1) Il titolo: Pronti per Einaudi, con sottotitolo ancora più paraculo, antologia di narrativa di tendenza; 2) Il fatto che sia una raccolta di racconti a tema libero, poiché, come sottolinea la curatrice Maria Sole Abate, “non è un’antologia di Stile Libero, quindi lo stile è libero davvero”. Siamo nel solco della provocazione vera e propria, una smaccata trovata mediatica nel tentativo di creare un oggetto quanto più trendy possibile: “è una raccolta trendy in quanto non alla moda, è una raccolta che lancia la moda del non conformismo”. Al di là di ogni strillo e di ogni escamotage necessario per rendere il libro quanto appetibile e vendibile, la mia sensazione è, a lettura terminata, di smarrimento. Quindi non parlerò del libro, non nei canoni consueti, ma sarò paraculo anche io come la curatrice e Coniglio, l’editore che ha pubblicato la raccolta, e darò i voti ai racconti, come si fa dopo una partita di calcio, utilizzando un po’ lo stile del giornalista Paolo Ziliani. Chi mastica un po’ di cultura pallonara sa a chi mi riferisco.
Luigi Mascheroni, Manca solo il titolo: voto 6
Siamo nel bel mezzo di una riunione editoriale nella quale si decidono gli ultimi dettagli per un’antologia di prossima uscita. Tra gli scrittori presenti anche Massimiliano Parente che, non a caso, sembra aver messo il suo zampino sulla scelta di alcuni autori presenti in Pronti per Einaudi. Introduttivo.

Davide Brullo, Rettilario: voto 7 ½
“Quando comprendi cos’è l’uomo e quale scopo ha la vita, allora è lecito scappare terrorizzati, con un cappotto che ha l’apertura alare di un condor e la barba simile a una grondaia di rame, come fece Tolstòj”. Trama complessa, scrittura raffinata. Niente da dire. Sontuoso.

Marco Missiroli, Per favore: voto 6
Le doppie abitudine di un uomo in villeggiatura osservate da un giovane edicolante. Immediato.

Barbara Di Gregorio, L’eroe dal lungo cappello: voto 8
Se avessi dei soldi da puntare scommetterei su di lei. Già apprezzata nell’antologia Voi siete qui, la Di Gregorio mostra di avere fantasia da vendere, costruendo una storia frizzante in cui giovinezza, militanza politica e paranoia s’intrecciano alla grande. Tondelliana.

Marco Candida, Tu leggi nel pensiero: voto 6-
Cinque pagine, un solo punto. L’io narrante racconta al suo interlocutore di averlo sognato mentre legge nel pensiero. Non la prova migliore di Candida. Cerebrale.

Flavia Piccinni, bob: voto 6 ½
Parodia della società dello spettacolo, dove per apparire si fa di tutto. Le selezioni per Amici vanno male? Non c’è problema, se sei bella c’è sempre un posto come corteggiatrice a Uomini e donne. Talento puro.

Paolo Sortino, Il compleanno della scimmia: voto 7
“Perché di immagini è fatta la vita, qui, di quadri chiusi, tra due muri, uno scorcio su due pozzanghere – un vestito bianco, forse fradicio, che tanto vorrei sporgesse da un angolo. La realtà si ritira ai mie passi e attorno resta l’idea che ne ho solida e schiva”. Racconto di sensazioni e ricordi. Bella sorpresa.

Toni Fachini, Fawzi guarda le luci: voto 6 ½
Il dramma dell’emigrazione narrato con stile aggraziato e sognante. Gradevole.

Andrea Caterini, Una pagina di diario: voto 6
Un uomo medita attorno all’idea di suicidio. Compito ben svolto. Non morde.

Massimo Gardella, Verde cambogiano: voto 7
Il viaggio di un italiano tra gli spazi di una Cambogia ancora invasa da mine. Frizzante.

Francesco Borgonovo, Undici settembre: voto 7
“L’undici settembre è la più grande sega mai fatta nella storia dell’umanità”. Rileggere episodi della storia contemporanea in chiave onanistica. Originale.

Davide Bregola, L’uomo: voto 6 ½
L’io narrante riflette sullo stato di crisi della civiltà contemporanea. Prosa impeccabile. La classe non è acqua.

Laura Sergio, Tutto: voto 6 –
Laura Sergio è una poetessa di grande talento. In questo racconto lavora su stereotipi presenti in molta letteratura erotica. Già letto.

Matteo De Simone, Una sera a teatro: voto 6
Uno spettacolo musicale, una giovane coppia, un avvenimento che rovina la serata, il terrorismo nostrano ombra che continua a riecheggiare. Lineare.

Yuri Leoncini, Al sapore di mandorla: voto 6 ½
Ci si può togliere la vita in molti modi. La protagonista del racconto sceglie la via più dolce: “Ho scelto di morire al sapore dolcissimo e pur amaro della mandorla”. Bizzarro.

Guido Genovesi, La diagnosi: voto 6
Ricordate, nell’edizione del 2004 del Grande Fratello, il concorrente cacciato a causa della bestemmia? È proprio Guido Genovesi, che, in questo racconto, crea un simpatico cortocircuito narrativo tra l’esigue speranze di vita del protagonista e le superofferte che ti propinano i centri commerciali. Ironico.

Lucia Burello, Porta a porta: voto 6 ½
Il protagonista del racconto si chiama Devoto. La sua professione è convincere la gente a cremarsi. A ciò si aggiunge un suo lato oscuro, svelato dal finale. Macabro.

Annalisa Casagrande, Giorni e notti: voto 6 ½
Tra passato e presente, tra memoria e insicurezze, si snodano le parole della protagonista. Nostalgico.

Enrico Piscitelli, Se solo anche tu riuscissi a non stare seduta: voto 7 –
Stazione. Il fratello del narratore soffre d’aerofagia, è innamorato e pensieroso. Funambolico.

Michele Vaccari, Papà ha cambiato televisore perché in quello vecchio c’era troppa pubblicità: voto 7
La violenza domestica resa attraverso un racconto scintillante. Nome da memorizzare.

Mauro Tuttora, Un’americana a Roma: voto 7
Resoconto di una giornata all’inseguimento della coppia Tom Cruisce e Katie Holmes. “Abbacinante”.

Claudio Marrucci, Le quattro parole dell’amore: voto 6
La famiglia, gorgo di gioie e dolori. Il rapporto malato di una coppia di anziani analizzato dal nipote. Dolente.

Stefania Bergamini, Storiella di un nulla scritto: voto 5
Il titolo dice tutto. Non aggiungo altro. Così non va.

Maria Sole Abate (la curatrice): voto 6
Compito ben svolto. A lei rimprovero, in tono benevolo, naturalmente, il contorno dell’antologia, l’aura di provocazione, ripeto, costruita a tavolino per far parlare del libro. Immagino si parlerà più del perché compaia Einaudi nel titolo che dei racconti, alcuni, come visto, eccellenti. Sufficit.

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