una poesia di Francesca Matteoni

tratta da Artico 

PAN

di Francesca Matteoni 

Farò pulizia di avanzi, scodelle perché tu

non mi spinga sotto i tavoli, tra le piastrelle

in basso succhiata nelle conserve

nei muschi d’acqua livida, storpi.

La tua lingua spella come ortica.

Raschia un solco verde d’uova morte –

reni mollicci implosi.

Con le dita mi conti – dieci paletti curvi

la polpa dei miei occhi, il taglio

inesorabile degli ossi. M’ingoi

la bocca prima – urticare d’ustione.

Le mani soppesano, assorbono dove

accennavo scapole, piume. Nelle mie linee

forbici le tue radici annaspano contrarie.

Le caccio fuori senza steli né semi.

Serro il legno dei bottoni sui miei affetti

sull’umido strappare dei tuoi abbracci.

Poi sarà scendere nei tubi delle gambe spessa

di temporali, i nervi stretti di vocali – scavarsi

a croste d’aria. Il non temerti più, non sentire

vibrata china, sottile – come un lento ubbidire.

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