Nica Raffo, La paura della morte che si traveste

La paura della morte che si traveste

di Nica Raffo

Ho terminato di scrivere una tesina riguardante un saggio sul masochismo di W. Reich. Ho finito di sbobinare una lezione da ottanta minuti intrisa di freudismi, marxismi, reichianismi, me e te e il polpettone di mia nonna.
Dunque, sono su alti livelli energetici e desidero avviare una comunicazione esterna dopo il prolungato dibattito interno protratto al fine di ultimare il mio lavoro di scrittura di cui sopra.
Dunque, la necessità dell’ano appare inconfutabile.
Occorre operare una scelta.
Ano-ressia, ano-malia, Ano-nimato, ano-rmale, ano-do.
Ano dunque.
Apparteniamo a questa società grazie al nostro ano. Grazie alla capacità che acquisimmo di trattenere le nostre feci e indirizzarle verso una meta più consona e audace. L’uomo cerca sempre di elevarsi. Questo è il suo cruccio.
Avremmo potuto sottracci all’addomesticazione dei nostri sfinteri, avremmo potuto, rinunciando ad abiti civili e tv private.
Non abbiamo scelto, non abbiamo avuto scelta. Non ha importanza posto che anche il caro vecchio Sartre ci viene inconro urlando che comunque di una scelta si trattò.
Allora si, eleviamoci, divincoliamoci dal nostro ano, divincoliamoci dai nostri vincoli vincolanti e salpiamo.
Leviamoci o inabissiamoci spingendo il nostro sguardo oltre la materia, oltre lo spazio, oltre il tempo, e restiamo così oltre l’oltre, ad assaporare il niente perfetto ed assoluto che cinge il nostro incedere.
Abbandoniamo i muscoli, rilassiamo le tempie, la mandibola e la gola, vomitiamo l’infamia di ricordi inzuppati di significati che non abbiamo scetlo noi ma che sono nostri.
Non si tratta di un sogno. E’ l’essenza esatta dell’incubo. Del terrore. La paura della morte che si traveste.

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