Mark Rothko:Palazzo delle Esposizioni: sino al 6 gennaio 2008

Rothko e lo spazio spirituale

“Per tutta la vita non ho fatto altro che dipingere templi greci senza saperlo”. E’ una delle frasi che campeggia sulle mura del restaurato Palazzo delle Esposizioni e che accompagna l’antologica di Mark Rothko, uno dei più grandi artisti del secolo scorso. Oltre cento opere presenti, suddivise nelle varie fasi che hanno caratterizzato il lavoro del pittore americano di origine russa. Dalle opere della giovinezza, in cui ancora forte era la voglia di plasmare forme quanto più reali possibili, con spazi piccoli nei quali venivano rappresentati interni domestici gelidi, alla successiva fase surrealista, in cui comincia a rendersi manifesta la voglia di scompigliare le carte, depenneare il reale, porre in rilievo le zone d’ombra della sua coscienza. Quella di Rothko è stata un progressiva rincorsa al pulire la tela da incursioni di uomini, oggetti e fantasmi. Il risultato è rappresentato dalla creazione dei suoi “Multiforms”, tele enormi caratterizzate da macchie di colori e da un particolare effetto plastico-spaziale. Per il ventennio successivo Rothko continua a lavorare alla costruzione dei suoi templi greci, campi di colore rettangolari che invadono lo spazio, passando dalle partiture fluorescenti sino a giungere all’azzeramento della luce, nelle cosiddette tele “Blackform”, singole forme scure squadrate e spettrali. Ed ecco un fiume di gente ad osservare per ora le astrazioni immense di Rothko, puro sprigionamento di energia che attiva parti nascoste della nostra mente. Una volta usciti dalla mostra si ha come un effetto di straniamente, una sorta di incapacità minima a riabituarsi al mondo esterno, all’assiduo movimento di corpi, auto, ai rumori, alle voci, a tutto ciò che è vita, sospesi per ore nello spazio spirituale dei mondi lucenti di Rothko.

r.a.

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