una poesia di Valerio Magrelli

Parlano

di Valerio Magrelli

C’è intorno una tale quiete che quasi si può udire

il tintinnare di un cucchiaino che cade in Finlandia

(I. Brodskij)

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Ma perché sempre dietro la mia parete?

Sempre dietro, le voci, sempre

quando scende la notte iniziano

a parlare, latrano o addirittura credono

che sussurrare sia meglio. Mentre mi sento

questo filo d’aria fredda delle loro parole

che mi gela, che mi lega

e mi tormenta nel sonno.

Sempre dietro la mia parete. Ero

ai confini del circolo polare, e anche laggiù

una coppia piangeva nella sua stanza

oltre un muro trasparente, piangeva,

luminoso, tenero come la membrana

di un timpano, e io stavo lì vibrando

facevo da cassa armonica

alla loro storia. Fino a che, a casa mia,

hanno rifatto il tetto, le tubature,

la facciata, tutto, e battevano

ovunque, sopra, sotto, e battevano sempre

chiacchierando tra loro solo quando dormivo,

solo perché dormivo,

solo perché facessi da cassa armonica

alle loro storie.

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