una mia poesia

È la bava della stasi di te
a suggellare questa mia rotta
erosa alla radice, smontata, contorta
come luce violenta che disfa il buio.
Sempre minor spazio per l’effusione
di parole. È morte l’invisibile tocco,
il graduale avvicinarsi di corpi
sino allo scoppio, al botto: il finale.
Sostituiamo al grottesco della finzione
l’incontro di occhi, pugni di polvere,
striature di stomachi, desiderio d’asintoti.
Poi la storia subisce una virata,
di quelle inaspettate, un buco nero
al centro del cervello scomposto:
lascia ogni speranza tu che ami.
Mi dici: io appartengo a zone non tue,
mi dici: non so come sia potuto accadere,
mi dici: sono avvilita, non c’è ragione.
È la grammatica dei poveri a tenermi vivo.

r.a.

23/11/2007

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